Qualunque progetto tu abbia, l'amore finirà sempre per stravolgere tutti i tuoi piani, perché quando si tratta del cuore, tutto è fuori controllo.
È inutile fare piani, nulla andrà come progettato, l'amore arriverà a mischiare le carte a proprio pia...
Non riesco a non fissare ogni giorno, da questa enorme finestra, il palazzo a me tanto familiare che si erge a pochi isolati e penso ogni volta, scioccamente, che fino ad un mese fa ero proprio lì a fare la stessa cosa, a guardare da questa parte, ma con disprezzo.
I miei occhi sono velati di malinconia invece adesso, soprattutto se penso che lì dentro ci sia lei, se la immagino nel suo ufficio a chiacchierare con Erik di sciocchezze, mentre ruota come una trottola su quella sedia. Non ho mai capito se lo facesse solo per infastidirmi, divertendosi alle mie spalle. Non l'ho più cercata, e lei ha fatto lo stesso, il mio telefono spesso è spento, abbandonato da qualche parte per evitare che io possa avere la tentazione di chiamarla o guardare qualche foto che mi ricordi cosa ho perso.
È giusto così, lei avrà la possibilità di andare avanti con la sua vita, dimenticandomi, trovando un altro che la meriti più di me. Fa male ogni volta che ci penso, cazzo se fa male, sembra che mi si squarci la carne e che qualcuno mi strappi il cuore a mani nude dal petto, ma ho fatto le mie scelte.
Ho chiesto a mia sorella di non parlarmi di lei, sapendo che continuano a sentirsi sporadicamente, sarebbe l'unico legame fra noi, non posso obbligarla a sparire dalla sua vita come ho fatto io, nonostante glielo abbia chiesto.
Torno alla mia scrivania, questo lussuoso ufficio mi fa venire l'orticaria, non mi sono sentito a mio agio neanche per un istante appena ho varcato la soglia di questo enorme grattacielo, e ancor meno quando mi sono trovato, dopo tutti questi anni, faccia a faccia con l'uomo che dovrei chiamare papà.
Flashback
Grace continua a mandarmi l'ennesimo messaggio per farmi cambiare idea, visto che non rispondo alle sue chiamate, spengo il telefono e lo getto con frustrazione sul sedile posteriore, ho appena parcheggiato davanti il grande impero dei Milani e sono nervoso. Stropiccio gli occhi con i palmi delle mani e poi le faccio scivolare indietro lungo i capelli, fino alla nuca e mi ritrovo a stringere. «Ho mandato a puttane l'unica mia via d'uscita, lei, mi resta solo la vendetta, tanto vale che almeno quella, me la prenda.» Sussurro a me stesso osservando l'ingresso e la guardia lì davanti.
Un grosso respiro e si va in scena, questa volta fino in fondo.
Esco dall'auto e sbatto lo sportello con un po' troppa foga, percorro questi pochi metri e arrivato davanti la guardia di sicurezza, sono determinato più che mai a portare a termine il mio piano perché ormai non ho più nulla da perdere. «Signor Andrea, da quanti anni non la vedevo qui, quasi non la riconoscevo.» Il buon vecchio Jack lavora qui da quindici anni, lo saluto con affetto, ricordo che mi fermavo sempre a raccontargli qualche stupida barzelletta da ragazzo, e dopo poche chiacchiere entro finalmente in campo nemico. L'ascensore che prendo è vuoto per fortuna, sono talmente teso che rischio di ritrovarmi davanti quell'uomo e prenderlo per la gola alla prima frase sbagliata, ma non posso fare passi falsi ora che sono qui. Arrivo al suo piano, ovviamente l'ultimo, perché le sue manie di grandezza devono essere evidenti, lui è quel tipo d'uomo che ha bisogno di vedere gli altri dall'alto per sentirsi superiore e, non gli basta mai. Ed è grazie a questa sua spropositata ambizione che ha perso sua moglie e i suoi figli, ed è grazie a questa che io ho la mia occasione oggi di farlo a pezzi, perché tutto si ritorcerà contro di lui.
Poche falcate e sono davanti la scrivania della sua segretaria, non mi sorprende che sia pressoché una ragazzina con abiti succinti, sarei quasi curioso di chiederle il curriculum, sempre che sappia cosa sia. Mi presento e lo stupore sul suo volto è evidente, quanto lo sguardo ammiccante che ne segue, forse pensa sia come mio padre, ma la mela, almeno su questo, è caduta ben lontana dall'albero mia cara, perché i difetti che condivido con quell'uomo sono ben altri. Passano solo tre secondi, giuro di averli contati, non di più, da quando la ragazzina avvisa mio padre con il telefono interno, la porta alla mia sinistra si apre e incontro l'uomo che tanto odio, che mi ha rovinato la vita, che ha distrutto me e la famiglia che avevo. I suoi occhi chiari, così simili ai miei mi guardano con sorpresa, sulle sue sottilissime labbra si forma un leggero sorriso, ma so bene che si tratta di soddisfazione nel credere che sia qui a prostrarmi ai suoi piedi. «Figliolo, è davvero una gradita sorpresa questa.» Mi sale quasi la bile in gola nel sentirlo chiamarmi così, stringo istintivamente le mani conficcandomi le unghie nella carne per sfogare la rabbia che continua a salire. «Avanti, entra, sarò felice di fare finalmente due chiacchiere con te.» Si sposta di lato quel tanto che basta per darmi l'opportunità di entrare ma, io, resto ancora immobile.
In tutti questi anni non ho avuto contatti con lui, ho solo vissuto la mia vita e nel mentre progettavo i miei piani di vendetta, che prevedevano anche questa parte. Ma ora che sono qui, a due metri da lui, non è facile mantenere il controllo. Serro la mascella e lo oltrepasso, il suo ufficio è più o meno come lo ricordavo, freddo e lussuoso, enorme e non vi è traccia di qualcosa che ricordi noi, o la mamma, o la sua nuova famiglia.
«Siediti, dai, raccontami come vanno le cose con il tuo lavoro, nella tua vita.» Si accomoda sul suo trono dorato, io resto in piedi, se non lo conoscessi bene, sarei quasi tentato nel credere alla sceneggiata ben recitata del padre entusiasta di questo incontro e interessato alla vita del figlio. Ma non può ingannare me.
« Non perdiamo tempo, sono qui per un motivo.» Il mio tono è deciso e toglie dal volto dell'uomo che ho di fronte ogni finto entusiasmo facendolo diventare serio. «Verrò a lavorare qui, con te, ma come tuo vice presidente.» I suoi occhi, impercettibilmente, solo per un attimo, esprimono sorpresa, tenta di parlare ma lo fermo risoluto. « È il posto che mi spetta.» Sfido i suoi occhi, inizialmente sostiene il mio sguardo, ma cede per primo abbozzando un sorriso sghembo. «Grace, dovrà restare fuori da tutto questo.» Ho di nuovo la sua attenzione. «So perfettamente che la casa dove abitano i nonni appartiene a te e soprattutto che ti hanno chiesto di comprarla, più volte in questi anni.» Inizia a picchiettare nervosamente l'indice sulla scrivania nera. «Quindi, deduco tu sappia anche il resto.» Annuisco con sguardo temo ripugnante. « Che tu abbia ricattato tua figlia? Si!»
Fa schioccare la lingua sul palato in segno di dissenso. « Andrea, non ho ricattato Grace, le ho solo proposto di venire in America per riallacciare i rapporti, costruirsi un futuro migliore...» Lo fermo prima che continui con inutili farneticazioni che possano incantare qualsiasi sprovveduto, ma non me. «In cambio avresti accettato la vendita della casa, invece di cacciarli via un giorno, perché quella è la loro paura, si chiama ricatto.» Ottengo una risata che ha un non so ché di diabolico, a mio dire. «Sai che non lo avrei fatto, ma era l'unico modo per convincerla, avevo solo bisogno di incentivarla, tutto qui.» Evito di portare avanti questo discorso sterile perché altrimenti dovrei solo mandarlo all'inferno, ribadisco i patti e stranamente accetta, tiro un sospiro di sollievo, nonostante sappia di essere entrato nella tana del lupo, ma da qui ha inizio la seconda fase del mio piano di vendetta.
Fine flashback.
La porta si apre riportandomi alla realtà, non ho neanche sentito bussare, o forse non lo ha fatto visto che è il capo qui. « Sono venuto a congratularmi, hai chiuso un grosso affare oggi.» Lo ringrazio semplicemente, da quando sono qui penso solo a lavorare, mi tiene impegnato per evitare che la mente mi faccia brutti scherzi e vada dove non dovrebbe, dove è inutile ormai. Ora che rivesto il posto che è sempre stato mio di diritto è cambiata la parte del piano dove tentavo di affossare questa azienda, ma tutto il resto è in piedi, tutto il resto del piano è reale, talmente tanto che mi aspetta questa sera alle otto a cena.
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