SCARLETT
Corro. Corro incessantemente su delle scale a me tanto sconosciute quanto familiari e, spalanco la porta che mi ritrovo davanti.
Mi fiondo verso la ringhiera e provo a prendere dei bei respiri per calmarmi, posizionando poi una mano davanti la bocca, per cercare di trattenere i singhiozzi.
Le lacrime, però, continuano a scorrermi lungo le guance ed appannarmi la vista.
Sento un leggero rumore, tuttavia non ci faccio caso finché due mani non si posizionano sulla mia schiena e, mi spingono in avanti facendomi cadere oltre il parapetto.
Tutto sembra andare a rallentatore ma, prima di cadere nel vuoto, qualcosa, o meglio qualcuno, mi afferra la mano.
Non riesco a vedere il suo viso, non lo riconosco, eppure, appena la nostra pelle entra in contatto, un miliardo di brividi attraversa il mio corpo e sono sicura di amarlo.
"Scarlett...-" , la voce si fa più ovattata; "-Scarlett!", tutto diventa nero.
"Scarlett!", sento urlare e mi sveglio di colpo.
"Katlynn! Che succede?", chiedo ancora mezza addormentata.
"Stavo facendo colazione, ma quando ho sentito le tue urla mi sono precipitata qui. Stai bene?".
"Sìsì, è stato il solito sogno", sospiro ripensandoci.
"Ancora? Ma almeno sei riuscita a vedere il ragazzo?".
"No, ma la sensazione che provo quando mi afferra la mano è sempre la stessa".
"Chissà, magari incontrerai questo famoso tipo ad Hogwarts", afferma con un'espressione che però non sembra molto convinta.
"Non mi interessa conoscerlo. Vorrei solo dare un significato a questa cavolo di visione che mi tormenta ogni sera", sbuffo seccata da questa situazione.
Spesso mi causa delle notti insonni.
"Sì, come no. Ora sbrigati, alza quel bel culo sodo dal letto e cambiati, altrimenti perderemo il treno".
Mi metto in piedi sbuffando e mi trascino goffamente in bagno, finché non mi arriva una pacca sul sedere che mi fa squittire.
"Kat!", la richiamo, non realmente nervosa.
"Smettila di camminare come se stessi andando al patibolo", mi redarguisce scherzosamente.
"Ho semplicemente dormito male, non mi assilare".
"Riposerai in treno, veloce!", dice, spingendomi definitivamente alla toilette.
"Ti aspetto giù. Se entro 20 minuti non scendi, vado via senza di te", urla da dietro la porta.
"Sei senza cuore!", rispondo ironicamente, poggiando una mano sul petto con fare teatrale, anche se non può vedermi.
"E non hai ancora visto nulla tesoro", dice e sento poi i suoi passi allontanarsi.
Mi faccio quindi una doccia rapida ma rilassante e, appena termino, avvolgo il mio corpo in un telo, tornando in stanza.
Essendoci ancora caldo, decido di indossare una semplice canottiera nera con scollo all'americana, dei jeans a sigaretta e delle sneakers.
Per definire, metto una passata di mascara e lascio i capelli lisci naturali.
Prima di raggiungere Katlynn al piano inferiore, prendo una foto dalla mensola sopra il letto e l'accarezzo. In essa sono raffigurati i miei genitori, in pose alquanto rigide e con espressioni serie, il giorno del loro matrimonio.
Purtroppo, non ricordo nulla di loro, ero troppo piccola alla loro morte.
"Possiamo superare anche questa", sussurro sorridendo tristemente e, la poso all'interno della valigia che chiudo definitivamente.
Finalmente scendo, portando il mio bagaglio, ma per poco non perdo l'equilibrio quando sento la mia migliore amica urlare:"Mi spieghi che stai facendo?".
"Kat, ma di che parli?", le domando raggiungendola.
"Semplicemente: abbiamo degli elfi domestici per un motivo. Se avessimo voluto fare le cose da soli, mio padre li avrebbe già uccisi", spiega con una tranquillità che quasi mi inquieta.
"Hai detto una cosa a dir poco spietata", dico guardandola, assottigliando gli occhi.
"Sarà perché non ho fatto colazione", fa spallucce.
"Evitiamo di aprire una discussione anche su questo argomento e andiamo. Si sta facendo tardi".
"Va bene, ma i miei genitori volevano parlarti", mi avvisa e annuisco.
"Oh, dove sono?".
"In salotto. Buona fortuna", sospiro, avviandomi poi verso l'altra stanza.
Appena li raggiungo, li trovo seduti sul lungo divano bordeaux del soggiorno intenti a parlare, ma quando si accorgono della mia presenza si zittiscono.
"Salve signori Harrison", li saluto educatamente, appoggiandomi alla poltrona di fronte a loro.
"Ciao Scarlett, tranquilla, non ti ruberemo molto tempo", dice Penelope, la madre della rossa, che è effettivamente la sua copia qualche anno più grande.
"Va bene, ditemi pure", li incito curiosa.
"Durante questi mesi potrebbero accadere delle cose", inizia Clint, nonché il marito della donna.
"Che genere di cose?", domando confusa.
"Inaspettate...se così possiamo definirle.-", prosegue la Harrison, rivolgendo uno strano sguardo ai coniugi. "-Ma in ogni situazione, tu non dovrai mai perdere di vista l'obiettivo finale".
"Cioè diventare una mangiamorte, lo so", ripeto come un'automa.
"Esatto, brava ragazza. Manca qualche mese al tuo compleanno e poi, finalmente, sarai una di noi a tutti gli effetti", prima che però possa rispondere, Katlynn ci raggiunge.
"Madre, padre, ora dovete scusarci, ma il treno non attende noi", dice proprio la mia migliore amica.
"Certo, andate ragazze, fate buon viaggio", risponde il padre, con un sorriso che non raggiunge gli occhi.
Dopo aver salutato, abbandoniamo quindi Villa Harrison, dirette alla stazione.
Spazio autrice
Salve cari lettori, ecco a voi il capitolo.
Spero vi piaccia e che possiate farmelo sapere tramite un commento e/o una stellina💚
Baci.
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You complete me || Mattheo Riddle
Fanfic⚠️STORIA PROTETTA DA COPYRIGHT⚠️ Scarlett Woods non è una comune strega, affatto. Come mai? Perché dopo la morte dei suoi genitori, nonché due dei Mangiamorte più forti e devoti, Voldemort ha deciso di accoglierla nella sua famiglia. Scarlett, per...
