Sabato mattina iniziò con il piede sbagliato. La sveglia non la svegliò, il caffè era finito, l'acqua calda non volle saperne di collaborare, il dentifricio schizzò più sullo specchio che sullo spazzolino. Insomma, una combinazione di incidenti sventurati che la misero di pessimo umore.
Fortunatamente Normani era diventata ormai un punto cardinale nella sua vita, e anche quella mattina sentire la sua briosità la rallegrò e non poco.
«Niente invito ufficiale, quindi?» Sbuffò Normani, che si era già prodigata per inviarle un succedaneo.
«Niente invito ufficiale.» Sospirò la cubana, lavando via il dentifricio dallo specchio.
«Che strano.» Mugolò soprappensiero Normani «Comunque puoi usare l'altro, quello che ti ho inoltrato online, quello è ovvio.» La rassicurò, riemergendo dagli abissi dei suoi pensieri.
«Già stampato. Grazie Mani.» Sorrise la cubana.
«Figurati, per te questo e altro.» Scherzò -non proprio- l'amica «Senti, ma.. Dinah? Non la vedo da un po', mi chiedevo come stesse.» Si interessò Normani, modulando però il tono su un piano impersonale.
Camila Sorrise, sapendo bene che la Collega aveva un debole per la polinesiana, ma sperava che le sarebbe passato presto, visto che Dinah era completamente eterosessuale.
«Bene, so che ha un appuntamento con Siope. Dita incrociate.» Rispose sinceramente la cubana.
«Dita incrociate. Scappo. Ci sentiamo gringo.» Rise Normani, prima di riattaccare.
Camila si dedicò alle pulizie, chiamò il tecnico per sistemare la doccia e fece un breve pip-stop al supermercato per rifornire la dispensa. Comprò anche un'abbondante riserva di cialde, intenzionata più che mai ad usare la macchinetta automatica. Dopo aver pensato alle incombenze casalinghe e non, chiamò proprio Dinah.
La polinesiana le disse che era felicissima, che le sembrava di toccare il cielo con un dito. Sarebbero andati formalmente a prendere un gelato, ma in realtà Siope si era dilungato dicendole che gli avrebbe fatto piacere anche una passeggiata, un cinema, qualche attività che ritardasse la loro separazione «Ha detto proprio testuali parole.» Sembrava su di giri.
La cubana le raccontò del suo incontro professionale, ma anche dello strano evento dell'invito disperso. Le disse che comunque si era premunita di abito e maschera, e che si sarebbe ugualmente presentata alla festa, come invitata ufficiale di Normani.
«Oh, salutamela. Ogni tanto quella ragazza fa qualcosa di buono.» Ridacchiò.
«In che senso?» Storse il naso Camila.
«Ti ricordi quando sei andata a Miami? Indovina un po' chi ha terminato la tua, anzi la nostra, miniera di caffè.» Insinuò la polinesiana, trattenendo una risata.
«Maledetta!» Imprecò Camila bonariamente, facendo sbellicare Dinah.
Dopo la chiamata Camila pensò ad alcune faccende burocratiche, inviò per email una copia scannerizzato del contratto a Lauren e poi pensò a vestirsi.
Doveva dire la verità: quel vestito le stava d'incanto. Ricadeva morbido sulle sinuosità, disegnandole sublimemente. Le gambe non erano mai del tutto nascoste, e istigavano a scoprirle del tutto. I ricami abbellivano l'abito, conferendogli un aspetto mai volgare ma accattivante ed elegante. Infine le scarpe slanciavano la figura esile, condendo l'aspetto di una altezzosità suadente. La maschera che aveva comprato come tocco finale, non era niente di che. La copriva fino all'altezza del dorso del naso, occhi, labbra e lineamenti erano più che esposti. Sicuramente chiunque l'avrebbe riconosciuta, ma l'intarsiato di perle nere che indoravano la maschera l'aveva convinta fin da subito, anche se la maschera di per se non garantiva l'anonimato.
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Towers
FanficLauren, 25enne pluripremiata, è a capo di una grossa azienda multinazionale che fattura miliardi di soldi annui. È molto quotata online, a tal punto che le sue azioni sono ripartite solo fra pochi fortunati. Camila, 23enne "allo sbando", riceve in...
