Qualunque progetto tu abbia, l'amore finirà sempre per stravolgere tutti i tuoi piani, perché quando si tratta del cuore, tutto è fuori controllo.
È inutile fare piani, nulla andrà come progettato, l'amore arriverà a mischiare le carte a proprio pia...
Guardo fuori dalla finestra per l'ennesima volta, cerco di portare la mente altrove, il sole sta tramontando, il cielo inizia a colorarsi regalandoci qualche pennellata di rosso. Questo è uno spettacolo che ci godremo ancora per poco data la stagione autunnale che si avvicina, e poi, sarà sostituito dal grigiore dell'inverno o probabilmente da un manto candido di neve. Dicono sia uno spettacolo New York dipinta di bianco.
È tutto il giorno che cerco di fuggire via almeno con la mente, visto che non posso farlo fisicamente, sono costretta a starmene qui in questo ufficio con lui accanto, letteralmente. Questa vicinanza forzata che mi sono ritrovata a dover sostenere ha mandato all'aria tutto, non sono riuscita neanche un giorno ad allontanarmi da lui purtroppo, per colpa di questo progetto i giorni avvenire saranno identici a questo.
E detto fra noi, non so se sarò in grado di superarli, di essere così forte, di far finta che non mi importi di quest'uomo, che non mi abbia ferita o che non vorrei...
No Chloe, ricordati come ti ha trattata.
Faccio un profondo respiro per tornare in me e raddrizzo le spalle riportando l'attenzione sullo schermo che ho davanti, non sull'uomo che ho tre centimetri di lato.
Non posso credere di dover ancora stare fianco a fianco con lui, essere costretta ad averlo così vicino da poter sentire il suo odore che azzera i miei pensieri, a dover sopportare il suo tocco ad ogni movimento. Proprio lui che ha giocato con me, proprio lui che mi ha illusa, ma in fondo sono stata io a farlo immaginando qualcosa che non c'è e non è mai esistita, e soprattutto fidandomi di quegli occhi. Gli stessi che non hanno fatto altro che scrutarmi tutto il giorno, così vicini da non farmi respirare, perché fin dal primo istante quel verde, che con forza cerca di farsi spazio nel tenue nocciola, mi ha tolto il respiro.
Ma non lo ammetterò mai.
Forse è così anche per la sua anima, ci sono ombre che tentano di trascinare a fondo la sua luce, perché io sono riuscita a scorgere entrambe. O credevo fosse così. Ma sarà di sicuro la mia solita follia a parlare, non c'è nessuna luce da salvare in lui.
Cerco di scacciare via questi assurdi pensieri dalla mia testa e queste ridicole emozioni che mi provoca sempre la sua vicinanza, mi ripeto che è solo il primo giorno e devo tenere duro, perché se cedessi dall'inizio sarebbe la fine. «Dobbiamo risolvere questo problema.» Sbuffo infastidita non potendone più.
«Di che stai parlando?» Quella faccia di bronzo di Andrea si volta verso di me cadendo dalle nuvole.
«Devi ritornare nel tuo ufficio, o almeno avere un tuo computer e una tua scrivania.» Cerco di allontanarmi con la sedia, purtroppo la scrivania non è enorme, addirittura per avere più distanza mi volto verso di lui con tutto il corpo, qualunque scusa è buona, ma ho bisogno di respirare ossigeno, non lui.
Sono ore ed ore e ancora ore che siamo gomito a gomito a fare ricerche e analizzare dati di mercato, sinceramente credo poco al fatto che il suo computer sia fuori uso improvvisamente e sia costretto ad usare il mio, con me. Gli ho subito suggerito di farsene dare un'altro, ma non ho visto arrivare il tecnico e la giornata è giunta al suo termine. Lo guardo con astio riuscendo finalmente ad uscire dall'area di pericolo, riesco ad essere più lucida, ed è sempre qui, a debita distanza che dovrò stare. Ma come al solito lui, deve sempre stravolgere tutti i miei piani, ha la felice idea di mandare a puttane tutte le difese che riesco a innalzare, o che credo di riuscire a fare scioccamente.
Si avvicina con la sua sedia e al contempo tirando un po' la mia verso di sé, di certo non mi sposto di un millimetro, sporge il suo busto verso di me e il suo viso è a pochi centimetri di distanza dal mio. Ingoio la saliva con grande fatica e con altrettanta fatica cerco di regolare il respiro che non volendo inizia a tremare, in realtà credo che lo stia facendo tutto il mio corpo, soprattutto quando i suoi occhi iniziano a fissare le mie labbra. «Credi di non riuscire a resistere alla tentazione di saltarmi addosso?» Sbarro gli occhi, di certo non me lo aspettavo, di sicuro non avrà questa soddisfazione.
Alzo gli occhi al cielo cercando di sminuire la poca salivazione e il cuore che martella incessantemente. «Ti piacerebbe, hai sbagliato persona, non sono una delle solite oche che sei solito frequentare e cadono ai tuoi piedi.» Poso il palmo della mano sulla sua fronte, il piede sulla base della sedia munita di rotelle e lo spingo via ancora in quella posizione. Eric continua a guardarci di tanto in tanto e ridacchiare credendo di passare inosservato, semplicemente non sto facendo sceneggiate plateali solo per la sua presenza, ma di sicuro siamo diventati la sua sitcom preferita.
Guardo l'ora e finalmente posso correre via da qui, è stato troppo intenso come primo giorno, domani devo trovare un rimedio altrimenti potrei impazzire. Con questo pensiero che mi frulla per la testa raccolgo le mie cose ignorando volutamente quella spina nel fianco che mi tartassa di domande sulla mia serata. Altro pensiero, ho infatti dato appuntamento al povero Mark che proprio questa mattina ha sottolineato la mia distanza in questo rapporto che staremmo costruendo. Ma qui non c'è nulla da costruire o disfare purtroppo, la verità è che non c'è mai stato, potrei dare la colpa all'idiota che cerca di seguirmi fuori dall'ufficio, e non capisco ancora il perché mi stia attaccato come una cozza oggi, ma non dipende da lui. Non ci sarebbe stato posto per Andrea nel mio cuore se davvero ci fosse stato feeling con Mark, chimica, per non parlare del maledetto destino che ho capito avere contro.
Raggiungo l'ascensore e mi fiondo dentro schiacciando il pulsante per arrivare ai parcheggi sotterranei, ma prima che le porte si chiudano una mano le blocca. La mia spina nel fianco mi perseguita, fissandomi con quel sorrisetto odioso che devo sorbirmi fino alla fine della corsa. «Vuoi un passaggio oppure hai l'auto?»
Lo guardo con la coda dell'occhio, valuto se chiamare il reparto di neurologia o meno. Cosa sarei venuta a fare fin qui se non per andare via con l'auto? «Ho l'auto di Sofi.» Vorrei aggiungere un 'ovviamente' ma evito per pietà.
«Stai andando a casa?» Insiste con domande strane. Faccio solo cenno di sì col capo e mi allontano in fretta, per oggi ne ho avuto abbastanza, salgo in auto diretta verso casa, nel giro di due ore dovrò prepararmi e raggiungere Mark al pub dove abbiamo appuntamento. Odio rompere io una storia, anche se noi non stiamo insieme e qualcosa mi dice che sarà più facile del previsto perché non credo di spezzare il suo cuoricino.
Arrivata a casa entro buttandomi sul divano a peso morto, i passi di Sofi li sento farsi più vicini, poi ecco il suo faccione entrare nella mia visuale. «Sembri distrutta.» Sospiro, non vorrei parlarne. «Lo sono emotivamente, però ora devo prepararmi, mi vedo con Mark.»
Una smorfia anima il suo volto paffuto.
«La smetti? Gli dirò che non è scattata la scintilla, o la chimica o mi inventerò qualcosa, ma il punto è quello.» Spiego, e devo dire che crederei al suo volto triste se non la conoscessi bene, quindi le tiro un pizzicotto perché è ciò che si merita.
«Ahia!» Si lamenta toccandosi il braccio.
«Cosi impari a fingere con me.» Non cerca neanche di negare le mie accuse e fa bene, offesa vado dritta a fare una doccia.
Mai avrei immaginato alla sorpresa che avrei avuto pochi minuti dopo e che avrebbe cambiato le carte in tavola stravolgendo tutto.
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