«Dov'è il lavoro che ti ho chiesto?»
«Buongiorno anche a te, Lauren.» Rispose placidamente la donna, mentre mordeva una ciambella glassata e guidava fra le venature della città.
«Poco sarcasmo. Lo sai quanto bisogno di quell'azienda abbiamo.» Puntualizzò austera la corvina, che fortunatamente non poteva vedere le espressioni annoiate di Normani.
«Lo so, lo so...» Cantilenò, affondando i denti nell'impasto soffice e zuccherato.
«Ho affidato a te questo impiego perché mi fido delle tue capacità. Non farmene pentire.» Il tono sottile e serioso di Lauren non intimorì per niente Normani, che forse era l'unica persona nel raggio di chilometri che non subiva il fascino o l'inquietudine della corvina.
«Tranquilla, ho tutto sotto controllo.» Non come qualcun altro. Questo, però, lo pensò soltanto.
Dopo che Lauren ebbe attaccato la telefonata, chiamò Camila, informandosi su che punto fosse il lavoro. La cubana le riferì che l'appuntamento era fissato per l'indomani alle 11 di mattina. Normani inviò un messaggio alla corvina, combinando due incontri in uno.
Sono proprio brava. Si pavoneggiò, sorridendo maliziosa.
*****
Camila arrivò puntuale davanti agli uffici della Ford. Era stupefatta dalla rapidità del tassista ad onta del fitto traffico che intesseva le strade congelate di New York.
La notte aveva nevischiato, e le temperature erano cadute in picchiata.
Camila adorava la neve, ma non quando doveva spostarsi in città. Si infagottava nei suoi abiti pesanti di piuma d'oca, nei guanti imbottiti e le sciarpe di lana, ma il refolo freddo riusciva comunque a respirare attraverso le porosità dei suoi vestiti, e il tenore di vita della cubana era propellente a patire il freddo.
Le strade erano lastricate di uno strato di ghiaccio che nemmeno i semi di sale grosso erano riusciti a repellere. Forse per questo il reticolo di strade era più scevro del solito. Solo pochi avventurieri usavano l'auto per spostarsi, mentre i più assennati utilizzavano la metropolitana o andavano direttamente a piedi. Purtroppo Camila era impossibilitata a raggiungere gli uffici in uno dei due modi, vista la distanza, ed ecco perché si era sposata in auto.
Pagò l'autista, augurandogli un "in bocca al lupo" per i prossimi viaggi giornalieri. Lui la ringraziò con un sorriso sdentato da sotto i baffi ingrigiti.
Per arrivare al portone, la cubana doveva traversare un piazzale e delle scalinate. Normalmente non sarebbe stato difficile, tantomeno faticoso, ma a causa delle condizioni meteorologiche, affrontare la landa ghiacciata prima e le gradinate innevate dopo, non fu semplice. Minacciò di cadere iterata, ma ogni volta riuscì a riequilibrarsi prima del capitombolo.
Giuro che questa Normani me la paga. Ringhiò dentro di se, ricordando che la collega, la sera prima, quando le aveva cordialmente chiesto di accompagnarla, l'aveva liquidata con un "Puoi farcela da sola, chica".
Appena la mano afferrò la maniglia della porta, la cubana tirò un sospiro di sollievo, rasserenandosi. Nemmeno l'escursione in montagna ai tempi delle medie era stata tanto complessa, anche se si era inerpicata sul pendio con le scarpette da calcio, visto che sua madre si era confusa a farle la valigia.
Fece per aprire la porta, ma prima che potesse spingerla da dentro qualcuno la precedette. L'anta si spalancò prima che lei potesse spostarsi, così la cubana mulinò le braccia in aria sperando di assestarsi, ma slittare sul ghiaccio non era certamente come inciampare sull'asfalto normale. I piedi sgusciarono e le gambe persero sostegno. Nel giro di pochi secondi si ritrovò con le chiappe al suolo.
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Towers
FanfictionLauren, 25enne pluripremiata, è a capo di una grossa azienda multinazionale che fattura miliardi di soldi annui. È molto quotata online, a tal punto che le sue azioni sono ripartite solo fra pochi fortunati. Camila, 23enne "allo sbando", riceve in...
