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(Continua dal diario di Jonathan)

Piccadilly, ore 12,30 - Un attimo prima di giungere a Fenchurch Street, Lord Godalming mi ha detto:
"Quincey e io andremo a cercare un fabbro. Meglio che non veniate con noi, nel caso che insorgano difficoltà; date le circostanze, non è certo un gran male entrare con scasso in una casa vuota. Ma voi siete avvocato, e l'ordine degli avvocati può essere dell'avviso che certe cose non dovreste farle". Ero riluttante a non condividere un pericolo, per grave che fosse, ma Lord Godalming non mi ha lasciato parlare: "E inoltre" ha soggiunto "se non saremo in troppi attireremo meno l'attenzione. Il mio titolo basterà a convincere il fabbro, e me ne avvarrò anche con un poliziotto, caso mai dovesse intervenire. Voi farete meglio ad andare con Jack e con il professore, e restare nel Green Park, in vista della casa; e, non appena vedrete che l'uscio è aperto e il fabbro se n'è andato, entrate a vostra volta. Noi saremo lì ad accogliervi".

"Ottimo consiglio!" ha commentato Van Helsing, e così non abbiamo sollevato altre obiezioni. Godalming e Morris sono corsi via con una carrozza, noi ne abbiamo presa un'altra. All'angolo con Arlington Street ne siamo scesi, avviandoci al Green Park. Il cuore ha preso a battermi con forza non appena ho scorto la casa sulla quale s'appuntavano tante nostre speranze: spiccava, tetra e silenziosa nel suo abbandono, tra le vicine, piene di vita e dal lindo aspetto. Ci siamo seduti su una panchina che offriva un buon punto d'osservazione, e ci siamo messi a fumare un sigaro, onde non dar troppo nell'occhio. I minuti sembravano passare con piedi di piombo, mentre attendevamo l'arrivo degli altri.

Finalmente, abbiamo visto una carrozza avvicinarsi. Ne sono discesi, con l'aria più naturale del mondo, Lord Godalming e Morris; e da cassetta un operaio atticciato, con la sua cassetta di attrezzi. Morris ha pagato il cocchiere che si è toccato il cappello e se n'è andato. Insieme, i nostri due amici hanno salito i gradini, e Lord Godalming, lo si capiva dai gesti, ha spiegato all'operaio quel che voleva. Il fabbro si è tolto la giacca per star più comodo, appendendola a una delle punte della cancellata, dicendo qualcosa a un poliziotto che proprio in quella transitava.

Quest'ultimo ha annuito in segno d'assenso, e l'operaio, inginocchiatosi, ha deposto accanto a sé la cassetta. Si è messo a frugarvi dentro, estraendone una serie di arnesi che era allineato in bell'ordine. Quindi si è levato, ha guardato nel buco della serratura, vi ha soffiato dentro e, volto ai due che l'avevano assunto, ha detto non so che. Lord Godalming in risposta ha sorriso, ed ecco l'uomo dare allora di piglio a un grosso mazzo di chiavi; e, sceltane una, ha cominciato a frugare nella serratura, quasi a cercarvi una strada. Dopo aver armeggiato per un po', ha tentato con una seconda, poi con una terza. E all'improvviso l'uscio si è aperto obbedendo a una lieve spinta, e il fabbro e gli altri due sono entrati nell'atrio. Abbiamo continuato a starcene seduti immobili, io tirando furiosamente sul sigaro, mentre quello di Van Helsing si era spento.

Abbiamo atteso pazientemente: è uscito il fabbro, ha preso la sua cassetta e l'ha portata all'interno. Poi, tenendo l'uscio socchiuso e bloccandolo con le ginocchia, ha adattato una chiave alla serratura, che finalmente ha consegnato a Lord Godalming il quale, cavato il borsello, gli ha dato del denaro. L'operaio si è toccato il berretto, ha ripreso la sua cassetta, si è infilato la giacca, se n'è andato; nessuno aveva prestato la minima attenzione a quei maneggi. Allontanatosi il fabbro, noi tre abbiamo attraversato la strada e siamo andati a bussare all'uscio, che ci è stato immediatamente aperto da Quincey Morris, accanto al quale stava Lord Godalming intento ad accendersi un sigaro.

"Qui dentro c'è un tanfo immondo" ha commentato quest'ultimo mentre entravamo. Ed era proprio così: lo stesso puzzo della cappella di Carfax; e, sulla scorta della nostra precedente esperienza, eravamo certi che il Conte si servisse ampiamente del luogo. Ci siamo messi a esplorarlo, in gruppo compatto in previsione di aggressioni, ché ben sapevamo di aver a che fare con un avversario forte e astuto, e ancora ignoravamo se il Conte si trovasse o meno in casa.

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