QUANTO TI ODIO IO

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Cari lettori ben tornati.
Spero di esservi mancata.
Buona lettura.
🖤

~

Stavolta non bisogna tornare troppo indietro.
1 gennaio del 1945.
Isabella aveva appena ucciso i suoi genitori e stava tornando a casa dopo essere stata a Hogwarts per dichiararsi a Victor.

Tic tac.
Tic tac.

Isabella si smaterializzò nella sua stanza tramite la passaporta creata da Lissi.
La stanza era buia, nera come la pece; ad un tratto però una luce si accese. Era una candela appoggiata sulla scrivania «Bentornata» disse Tom seduto sulla sedia mentre giocava con una piuma «Tom..che ci fai in camera mia!?» domandò Isabella confusa mentre si spogliava dei suoi vestiti ancora umidi e sporchi.
«Non ci crederai, ma il pensiero di non sapere dove fossi e cosa stessi facendo mi teneva sveglio, quindi ho preferito essere sicuro che saresti tornata» posò la piuma sul piano e per tutto il tempo guardò fisso la piccola fiamma che la candela emetteva.

«Credevi che me ne sarei andata?» domandò Isabella trattenendo una piccola risata. Era quasi stupita della stessa domanda .

«Sembrava un addio» rispose seccamente.

«Un addio!?» ripeté lei andando ad aprire l'armadio per mettere i vestiti sporchi da un lato e mettersi gli abiti da notte, cercando di non far notare il suo disagio per non essersi prima lavata.

Tom nel frattempo era inerme, per Isabella quella cosa era strana; si aspettava che lui entrasse in camera sua e la aspettasse, era possessivo, voleva avere il controllo sulla sua vita, ma non credeva che dicesse quelle cose.

Tom lentamente chiuse la sua mano destra in un pugno, scrocchiò leggermente le ossa della schiena facendo un respiro profondo, poi poggiò i gomiti sulle gambe tenendosi il volto con i pollici, e finalmente si voltò verso Isabella «Vuoi che te lo mostri?» la guardò dall'alto in basso.

«Tom non capisco..» chiuse l'armadio e andò ad appoggiarsi sul bordo della scrivania.

«Prima della festa hai portato a termine un compito che odiavi dicendomi "le vecchie abitudini non spariscono mai", mi hai detto che siamo la persona l'uno dell'altro, durante la festa hai voluto ballare e stare con me come non facevi da tanto tempo, mi hai lasciato solo il primo dell'anno con la fretta di chi è tormentato da un problema dicendomi "grazie". Tu che mi dici grazie?! E adesso torni alle tre/quattro di notte come se nulla fosse, senza nessuna responsabilità, come se tu fossi libera» sembrava spiegare ad alta voce cosa stesse pensando da tutta la sera.

«Tom sono stanca possiamo parlarne domani per favore?!» cercava di sviare la situazione.

«Cosicché tu possa riflette sulle risposte da darmi?! No, grazie» si era alzato di scatto.

«Vuoi sapere cosa ho fatto Tom?» lei continuava a chiudersi la camicia.

«Si» la guardò negli occhi.

«Ho ucciso delle persone» confessò.
Tom rimase basito.

Isabella non sapeva come interpretare il suo sguardo, non capiva se fosse sconvolto, o se semplicemente non si aspettasse quell'affermazione.

Lei intanto continuava a raccontare «È stato così soddisfacente vedere le loro facce perdere colore. Sentire di avere potere sulla loro esistenza.»

«Chi hai ucciso?» domandò subito il ragazzo.

«Due persone che tu non hai mai conosciuto e non ne hai mai avuto bisogno, perché ancora non ci conoscevamo. Due mezzosangue bastardi come te, che da bambini non erano altro che dei bulli. Mi hanno rintracciata grazie all'articolo di giornale scritto al compleanno di mio padre. Minacciavano di rivelare al mondo che non sono la figlia naturale e legittima Smith» confessò.

Male senza fineLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora