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(Continua)

Come sono scomparsi nel buio, ho provato uno strano brivido, una penosa sensazione di solitudine; ma un mantello mi è stato gettato sulle spalle, una coperta sulle ginocchia, e il conducente ha detto, in un ottimo tedesco: "La notte è fresca, "mein Herr", e il Conte mio padrone mi ha ordinato di aver cura di voi. C'è una bottiglia di slivovitz (la grappa di prugne tipica della zona) sotto il sedile, qualora ne abbiate bisogno." Non ne ho bevuto, ma era comunque confortante sapere che era lì.

Mi sentivo sbalestrato e non poco impaurito. Penso che, vi fosse stata un'alternativa, ne avrei approfittato, anziché proseguire quel viaggio notturno verso l'ignoto. Il calesse filava diritto e veloce, quindi un giro completo e abbiamo imboccato un'altra strada diritta. Ho avuto l'impressione che percorressimo semplicemente, più e più volte, la stessa carreggiata, e allora ho preso mentalmente nota di certi punti salienti, e ho costatato che era proprio così. Volentieri avrei chiesto al conducente che cosa tutto questo significasse, ma a dire il vero temevo di farlo, pensando che nella situazione in cui mi trovavo, nessuna protesta sarebbe valsa ad alcunché, qualora vi fosse effettivamente l'intento di tirarla in lungo.

A un certo punto, tuttavia, curioso com'ero di sapere quanto tempo fosse passato, ho acceso un fiammifero, e alla sua fiammella ho dato un'occhiata all'orologio; mancavano pochi minuti a mezzanotte, e alla costatazione ho avuto un sobbalzo: suppongo che la diffusa superstizione circa la mezzanotte avesse trovato alimento nelle mie recenti esperienze. E ho atteso con un trepidante senso di malessere.

Poi un cane ha cominciato a ululare chissà dove, in una fattoria lontana - un lungo, angosciato lamento, come di paura. E il suono è stato ripreso da un altro cane, e poi da un altro e da un altro ancora, finché, portato dal vento che ora spirava tenue attraverso il passo, ha preso il via un selvaggio coro di latrati, che sembrava provenire da ogni parte della regione, quale almeno la mia immaginazione la concepiva nella tenebra notturna.

Al primo ululato, i cavalli hanno cominciato a impennarsi e arretrare, ma il conducente ha rivolto loro parole calmanti, e le bestie si sono acquietate, pur tremando e sudando come dopo una fuga causata da un'improvvisa paura. Poi, remoto, dai monti ai nostri fianchi ha preso il via un ululato più sonoro e più aspro - quello di lupi - che ha colpito allo stesso modo i cavalli e me, perché ho provato l'impulso di balzare dal calesse e mettermi a correre, mentre le bestie tornavano a rinculare, impennandosi pazzamente, sì che il conducente ha dovuto far ricorso a tutta la sua grande forza per impedir loro di scattar via imbizzarriti.

Nel giro di brevi istanti, tuttavia, il mio orecchio si è abituato al suono, e i cavalli si sono tranquillizzati al punto che il conducente ha potuto scendere di cassetta e portarsi di fronte a essi, carezzandoli e placandoli, e sussurrando qualcosa al loro orecchio, come ho udito che fanno gli addomesticatori di cavalli; straordinario l'effetto: sotto le sue carezze, quelli sono tornati affatto mansueti, pur continuando a tremare. Il conducente è risalito a cassetta e, scosse le redini, è ripartito a gran velocità. Questa volta, dopo essersi spinto sino all'altra estremità del passo, d'un tratto ha imboccato una stretta carreggiata che si dipartiva brusca alla destra.

Ben presto, eccoci attorniati da alberi, che in certi punti formavano arco sopra la carreggiata, sì che passavamo come attraverso una galleria; o ancora grandi, arcigne rupi ci sovrastavano minacciose d'ambo i lati. Sebbene fossimo al riparo, potevo udire il vento levarsi e gemere e fischiare tra le rocce, e i rami degli alberi cozzare assieme mentre si filava. La temperatura continuava a calare e calare, e una neve fine, polverosa, ha preso a cadere, sicché ben presto noi e quanto ci circondava siamo stati coperti da una coltre bianca.

Il vento penetrante tuttora portava l'ululare dei cani, sebbene questo si facesse più fioco a mano a mano che si procedeva. Più vicino, sempre più vicino, risuonava il latrare dei lupi, quasi che convergessero su di noi da ogni parte. Sono stato colto da una terribile paura, condivisa dai cavalli. Ma il cocchiere non era minimamente turbato; lui continuava a volgere il capo a destra e a sinistra. sebbene io non scorgessi nulla nell'oscurità.

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