Dicono sia una di quelle nottate in cui ti perdi a fissare il fondo del bicchiere in un locale di periferia, dicono che sia una di quelle fatidiche serate in cui trovi qualcosa, qualsiasi cosa eccetto te stesso, una di quelle serate in cui le luci a neon si spengono e rimani per un po' solo con le stelle e a coprirti ritrovi un sottile velo di malinconia, una di quelle nottate in cui i chilometri sembrano shots di vodka alla pesca così per quanto aspri buttarli giù non è mai una fatica.
Una di quelle sere buie e fredde, tanto gelide dal domandarti perché non viene giù la pioggia o meglio cosa trattenga il cielo dal diluviare goccia dopo goccia la sua essenza impalpabile.
Accendo una sigaretta lasciando che l'ultima villa cada in penombra appena più in là dei miei pensieri.
Spingersi più in là, spingerci più in là ed aspettare di esplodere insieme.
Il mio sesto senso non mi ha tradito, come sempre.
M'ha gridato "valla a prendere, portala in quel bar di periferia e falle trovare un po' di serenità."
Ed io? Io l'ho fatto.
Abitudini queste che la gente guarda di traverso: lei con quegli occhi rossi divora passioni proibite eppure praticate.
Un pezzo rock di sottofondo misto al suo profumo e le gambe accavallate su sedile passeggero, nessuno m'ha mai detto quanto letale potesse essere una donna.
E quella sua sfacciataggine travestita da timidezza, avrei potuto non perderci la testa?
<<Cosa stiamo aspettando?>> il suo è un lamento flebile divorato dall'oscurità.
Vorrei poterle dire che sono pronto ma dannazione in realtà non lo sono mai, come è possibile mi chiedo?
Incrocio i suoi occhi respirando a fondo, dice di sentire i miei così tanto suoi che è quasi impossibile non riconoscerne i cambiamenti ed io, io le credo.
Ci addossiamo ancor di più spalle al muro, un sottile strato di calce bianca gioca fra ciuffi ribelli ed i tessuti dei nostri vestiti scialbi.
Neri come la notte eppure così estranei ad essa.
Le faccio cenno di metter giù le sigarette nel momento in cui avverto il signor Flint bofonchiare vilipendi facendo a botte con le portiere dell'auto e il selciato cosparso di pozzanghere.
<<Vai.>> ordino lasciando venir giù l'ultima valanga di cenere, la sigaretta scivola via dalle mie mani quasi meccanicamente.
Annuisce scrollando le spalle, è persa nel suo di paese delle meraviglie pur non volendolo: non dovrei farla bere, lo facciamo insieme e allora?
Si precipita all'ingresso barcollando tutta, sola la sua vita sarebbe un inferno.
Il quartiere intorno a noi è buio e silenzioso, se non fosse per i lampioni sfavillanti e qualche lucina accesa penserei questo come un pezzo di mondo alla deriva.
<<Dove siamo?>> domanda irritata, si regge appena sui tacchi alti e il verde dei suoi occhi è oramai triste e vuoto.
Le ho detto che quei capelli neri non mi piacciono, che li odio, che non è lei ma mi fanno impazzire: mi fa impazzire questa sua voglia di rivalutarsi, questa sua eterna lotta interiore tra luci ed ombre.
E vorrei stringerli tra le mie mani mentre la luna vi ricama riflessi argentei, tra i quali lo smeraldo delle sue iridi possa annegare cibandosi di pezzi di solitudine.
<<In un posto speciale.>> sussurro porgendogli il mio giubbotto.
Inspira il profumo di buono facendo perdere il morbido tessuto fra le sue fossette, non dovrebbe nascondere quel sorriso.
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Shadows
FanfictionUn amore scelto e voluto da due persone vulnerabili, il destino in accordo con un passato truce. Una vita di eccessi, di litigi, di dipendenze emotive dove amare è ferirsi reciprocamente, volersi a tal punto da possedersi senza remore, scambiando c...
