"Shampoo", "Dentifricio", "Cuscino", "Biancheria", "Ricambio", "Profumo", "Agenda", "iPad"... Camila ripassò la lista da cima a fondo, alle tre di notte, dato che Normani l'aveva avvisata solamente quattro ore prima che sarebbe salpata per Lancaster con Lauren.
"Non ci penso nemmeno!", "Mica è colpa mia se hanno fatto confusione online", "Nemmeno colpa mia! Eppure ci rimetto io!", "Rimetterci, bella questa. Parti per un viaggio, gratis, in un hotel di lusso, al fianco di Lauren", "Appunto!!" , "Poche storie, l'azienda ha bisogno di te. Ricordati del cuscino in valigia. Si, Dinah me l'ha detto".
Si era conclusa così la loro telefonata, e la cubana poco aveva potuto eccepire. Il lavoro era lavoro. Per quanti inghippi avessero lei e Lauren in sede privata, non poteva permettersi di sfigurare sul lato professionale. Era una questione etica e, ovviamente, c'entrava anche suo padre.
Ricominciò. "Shampoo", "Dentifricio", "Cuscino", "Biancheria", "Ricambio", "Profumo", "Agenda", "iPad"... E andò avanti reiteratamente per almeno sei o sette volte, fin quando le palpebre si fecero pesanti e tutto quell'elencare e spuntare non le procurò sonno, come se stesse contando le pecore. Si addormentò sul divano, con la valigia aperta sulla poltrona e la lista scribacchiata ancora in mano.
Si svegliò miracolosamente grazie alla sveglia che aveva impostato la sera precedente. Aveva guadagnato due ore di anticipo. Se fosse stato un volo normale si sarebbe come minimo alzata sei ore prima, ma dato che il jet privato offriva molti privilegi, non dovette fare una "levataccia".
Chiuse la valigia, senza assicurarsi per la quattordicesima volta di aver raccolto tutto, e poi iniziò a prepararsi. Più che altro, a prepararsi mentalmente. Indossò un tailleur grigio, uno dei suoi preferiti. Scarpe con il plateau nere e spolverino dello stesso colore. Il taxi la condusse all'aeroporto in tempo record.
«Forse Normani ha ragione: il miracolo del Natale.» Scherzò fra se e se, ricordandosi che il primo segno della pazzia era parlare a se stessi ad alta voce.
L'androne era pullulante di persone. A dispetto degli altri giorni lavorativi, si vedevano più persone intente a tornare a casa per il Natale. Era bello respirare il clima natalizio, lo spirito d'unione. La cubana aveva tentato di domandare a sua madre di andarla a trovare insieme a Sofi per Natale e soggiornare qualche giorno in città, ma Sinu aveva rifiutato: non se la sentiva di affrontare un viaggio così lungo. La cubana avrebbe volentieri trascorso il Natale con loro, ma volare lei da loro era praticamente infattibile. Sarebbe dovuta ripartire il giorno dopo e non se la sentiva di sostenere tutte quelle ore di volo in due giorni e poi tornare a lavoro.
Camila si avviò verso il gate privato dove presentò la carta d'imbarco e le venne detto che aspettavano solo lei, l'altro passeggero era già a bordo.
Ti pareva. Sbuffò Camila, che chiaramente interpretò l'anticipo ingente di Lauren come un via trasversale per evitarla il più possibile.
Dovette fare mente locale e mappare figurativamente il percorso della scorsa volta per ripercorrere il labirinto ed uscire dall'interno per dirigersi verso l'esterno. Da lì la strada fu nettamente più semplice, quasi un gioco da ragazzi.
Camila salutò cordialmente il pilota e le hostess, immettendosi nell'abitacolo.
Lauren era seduta sulla sua poltrona, con la cintura allacciata, il calice di vino in mano e il computer acceso di fronte a se. Alzò parzialmente lo sguardo quando udì il suono dei passi, ma lo ribassò subito «Buongiorno.»
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Towers
FanfictionLauren, 25enne pluripremiata, è a capo di una grossa azienda multinazionale che fattura miliardi di soldi annui. È molto quotata online, a tal punto che le sue azioni sono ripartite solo fra pochi fortunati. Camila, 23enne "allo sbando", riceve in...
