I know the places you go to hide
I've been in all those rooms, I know what that's like
Staring at paint as you watch it dry
But don't forget your room is right next to mine
[Ruben]
***
Miami, Florida
6 mesi dopo, dicembre
Io e te non ci amiamo in quel modo, le aveva detto, prima di varcare la soglia della camera d'albergo assegnatale, nel tentativo di dimostrare l'infondatezza della scaramanzia circa il non vedersi, il giorno precedente alle nozze. La notte era sembrata calare in un istante, quando la porta aveva coinciso perfettamente con gli stipiti. Nemmeno il soffice abbraccio che si erano scambiate per accomiatarsi era bastato ad attenuare la sensazione di buio e vacanza sentimentale che aveva aggredito Camila.
Ella se n'era risentita parecchio, inevitabilmente. Inerme contro il muro del corridoio, aveva testimoniato la graduale venuta di Erebo con cocente delusione. Io ti amo soprattutto in quel modo, avrebbe voluto ribattere. Poi, suo malgrado, aveva rinfrescato la memoria con le clausole con cui il patto era stato esteso.
***
Si erano sedute al bancone-penisola della cucina di Lauren, la notte stessa del suo trentesimo compleanno. D'altronde, come avrebbero potuto pensare di addormentarsi l'una accanto all'altra con la medesima complicità di sempre? Ormai avevano svelato tutte le carte in tavola, in primo luogo quelle portatrici di ricordi, e dunque non esisteva distrazione sufficientemente forte da indurle a chiudere serenamente gli occhi.
- Allora che vogliamo fare? -. Camila si strinse nelle spalle e allungò le mani in avanti. Non si aspettava che Lauren volesse stringergliele sino a che non le percepì intrecciate alle sue; calde, solide, ben curate; traboccanti di un'energia similare. - Intendo, che valore ha per te, ammesso che ce l'abbia? Insomma, è un'istituzione in decadenza, quindi volevo sapere se... -.
- Non esiste persona migliore di te cui affidare il resto dei miei giorni. Questo è -.
Avrebbe dovuto dirlo in tutt'altra maniera, così da valicare il confine sottilissimo che le manteneva amiche anche quando da parte sua c'era solo amore romantico; un amore impetuoso, tetragono e abnegante sino alla miseria.
Lauren tacque per qualche minuto. Sebbene dedicasse molto tempo al pensiero, poiché rappresentava la fonte di nutrimento necessaria al suo lavoro, e ne tenesse le redini con maestria da savio stoico, in quella circostanza fu arduo non lasciarsi travolgere da esso, insieme all'incertezza.
- Va bene - acconsentì infine. Si trattava della sua migliore amica, che diamine! - Ma a una sola condizione: che sia un matrimonio aperto -.
***
Camila richiuse bruscamente la manopola dell'acqua fredda. Sollevò il viso grondante, stringendo i bordi del lavandino mentre affrontava impavidamente lo sguardo vulnerabile che le ritornava.
- Non piangere - singhiozzò, ma invano: le lacrime già precipitavano, copiose. - Non piangere! -.
Da ragazza aveva spesso immaginato di trovarsi innanzi allo specchio, il giorno precedente al proprio matrimonio, e anziché vedere se stessa, di vedere il riflesso della tanto conclamata anima gemella. Più si impegnava per focalizzarsi sulla realtà e più invece si riempiva gli occhi del sogno, di un'autentica e imperitura teenage fantasy: Lauren.
Era doloroso percepirne i passi, oltre venti centimetri di parete compatta, e non poter ricalcare ciascuno di essi, in un moto alimentato da un sentimento qualsiasi; anche lo scherno. Strazianti erano le fiamme che ardevano sul fondo dei visceri, senza possibilità di ricevere acqua con cui placarsi. Lauren stessa era acqua, neve e luna, o meglio: era Teti, candore e astro. Talvolta era essenza di Cuba, odorosa gardenia in fiore, talvolta era solo amore; un demone gigante, incontenibile, sfuggente come sabbia in una clessidra; un amore fottutamente unilaterale.
Un bussare energico, che sino ad allora aveva ignorato, la restituì al presente. Ricomponendosi alla bell'e meglio, tentò addirittura di stendere le labbra in un sorriso raggiante. Desiderava fosse Lauren, quando andò ad aprire, invece era Dinah, la sua testimone di nozze, che – Cos'è questo funerale? - esordì, entrando. Probabilmente doveva essersi avveduta che la luce artefatta di quel sorriso non coinvolgeva affatto il cacao delle sue iridi.
Ella lavorava in una filiale di un'importante banca elvetica, sita presso la città di Orlando, dunque il pragmatismo svincolato da ogni tipo di patetismo era la sua specialità. Quella da lei formulata era, infatti, un'allusione tutt'altro che velata agli occhi dell'amica, gonfi e arrossati dal pianto, e alla sua espressione miserabile. Certo avrebbero mosso inquietudine e compassione in chiunque altro, ma in lei provocavano solo un cinico moto di sospetto.
- Non scherzare, per favore. Non è il momento -.
- E no che non è il momento, domani ti sposi! Dove diavolo sta il tuo sorriso? -.
Camila sbuffò, e si lasciò cadere pesantemente sul letto.
- Sottoterra - scandì, fissando il soffitto con disperazione. Oh, come avrebbe voluto possedere l'energia per irrompere nella stanza accanto e vomitare ogni goccia d'amore che le avvelenava l'anima!
Dinah sedette accanto e, date le gravi circostanze apparenti, optò per addolcirsi.
- Come mai? – domandò, carezzandole un braccio.
- Io la amo tanto... -. Ma lei non ricambia, purtroppo.
- E dove sta il problema? La vostra complicità è fuori da questo mondo. Sembrereste fatte l'una per l'altra anche agli occhi di uno sconosciuto -.
Camila sospirò. Calò le palpebre per trattenere una lacrima malandrina che voleva precipitare sul materasso. Che cos'è l'amore, si domandava, se non un coltello nel petto? Che cosa sono io senza di esso, se non un involucro da riempire di consolazioni passeggere?
- E se non funziona, Cheechee? - eruppe, tremando nel corpo e nella voce. - Se una mattina una di noi due dovesse alzarsi - lei, presumibilmente - e scoprire di aver commesso un madornale errore? -.
Dinah la scrutò a fondo negli occhi, tentando di ispirarle la calma notturna dell'oceano. Poche volte in vita sua l'aveva vista così in apprensione; e altrettante poche volte aveva dovuto frangere la maschera di noncuranza per soccorrerla.
- Siete due persone troppo integre per questa eventualità - chiosò, dopo averci riflettuto attentamente. - Anche un divorzio sarebbe un atto congiunto, non so se mi spiego. Non è sempre stata questa la vostra peculiarità? Essere concordi in ogni cosa? -. E poi, recuperando fiato: - L'amore è anche compromesso, Mila. È camminarsi incontro e poi proseguire a braccetto, senza sgambettarsi o ferirsi volontariamente. Rende l'idea, sì? -.
- Può essere di sì – esalò Camila, nonostante dentro di sé combattesse contro un agguerrito esercito di argomenti contrari. Quel sentimento era una costante lotta da affrontare in solitudine, null'altro; e per quanto avrebbe gradito che Lauren si gravasse di metà del fardello, non esisteva combinazione astronomica che lo avrebbe reso possibile.
- Senti, so che probabilmente vi beccherete un malocchio con i fiocchi, ma se la questione ti angoscia così tanto dovresti fare una capatina di là, da Lauren. Che ne dici? -. Dinah voltò le palme in un gesto eloquente: nella sua mente ignara non esisteva alcuna incongruenza. Insomma, quale altra soluzione v'è ai problemi di coppia, se non la discussione congiunta di essi? – Certo un colloquio con lei non può ridurti peggio di così -. La sua espressione si sbilanciò in un piglio alquanto malizioso. – Sono sicura che saprà cosa fare... -.
Camila sbuffò, esasperata, e seppellì il viso nel cuscino. Avrebbe voluto lanciare un urlo straziato. Magari! gridava dentro di sé. Magari mi approcciasse in quel modo!
Ora era certa di cosa l'avrebbe logorata quella notte: la tentazione di presentarsi al suo incantevole cospetto.
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The knot
Fanfiction«(to) tie the knot» è un'espressione idiomatica che letteralmente si tradurrebbe con "stringere il nodo", e dunque assume il significato di "sposarsi". Ebbene, Camila non aspetta altro che le venga l'idea funesta di convolare a nozze, incastrando, p...
