Pranzarono l'indomani nella sala da pranzo del pianterreno. Era maestosa e vertiginosa ma allo stesso tempo spoglia, conforme al resto della dimora.
"Perdonami se questi piatti sono così semplici Adélaïde, ho anche io i miei limiti." ed entrambi risero della sua inettitudine.
"Devi sapere che spesso cucina Benjamin, perché io non ne sono in grado, ma per te ho voluto fare un'eccezione e mi sono impegnato; gli ho chiesto di prendersi un giorno di riposo."
Quando ebbero finito di mangiare rimasero al tavolo e Faustus riprese a parlare, mosso dalla voglia di conoscere anche i dettagli più insignificanti della vita della ragazza.
"Riflettendoci non credo di sapere nulla oltre al tuo nome, potresti aiutarmi magari." le propose.
"Non credo ci siano molte cose interessanti da raccontare. Provengo da una famiglia agiata. Mio padre è un commerciante di tessuti ed è aiutato da mio fratello. Non la definirei una famiglia nobile, ma non siamo nemmeno poveri e viviamo con ogni comodità. Io, seppur non lo voglia, lavoro con loro e ricamo la maggior parte dei tessuti che vendiamo." gli rispose la ragazza, quasi non avesse voglia di parlare della propria vita.
"Magari un giorno avrò la fortuna di incontrarli." disse Faustus sorridendo.
"Al momento sarebbe impossibile." e rise con garbo ". Sono in mare da qualche giorno, diretti verso la Corsica, per affari." e sospirò, prima di proseguire. "...non credo, inoltre, sia una fortuna. Mio padre è molto severo e non è noto per i suoi modi gentili e mio fratello tenta disperatamente di imitarlo."
Notò che non era stata menzionata la madre ed ebbe paura di chiederle altro. La ragazza, però, parve intuire i suoi dubbi e proseguì.
"Mia madre è morta da tempo invece, di vaiolo. Molti non parlano dei propri cari scomparsi, soprattutto se sono persone così vicine ma io ne ho bisogno...ho bisogno di tenere vivo il suo ricordo quando è possibile, per poterla sentire più vicina. Era una donna buona, così come si dice della maggior parte delle persone scomparse, ma lei lo era realmente, devi credermi. Non dimenticherò mai le sue ultime parole. Sono state: Sorridi sempre Adélaïde, perché nessuno merita di portare il peso delle nostre sofferenze, prima di addormentarsi con un sorriso, quasi come se volesse ribadire il suo messaggio." concluse e asciugò con le dita le minute lacrime.
"Mi piacerebbe farti un ritratto." le propose Faustus per tentare di risollevare il suo spirito, dopo aver taciuto per qualche attimo. Lei parve in un primo momento sbigottita poiché era una proposta alquanto insolita.
"Credevo fossi un dottore, non un artista." disse provocandolo.
"Ho molti interessi, lo ammetto. Non v'è nessun campo della conoscenza che non meriti di essere esplorato. L'arte e la scienza sono per me due sorelle: la prima è sublime se vi è un occhio sapiente che produce le sue opere con un metodo rigoroso, quasi scientifico e la seconda è vera scienza se mira a indagare la più grande fonte di bellezza, la natura."
"...non credo in ogni caso di essere adatta e di non essere sofisticata come altre donne che hai incontrato."
All'udire quelle parole Faustus quasi si offese, come se in qualche modo, con la sua insicurezza, stesse trattando con poca cura la flebile immagine che di lei iniziava a formarsi nella sua mente.
"Il compito dell'arte, Adélaïde, è rappresentare la natura così come appare, raffigurare il vero che è il bello." e si rese conto dopo un po' d'aver allargato fin troppo gli orizzonti della propria immaginazione. "Perdonami, non voglio annoiarti con la filosofia".
La ragazza non rispose, ma si alzò e gli si avvicinò lentamente.
"Puoi ritrarmi...a patto, però, che nessuno lo veda." gli rispose, con ancora un po' d'incertezza.
"Non vorrei condividere con nessuno ciò che i miei occhi vedono." disse infine Faustus, abbandonandosi a quel momento.
Le chiese di sedersi su un divano poco vicino, prese un foglio e delle matite e iniziò a mirarla, con sguardo d'artista.
Adélaïde era distesa su di un fianco con una mano posata su d'esso, con il volto adagiato leggermente sull'altra.
Faustus sentiva man mano il battito che accelerava e, dopo averla ritratta in una bozza, mise il foglio davanti ai suoi occhi, per evitare di guardarla, nascondendo il rossore che percepiva d'avere in viso.
Con lieve agitazione Adélaïde s'alzò, mossa dal fremente desiderio di vedersi con gli occhi d'un altro. Faustus vide davanti al proprio foglio la sua mano minuta, che prendeva il ritratto con delicatezza.
Adélaïde era come immobilizzata alla vista dell'opera e Faustus le si avvicinò cautamente, riuscendo a percepire l'odore del suo viso che effondeva il profumo di fresche rose.
Le prese una mano e la intrecciò alla propria e la guardò con l'occhio di un bambino stupito anche dalla più insignificante cosa. Lei lo seguiva in quei suoi sguardi che adornavano il suo corpo d'incanto e quand'altro non ebbe da guardare, Faustus la fissò negli occhi e avvertì un'ignota forza nel suo animo che riaccese i suoi pensieri rendendoli colmi di speranza, quando un tempo ne parevano privi.
Infine s'abbandonarono l'un l'altro in un bacio e nessuno dei due ebbe il coraggio di infrangere l'opaco velo di quell'attimo che andava nascendo.
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Faustus
HorrorFrancia, 1821. Il dottor Tanato trova il modo per recidere per sempre il filo che lega l'uomo, sin dal principio, alla sua più grande paura, la Morte.
