Entro nell'abitacolo caldo con un po' di incertezza, m'accascio sui sedili lasciando ciondolare il capo contro il finestrino sporco.
Il traffico ci inghiotte in una spirale di colori, insegne e lucine rosse.
<< Lil Stubborn, Lil Stubborn... Che soprannome buffo!>> sussurro d'un fiato.
Justin guarda fisso fuori dal finestrino, i polpastrelli si alternano sul ginocchio in preda al nervosismo.
<<Ti ricordi quella sera?>>
Sorride inebetito perso a ricordare quella sera nei minimi dettagli, la mia voglia di conoscerlo ed il suo ignorarmi cronico.
Frena di botto guadagnandosi lo strombettare di tremila clacson dietro di noi, fissa lo sguardo su di me tra i meravigliato e il bambino capriccioso.
<<Muoviti, idiota!>>
Qualcuno urla di sottofondo, di tutta risposta Juss abbassa il finestrino e gli mostra il dito medio, l'aria fresca entra subito facendomi rabbrividire.
<<Esattamente, perché ci siamo fermati???>> domando, ricambiando lo sguardo altrettanto profondamente, non può essere più immaturo di così ma è per questo che con lui non si ci annoia mai.
<<Non mi muovo, ti ricordi quella notte vero???>>
Lancia occhiate di fuoco a me e a conducente dietro, seguite da imprecazioni a mezza voce: al situazione è imbarazzante.
<<Potresti non fare il bimbo?>>
In realtà mi piace quando diventiamo entrambi così presi da noi due, da questa strana complicità.
<<Ti ricordi?>>
<< Ma che te ne importa, stai bloccando il traffico per una scemenza te ne rendi conto?>>
<<Sei tu che non ricordi come sia nato "Lil Stubborn" mica io...>> fa mettendosi comodo per poi scrollare la home di Instagram.
<<Smettila altrimenti scendo, te lo giuro Bieber.>>
Faccio per scendere ma fa scattare la sicura con un sorrisetto di sfida, il suo.
<< Devi smettere di giocare a fare la stronza.>>
Scoppia a ridere, dio è meravigliosa questa risata e le fossette all'angolo della bocca poi...
<<Chissà chi mi ricorda, mi vuoi dolce quindi??>>
<<Voglio che tu sia te stessa.>>
Fa passandosi la mano fra i capelli voltandosi di lato per nascondere l'imbarazzo che oramai non dovrebbe esserci.
*Biiiip, il cervello va in pappa e commetto un errore*
Errore di sistema:
Lo attraggo a me, sento il suo respiro sul collo e il cuore che parte un sesta: è bellissimo, bellissimo.
<<Con te sono me stessa, sei tu quello complicato.>>
Lascio una fila di baci all'angolo della bocca e poi su per la guancia, baci piccoli, delicati mentre le macchine e i conducenti arrabbiati ci superano lanciando occhiate.
<<Vieni qui.>>
Sussurra afferrando il viso per poi poggiare le sue labbra sulle mie, come avrebbe detto Catullo proprio oggi mille baci, poi altri cento, non siamo in grado di fermarci, di riflettere prima su ciò che realmente siamo.
Gli mordo il labbro con un po' di incertezza, cosa che però lo fa avvicinare ancora di più e non accennandosi a staccare dalla mia figura le sue mani ripercorrono i miei fianchi in una maniera così familiare.
Quando finalmente ci separiamo le sue labbra tremano ancora, il fiatone lo scuote tutto, soprattutto fa sì che sulle sue guance appaia un velo roseo e poi quegli occhi, quegli stramaledettissimi occhi con le pupille dilatate e scintillanti come se avessero di fronte una montagna d'oro in cui poter nuotare.
Dal canto mio sono solo così confusa, cosa siamo non lo capisco: un momento prima ci amiamo, un altro dopo ci odiamo e probabilmente domani non saremo neanche più questo ma io so solo che quando quella mano si poggia sulla mia gamba scordo un po' tutto dall'incubo della sera prima alla ragazza che in realtà ha e forse non lascerà mai.
Dovrei chiederlo, vero? Chiedere certezze?
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Shadows
FanfictionUn amore scelto e voluto da due persone vulnerabili, il destino in accordo con un passato truce. Una vita di eccessi, di litigi, di dipendenze emotive dove amare è ferirsi reciprocamente, volersi a tal punto da possedersi senza remore, scambiando c...
