Qualunque progetto tu abbia, l'amore finirà sempre per stravolgere tutti i tuoi piani, perché quando si tratta del cuore, tutto è fuori controllo.
È inutile fare piani, nulla andrà come progettato, l'amore arriverà a mischiare le carte a proprio pia...
Gli occhi scuri di Mark fissano il braccio di Andrea che si posa sulle mie spalle, mi sembra sorpreso e infastidito, lo decantano quelle labbra assottigliate. Avrei preferito spiegargli io la situazione, magari cercando parole adeguate per tentare di restare in buoni rapporti, sia perché mi sento un tantino in colpa nei confronti di questo ragazzo e sia perché questi due dovranno condividere lo stesso ufficio, ogni santo giorno.
Lo sguardo di Mark punta quello di Andrea con astio, sento la mano di quest'ultimo stringere la mia spalla e portare il mio corpo verso di lui, istintivamente alzo il capo e, in quelle iridi verdi e nocciola, giurerei di poter vedere quasi fuoco.
«Io e Chloe stiamo insieme.» Sgrano gli occhi nell'udire queste parole così dirette, non ho il coraggio di guardare Mark, pur sapendo di dover subito aggiungere una spiegazione più esaustiva per indorare la pillola, ma la sua reazione me lo impedisce.
«Hai giocato con me per tutto questo tempo, alla fine ti sei lasciata sedurre dal donnaiolo e sei finita nel suo letto. Chi se lo sarebbe immaginato.»
Mi sento ferita da queste offese e accuse, sul viso di Mark aleggia un'aria di disgusto mentre mi fissa severo, ed io, resto in silenzio, cosa posso dire?
Ha ragione, l'ho usato, non posso non ammetterlo almeno a me stessa, inizialmente non è stato così, io credevo di provare qualcosa per lui e ho fatto sogni ad occhi aperti su noi due per mesi. Poi è entrato Andrea nella mia vita ed è cambiato tutto, radicalmente, perché non lo avrei mai immaginato possibile ma mi sono ritrovata all'improvviso con un battito nuovo nel petto. Un sentimento fuori da ogni logica che ti spinge verso una persona, anche se si tratta dell'ultima che avresti immaginato adatta a te, e magari non lo siamo in effetti.
È per questo che ho provato a scacciare questi sentimenti che si annidavano mettendo radici profonde nel mio petto, un'idea ossessiva di questo ragazzo senza riuscire a soffocarla, anche quando mi ha ferita, perché ogni mio sforzo è stato solo vano.
Sono stata travolta da qualcosa che è incontrollabile al genere umano, l'amore.
Il mio ragazzo nell'udire le accuse rivoltemi si fa avanti con aria minacciosa, la sua figura quasi sovrasta quella di Mark, leggermente più basso e un tantino meno muscoloso, in fondo lui non va a nuotare ogni giorno per ore. La sua mano si chiude con ferocia sul colletto della camicia del nostro collega, che resta impassibile a questa provocazione, per fortuna. « Non offenderla mai più, lei non è quel tipo di donna, lo sai bene, ora ti rode solo non essere riuscito a concludere la serata entrando nelle sue mutandine.» Cerco di tirare via Andrea, ma mi sembra di toccare una statua di marmo, rigida e irremovibile.
I due ragazzi davanti a me continuano a fissarsi con ostilità e ho quasi paura che possano venire alle mani, sarebbe la fine, soprattutto considerando che ci troviamo in azienda. Continuo a tirare il braccio di questo zuccone testardo, fin quando finalmente mi da retta e si lascia trascinare lungo il corridoio. Non ho bisogno di un cavaliere dall'armatura scintillante pronto a salvare il mio onore, soprattutto se poi è deciso a farlo con i pugni, avrei messo io a tacere Mark, che ora è ferito nell'orgoglio.
Afferro la maniglia e spalanco la porta del mio ufficio, basta un solo sguardo per far capire ad Andrea di dover entrare, lo faccio anche io e me la richiudo alle spalle. Tenta di aprire la bocca ma ho già il dito puntato contro di lui e credo che dai miei occhi escano saette. «Avrei preferito dirglielo con un po' di tatto, te lo avevo chiesto, invece tu hai dovuto fare a modo tuo ovviamente.» Lo accuso subito perché ha scatenato proprio ciò che volevo evitare.
«Hai sentito le sue parole? Sarei dovuto restare in silenzio? Ti ho solo difesa e devi ringraziarmi che non gli abbia spaccato la faccia.» Indica la porta nervosamente con toni concitati.
«Ha esagerato Mark, e apprezzo il tuo intervento, ma è servito solo a dovervi dividere in fretta prima che arrivaste alle mani.» Ringrazio solo che per il momento Andrea stesse già lavorando con me al progetto nel mio ufficio e non debba tornare di là, ma dovrà succedere prima o poi, e fino ad allora, dovrò risolvere questa situazione.
«Se lo sarebbe meritato un pugno in faccia.» Continua infuriato.
Tento di respirare profondamente alla ricerca di una calma che non ho e che proprio ora necessito trovare. «Ieri sera ero a cena con lui, poi scappo piantandolo in asso al ristorante e stamattina mi trova fra le tue braccia, è ovvio che si sia sentito usato.» Faccio un resoconto della situazione brevemente.
«Lo stai difendendo?» Chiede con tono quasi incredulo ed occhi chiusi a fessura, ma non ha capito il punto.
«No, ha esagerato e stanne pur certo che glielo dirò, ma tu hai reagito peggio per molto meno la sera dello spettacolo a teatro traendo le tue conclusioni.»
Sostiene il mio sguardo per un po', lo trova determinato e sa che ho ragione, cede le armi e sospira arrendendosi. Si avvicina posando una mano sulla mia guancia e i suoi occhi iniziano a schiarirsi, liberandosi di tutta la tensione accumulata. Sorrido istintivamente a questo tocco e la necessità di stringerlo a me all'improvviso diventa quasi vitale, come se ne avessi bisogno per allontanare queste tensioni. Stringo le braccia intorno al suo busto e poggio l'orecchio sul suo petto, il tessuto della camicia è morbido e fresco sul mio viso accaldato, ma ciò che mi rilassa è ascoltare il battito del suo cuore.
La speranza che questo ritmo incalzante sia per merito mio mi emoziona e al contempo mi fa sentire la solita ragazzina persa a fantasticare su commedie romantiche. Rallenta Chloe, non ha detto di amarti, ma solo che prova qualcosa di forte, e spero tanto che questo sentimento vada oltre la chimica.
In realtà, non so neanch'io dare un nome corretto a ciò che esplode nel mio petto se mi guarda, se lo penso, quando mi sfiora, ma di sicuro so che la strada per chiamare tutto questo 'amore', è breve. Spero di non ritrovarmici da sola, una volta arrivata a destinazione.
« Meglio di una puntata di Bridgerton.» Una voce sussurrata arriva alle nostre spalle, ci voltiamo entrambi ed Erik, seduto alla sua scrivania, col viso mezzo nascosto dallo schermo del suo computer, ci osserva quasi entusiasta con una bustina di patatine fra le mani. «Come siete carini insieme.»
I suoi occhi assumono quasi una forma a cuore, mentre i miei si chiudono per la vergogna, e il fatto che Andrea ridacchi ringraziandolo, non aiuta affatto.
Eravamo così presi dal litigio che non abbiamo proprio fatto caso a lui quando siamo entrati qui dentro. Cerco di trovare un minimo di contegno e vado alla mia scrivania, con le guance color porpora, Andrea mi segue continuando a ridacchiare e sono costretta a colpirlo sul braccio per farlo smettere.
Erik inizia a fare domande in merito alla discussione alla quale ha assistito e soprattutto su chi si sia dichiarato fra noi, la sua voglia di spettegolare mi ricorda molto Sofy, credo che formerebbero una coppia perfetta, dovrò organizzare un incontro.
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