Do you remember?
The riding, the passion, the falling over
And tripping on ice
Sharing advice, taking it twice
But let us not forget the silent days
Stripped away, time and place
Oh, you choose not to remember
[NAO]
***
Londra, Regno Unito
Quando la base musicale cambiò, sfumando dolcemente, i proiettori luminosi della pista di pattinaggio diminuirono d'intensità e mutarono colore: dal blu elettrico e il verde brillante scaddero in un tenue rosa cipria condito a tratti da un viola alquanto lezioso. Difatti, infastiditi dal cambio d'atmosfera e dalla melodia lenta che aveva preso a permeare l'aere, numerosi adolescenti si appollaiarono sulle balaustre, in attesa che il momento stucchevole cessasse.
Per sfortuna (o fortuna, dovremmo dire?), Camila aveva mosso il primo passo incerto sul ghiaccio, saldamente ancorata all'omero di Lauren. L'alito caldo che emergeva dalle loro labbra schiuse, impossibilitato a penetrare il leggero congestionamento delle cavità nasali, si condensava in opache nuvolette. Tutt'intorno, una spolverata fresca di neve ricopriva i monotoni lastroni della piazza e dei marciapiedi. Nel mezzo di essa, in corrispondenza di una regione pressoché intatta, stava un grazioso carrello azzurro pastello, che distribuiva zucchero filato, crêpes, mele caramellate e altre prelibatezze.
- Oh no, questa canzone ci porta male... -.
- Ma se l'abbiamo scelta per il matrimonio! -.
- E poi ci abbiamo litigato -.
- Se intendi dire che hai cambiato idea sul pattinaggio, beh, io certo non ti costringo -.
Lauren pizzicò entrambi i guanti di lana al livello dei polsi, perché le vestissero perfettamente le mani, e si avviò placidamente sui pattini, cominciando a prendere confidenza con l'attrito pressoché nullo del ghiaccio.
- Laur, aspet... -. Troppo tardi.
Rimasta sola, Camila si allacciò al lampione che fiancheggiava l'ingresso. Sospirò, ancora titubante, mentre la moglie rapiva ogni suo languido sguardo. Al fondo delle sue iridi, l'ebano era già principale alimento di un falò; si sgretolava sotto i colpi delle fiamme e, come brace ardente, sprizzava scintille.
Ella pattinava come se nella vita non facesse altro; volava, leggiadra, da un capo all'altro della lastra, per riprendere una confidenza che sembrava mai perduta.
Erano momenti come quello attuale che restituivano a Camila la donna che amava nelle vesti di solido scoglio, impassibile innanzi al continuo battere delle onde. Il mio scoglio, la mia roccia. Ella non si considerava più di una fronda di salice piangente, sospesa sopra di esso per carezzarlo, pronta alla remota eventualità di doverlo trarre fuori dall'acqua, in salvo.
***
Pines Ice Arena, Miami
Diciotto anni prima
- Ho un po' di paura -.
- Sì, anch'io – ammise Lauren, stringendole la mano guantata.
- Che faccio se si rompe? E se cado? E se non riesco a fermarmi e mi schianto contro la balaustra? -.
- In quel caso, ci schiantiamo in due -.
- Non è divertente, Lo -.
Pur tremando visibilmente sui pattini, Camila s'imbronciò. La paura di farsi male la scuoteva come una betulla esposta a un vento feroce e di certo quell'umorismo da quattro soldi non poteva che nuocerle.
È vero, forse avrebbe dovuto iniziare a prendere confidenza con il ghiaccio in età più verde, quando la consapevolezza del dolore era soltanto un grazioso cristallo integro all'ombra del pensiero, in attesa di divenire pericolose schegge.
Lauren sospirò gravemente. Poiché aveva cominciato a superarla in altezza da poco, si convinse che, prendendole le spalle, il messaggio sarebbe divenuto più penetrante.
- Non succede nulla, se non ti va. Se non sei convinta tu, non lo sono nemmeno io. Non è una cosa che posso fare da sola, sai... -.
- Si tratta di pattinare, Lo, non di operare un cervello -.
Camila le sistemò premurosamente il basco color porpora, perché le coprisse le orecchie. Si ancorò ai suoi polsi e si spinse in avanti, fino a tangere la sua fronte con la frangetta. Parevano connettersi meglio, in quella posizione. Ella in prima persona si sentiva più solida sulle gambe.
- Ti credi tanto furba, eh? – fu il rimprovero bonario che seguì. – Non è la paura che ti trattiene, vero? È lo scherno altrui -. Lauren sollevò un angolo della bocca. – Beh, Karla Camila Cabello, è il tuo giorno fortunato: ci sono io con te, pronta a prenderli a calci in culo se osano aprire bocca per ridere. Anzi, facciamo così: se perdi l'equilibrio, trascinami con te. Non esiste che tu cada da sola... -.
Di slancio, Camila le gettò le braccia al collo e si strinse con forza al suo giubbotto.
- Grazie – sussurrò, riconoscente.
***
- Ti ricordi? – mormorò, assorta, quando ella si fermò al suo cospetto.
Lauren parve confusa solo in principio, poi si distese in un sorriso lieto. La sensazione di déjà-vu la privò del lieve broncio che aveva forzato. In fondo, prima di tutto, le voleva un bene dell'anima. Era innegabile, per quanto potessero litigare, insultarsi, o costringersi a donarsi il peggio.
- Certo che ricordo – confermò, porgendole una mano. Forse era il primo passo per ritrovarsi. – Se perdi l'equilibrio, trascinami con te - citò. Poi, in una voce bisognosa di perdono: - Se ti può far stare meglio, fallo. Non esitare. Non importa che allora contavano ventitré anni in due e adesso sessanta -.
Mentre si avventurava sul ghiaccio, assicurata dal suo sostegno, Camila negò con un cenno del capo.
- Here's the difference – soffiò, quasi sovrappensiero. – Non ho paura di cadere, ormai sono capace. E non ho nemmeno paura di tutta questa gente. Sono una donna fatta, no? -. Su quell'ultima sillaba, il suo tono confidente parve sgretolarsi, regredire a uno stadio di precarietà emozionale di cui non si era mai veramente sbarazzata. Quando colse la paziente dolcezza che gli occhi di Lauren le elargivano a profusione (gli occhi della Lauren del passato, accoglienti quanto un abbraccio: le parvero tanto simili ai suoi attuali che per un attimo credette di trovarsi davanti a uno specchio), non riuscì a trattenere l'ultima confessione: - Piuttosto ho paura di perdere te, un'altra volta; perdere quel frammento di anima che per tanto tempo non ho saputo pescare, pure se condividevamo l'aria della stessa stanza, e che ora, invece, intravedo -. Era talmente concentrata a rivangare quella sensazione di smarrimento, che ignorò agilmente la tenerezza che le sue mani le trasmisero, sistemandole il berretto. – Sai mica che ci è successo? – sussurrò, in un accorato appello. – Che ci è successo tra l'adolescenza e l'età adulta, tra Miami e New York? -.
Senza che se ne accorgessero, avevano già coperto l'intero perimetro della pista, fianco a fianco, dondolando dolcemente.
- Forse allopatria -.
- Devi sempre cacciare certe scemenze intellettuali nei momenti più delicati? -.
- Per dimostrarti che non ci è successo nulla, sì. Sarà solo un po' di ruggine -.
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The knot
Fanfiction«(to) tie the knot» è un'espressione idiomatica che letteralmente si tradurrebbe con "stringere il nodo", e dunque assume il significato di "sposarsi". Ebbene, Camila non aspetta altro che le venga l'idea funesta di convolare a nozze, incastrando, p...
