4. Piccoli grandi problemi

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Mary continuava a guardarci spaventata.

《Ora, tu mi spieghi!》urlò.

Indietreggiava e se ne stava con gli occhi spalancati, avrei voluto dirle che va tutto bene e che non deve preoccuparsi più di tanto.

《Ho conosciuto Jack questa mattina. Ero andata nel bosco, perché ieri sera avevo visto qualcosa muoversi in lontananza; sono ritornata questo pomeriggio, dopo pranzo, e l'ho visto così》raccontai.

Mary non si smosse, era ancora del tutto confusa.

Come biasimarla.

La guardai con uno sguardo di chi cerca comprensione, ma mi imbatteu solo in degli occhi delusi e sperduti.

Mary chiese a Jack che cosa gli fosse successo, si spaventò vedendolo ferito: dopotutto è solo un bambino di quasi otto anni.

《A Settentrione, c'è stata una rissa. Io, non so bene come, sono finito in mezzo e adesso sono qui con alcuni lividi e tagli; chi “combatteva” era uno dei nostri e uno di Meridione, sembravano vampiri assetati di sangue. Facevano paura...》rispose il mio amico.

Quando iniziò a parlare mi scoprii il viso con le mai, ma non per il racconto, ma per ciò che aveva detto.

Non avevo specificato che Jack venisse da Settentrione. Sapevo che Meridione e Settentrione sono nemici, ma di sicuro Mary lo sa meglio di me e sa tutta la storia. Cercai di non guardarla in faccia, non avevo il coraggio di stare a vedere la sua espressione. Credo sia uno shock per tutti quelli di Meridione sapere che tra noi c'è un intruso, di Settentrione.
Per carità, tra noi e l'altro regno si commerciava, ma a malapena ci parliamo solo per questo ed è l'unico motivo per cui persone del regno di Jack siano qui da noi.

Alla fine, decisi di levare le mani dagli occhi e affrontare la reazione di Mary. Lei mi guardava come a dire “C'è qualcos'altro che devi dirmi?”, mentre io volevo solo sotterarmi.

Tentai di parlare, ma le sue parole mi zittirono e fece lei un discorso.

《Quindi, fammi capire: tu oggi sei andata nel bosco da sola ed è contro le regole, hai incontrato lui e ha fatto amicizia ed è contro le regole, poi sei ritornata lì ed è contro le regole ed, infine, lo hai portato qui che è contro le regole?》chiese ricapitolando il tutto.

Non lo avrei detto così, ma sì: il concetto era quello.

Annuii timidamente e lei sospirò, qualcosa mi diceva che le sembravo una pazza; per un attimo, mi chiesi se avessi fatto bene a portare Jack qui e a non scappare e andarmene, appena l'avevo visto.

Una parte di me diceva che avevo fatto bene ed ero una bella persona, ma un'altra diceva che avevo fatto un errore ed era pure irreparabile.

《Come ti sei fatto male, ragazzo?》chiese Mary.

Solo in quel momento, mi resi conto che Jack era messo abbastanza male: non da ospedale, ma aveva bisogno di aiuto.

《Come detto, oggi a Settentrione c'è stata una rissa, si può dire così, e non so come ci sono finito in mezzo. Quindi, ora, eccomi qui!》rispose.

Mary lo guardò inespressiva, non sapeva cosa rispondere e, sinceramente , nemmeno io avrei saputo dire qualcosa.

Lo osservai e vidi che nei suoi occhi non c'era spavento, Jack era solo confuso; aveva bisogno di rassicurazioni e di qualcuno che gli stesse accanto.

《Vi farete scoprire》disse con tono duro Mary.

Quella fu l'ultima volta che ressi un suo discorso su quanto avevo sbagliato.

Forse, avevo sbagliato a portare qui Jack, ma pure lei sa che aiutare una persona in pericolo è una gesto molto nobile e generoso.

《Senti io non sono qui per sopportare le tue critiche, in questo momento io voglio solo stare con Jack e assicurarmi che stia bene. Quindi, basta》dissi.

Il mio amico tentava di farmi stare calma, ma noi avevamo già iniziato a litigare.

Non mi preoccupavo nemmeno delle urla: volevo solo che lei uscisse da questa stanza, senza pensare che io avessi fatto un errore.

Mary uscii dalla mia camera infuriata e sbatté la porta: mi sentivo in colpa.

Jack mi prese la mano e mi sorrise: tentò di farmi ridere facendo ironia, ma mi sfuggì solo una risatina.

Il mio amico mi disse che dovevo stare tranquilla, che Mary si sarebbe calmata, ma non accennò al fatto che potesse dire qualcosa ai miei genitori.

I miei genitori.

Oh, cazzo.

Loro non dovevano sapere nulla, sennò sia io che Jack avremmo passato dei guai seri.

Il mio amico capì a che cosa pensavo, ma non disse nulla. Si zittì ancora di più e mi guardò. Si sdraiò sul mio materasso, sul cuscino di sinistra.

Restai a guardarlo per qualche minuto, poi mi sdraiai al suo fianco e gli presi nuovamente la mano.

《I tuoi dove pensano che tu sia?》chiesi per ammazzare il tempo.

Avevo paura della risposta, dopotutto i suoi genitori non sapevano della sua scomparsa e potevano cercarlo anche qui.

Okay, qui no: almeno non senza il permesso dei miei genitori.

《Non lo so, forse potrebbero aver già messo su delle squadre di ricerca》rispose.

L'aveva detto con una punta di ironia, ma io sapevo che era così; i genitori di Jack tenevano a lui, era sicuro che avessero iniziato a cercarlo.

I miei pensieri furono interrotti dallo squillare del telefono; mi girai e, sul mio comodino, vidi il telefono fisso squillare.

Rivolsi uno sguardo preoccupato al mio amico e mi misi seduta, Jack si alzò e si mise seduto davanti a me, sul tappeto.
Presi in mano la cornetta del telefono, lo avvicinai al mio orecchio e sperai fosse tutto uno scherzo.

《Pronto?》

Un senso di paura e terrore mi pervase, nella mia mente si stanziarono scenari orrendi; il mio sguardo cadde sul mio amico, ma in lui vidi lo stesso timore che avevo io.

Dopo quello che era successo, avevo solo paura che al telefono fossero la madre e il padre di Jack, dalla sua espressione capii che pure lui era in ansia per questo.

Aveva paura.
Si vedeva.

Se fossero stati i suoi, non dovevo farmi prendere dal panico e dovevo ripetermi che andava tutto bene.

《Salve, sono il sovrano del regno di Settentrione. Vorrei parlare con qualcuno della corte di Meridione》disse con voce seria.

E lì il mondo mi cadde addosso.

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