Avvistati.
Furono avvistati intorno al palazzo.
O almeno uno dei due.
Quando me lo dissero era indecisa se fare i salti di gioia, perché non li avevo persi entrambi o preoccuparmi perché avrebbero potuto prenderli.
Chi fosse dei due non ne avevo idea, nessuno era venuto a dirmelo. Però, mi bastava la consapevolezza che fosse vivo.
Passavo le mie giornate chiusa in camera, uscendo solo per mangiare e studiare.
Quando quel sabato ero uscita da sola nei boschi non avevo lezione, ma due giorni dopo sì. Purtroppo o per fortuna, dipende dai punti di vista, con l'arrivo dell'esercito di Settentrione e tutta la storia di Jack i miei avevano deciso di sospendere le lezioni.
Dopo che il mio amico fu “ritrovato”, mia madre e mio padre dissero a Cecilia di tornare a farmi lezione.
Cercavo di stare attenta e non distrarmi, ma la mia mente era totalmente da un'altra parte; se ne accorse pure Cecilia, che più di una volta mi chiese se stessi bene o se volessi fermarmi. Le dicevo spesso che andava tutto bene e poteva continuare, ma era probabile sapesse anche lei che non la ascoltavo a pieno.
《Rebecca?》mi chiamò per la terza volta la ragazza.
Scossi la testa e la guardai con un sorriso falso.
《Sì, signorina Cecilia?》risposi.
Fingendo di essere attenta.
《Vuoi fare una pausa?》domandò《E questa volta sii sincera, però》continuò che io potessi rifiutare l'offerta.
Chiesi una tregua.
Il mio cervello stava morendo e non poteva sopportare di sentire qualcuno parlare di argomenti che non riuscivo a farmi entrare in testa. Cecilia disse che sarebbe andata a prendere del succo e qualcosa da sgranocchiare, prima di riprendere; chiese se volessi qualcosa da mangiare, ma rifiutai.
In quel periodo, non mangiavo né bevevo nulla; faticavo a dormire e non parlavo mai.
Stavo a fissare il panorama dalla mia finestra per ore, aspettando di vedere qualcuno di familiare oltrepassare il confine di alberi e alzare la mano in segno di saluto, verso di me.
Peccato che questo non accadeva mai.
Mio padre si era accorto che qualcosa non andava, aveva detto tutto a mia madre e lei aveva risposto che aveva capito anche lei. Non domandavano nulla a me, ma sapevo che appe a potevano chiedevano come stessi o se mi sentissi bene.
Che brutto periodo.
La lezione terminò, come al solito, all'una; subito dopo andai a pranzo, ma vidi che seduto con me non c'era nessuno. Di solito “consumavo” i pasti con mia madre, mio padre, a volte, anche Mary e più di una volta mia mamma aveva inviato Cecilia a pranzare con noi.
Guardai fuori dalla porta, vedendo che i miei erano occupati a conversare con la mia insegnante. Dubitai che le stessero chiedendo il mio rendimento scolastico, sono sicura che le stesse domandando se anche lei aveva notato qualcosa di strano in me. Andai verso di loro, senza farmi sentire e mi appostai dietro le scale.
《Cecilia, cara, sicura di non aver notato nulla?》chiese con voce preoccupata mia mamma.
I miei genitori rivolgevano quella domanda a chiunque passasse loro davanti, nelle vicinanze o qualsiasi persona con cui io avessi parlato.
《A parte che ha la testa frale nuvole, che ascolta poco e che sembra sempre malinconica, niente. Ha quello sguardo perso e triste da settimane》rispose la mia insegnante.
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Royal friend
FantasyLa leggenda narra che ci siano due ragazzi, ma che dico? Due bambini! Due bambini destinati a cambiare le cose, il cui destino è stato già scritto. Chiunque sa che la leggenda esiste, ma che i bambini siano proprio loro nessuno. E sarà compito di R...
