Ooh, settle down, put your bags down
Ooh, you're alright now [...]
Hand me a pen and I'll rewrite the pain
When you're ready, we'll turn the page together
Open a bottle, it's time we celebrate
Who you were, who you are
We're one and the same, yeah, yeah
[Rina Sawayama]
***
Johnstown, New York
Circa un anno e mezzo dopo, maggio
- Di chi è questa stellina luminosa? -.
- Ya! -.
- Di chi è questa stellina luminosa, huh? -.
- Ya-ah! -. Ridacchiando adorabilmente, Luna agguantò nelle manine paffute gli zigomi ben definiti della madre, lì dove il sorriso pareva riversarsi, radioso, e abbagliare le rughe di espressione che provocava. – Ya! – ripeté, con la stessa confidenza che avrebbe potuto sfoggiare, parlando di un argomento che conosceva a menadito. Soddisfatta, ciangottò alcune paroline di compiacimento.
Camila aveva insistito fino allo stremo per darle anche un secondo nome, Michelle. Sebbene fosse assai lungi sia dall'adoperare un linguaggio che si componesse di più di qualche sillaba, sia dal rifiutare di essere presa in braccio per camminare autonomamente, ella la considerava carne, ossa e talco di un prodigio senza fine; una polpettina in pannolino che rassomigliava spaventosamente a Lauren. Chissà che quegli occhietti acquosi non stessero maturando due smeraldi equivalenti...
- Bebé – chiamò, protendendo le labbra in avanti, perché Luna ci cozzasse prima con il naso e poi con la boccuccia rosata. – Andiamo a nanna, sì? -.
Ci volle ancora qualche minuto di gioiose risatine ed espressioni assonnate, prima che subentrasse un quieto russare. Allora la depose delicatamente nella culla e le rimboccò le coperte. Caricò il carillon, perché le conciliasse il sonno, e decise di calare totalmente la persiana. Quindi voltò le spalle alle pareti gialline della cameretta e, misurando un passo alla volta, varcò la porta di camera propria, anch'essa immersa nel buio.
Da quando aveva dato alla luce la piccola, Lauren aveva definitivamente consolidato l'abitudine di riposare qualche ora in più, al pomeriggio. Ora che lavorava sia come scrittrice freelance sotto pseudonimo, sia come insegnante di lingua inglese per un corso serale (oltre che come redattrice notturna per una piccola casa editrice locale), necessitava di quel pisolino tanto quanto Luna. Qualis mater, diremmo, talis filia.
Camila trovò un po' di spazio tra le lenzuola in cui si era attorcigliata, esausta, e allacciò una gamba al suo bacino, spalmandosi comodamente sulla schiena. Furtiva come una volpe che rubi una gallina, adagiò le palme aperte sul calore invitante del suo ventre, intrufolandosi al di sotto della felpa slargata che indossava.
- Lern – chiamò dolcemente al suo orecchio, certa che stesse soltanto sonnecchiando.
- Uhm? -.
- Ho messo a letto la fragolina -.
- E che vuoi da me? – bofonchiò ella in risposta, sprofondando nel guanciale. Poi, forse realizzando, - No, non lo voglio sapere -.
- È uguale a te, querida. Dico davvero... No, non mi rispondere Duh, è genetica di base, come tuo solito, e lasciati ringraziare senza fare l'orso -.
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The knot
Fanfiction«(to) tie the knot» è un'espressione idiomatica che letteralmente si tradurrebbe con "stringere il nodo", e dunque assume il significato di "sposarsi". Ebbene, Camila non aspetta altro che le venga l'idea funesta di convolare a nozze, incastrando, p...
