Il palazzo in cui entriamo è una favola: l'arredamento minimalista si confonde con i riflessi di mille vetrate tempestate da altrettante goccioline, qualcuna di questa scivola giù lentamente così come lo sguardo della receptionist su di noi.
Il trillare degli ascensori segna i miei passi lenti, vorrei sottrarmi da Bieber che mi accompagna a braccetto con sicurezza ma sto bene così, davvero.
<<Buongiorno, signor...?>> Esordisce la donna con una cartelletta in mano e una penna rossa pronta a rispedirci indietro se necessario.
<<Bieber, Justin Bieber.>>
La sua voce si fa più profonda, dalle sfumature più mature ed è questo un lato di Justin che mi piace, ispira protezione.
<<Ancora buongiorno Signor Bieber, siamo lieti di ospitarla qui alla SilverTower, spero non abbia trovato troppo traffico...Ha per caso prenotato?>>
I suoi occhietti piccoli come spilli si fissano sulla cartellina e la ripercorrono incuranti della risposta, tutta quella falsità che farcisce frasi di circostanza fa parte della società per bene d'America e non nascondo il fatto che mi sia sempre stata antipatica: a partire dalle cene con i grandi dell'industria a casa di zia ogni singola estate o in quartieri sempre diversi e sparpagliati lungo la costa.
<< Sì! Vengo a giorni alterni qui, solitamente per colazione ma non ho mai avuto il piacere di incontrarla.>>
Fa lui sporgendosi un po' sopra la cartella per indicare un nome sulla lista e picchiettare insistentemente con le lunghe dita.
<< Il viaggio è stato piacevole.>> conclude.
La donna le regala un sorriso caldo, le si legge in quelle pupille dilatate un'ammirazione totale.
<< Accomodatevi, vi devo introdurre?>>
Ci precede di qualche passo disinvolta in quella sua divisa succinta, con quei lineamenti per quanto aspri rilassati e lo sguardo sempre fisso sul biondino al mio fianco.
<< No, grazie!>>
Rabbrividisco nel sentire le mani di Justin aggrapparsi alla mia vita, la stringe a sè con fare protettivo.
La donna volge uno sguardo di cortesia in mia direzione per poi lasciarci completamente soli, davanti ad un ascensore che ha invertito la sua rotta solo per noi.
<<Quanto sei rigida, smettila di essere Janet.>>
Sorride lasciandomi un buffetto sulla guancia.
Una miriade di ricordi s'affolla nella mia mente al suono di quel nome, a partire dalle pagine del diario segreto al fatto che ciò che sta accadendo è qualcosa di impensabile e sbagliato allo stesso tempo.
Quando finalmente le porte si spalancano mi invita ad entrare e gentilmente cede il passo con quegli occhi espressivi e colmi di gioia che sorridono timidi.
Non l'ho mai visto così uomo e poco bimbo in questi giorni, riesce a mutare personalità così velocemente dandoti il tempo di apprezzare le sfumature prima che il suo temperamento forte renda tutto dannatamente complicato e insopportabile.
<<No!>> Esclamo quasi spontaneamente quando fa per riprendere il bomber, me ne vergogno terribilmente, che mi prende?
<<Pensavo avessi caldo, scusa.>>
M'attrae a sè afferrando le estremità del tessuto rosso, rimango lì immobile a fuggire al suo sguardo invadente.
<<Scostatiiii!>> Ridacchio dandogli un falso spintone lui di tutta risposta fa lo sciocco fingendosi ferito, si passa la mano sul cuore lamentandosi singhiozzando falsamenete.
<<Posso fare di peggio!>> lo ammonisco.
<<Anche io.>>
M'avvolge fra le sue braccia tenendomi stretta all'angolo, con quel respiro che si mescola al mio.
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Shadows
Fiksi PenggemarUn amore scelto e voluto da due persone vulnerabili, il destino in accordo con un passato truce. Una vita di eccessi, di litigi, di dipendenze emotive dove amare è ferirsi reciprocamente, volersi a tal punto da possedersi senza remore, scambiando c...
