Qualunque progetto tu abbia, l'amore finirà sempre per stravolgere tutti i tuoi piani, perché quando si tratta del cuore, tutto è fuori controllo.
È inutile fare piani, nulla andrà come progettato, l'amore arriverà a mischiare le carte a proprio pia...
Mi sveglio di soprassalto a causa di acqua gelida che improvvisamente bagna in modo violento il mio viso. « Ma che caz...» Mi alzo con il busto dal letto e porto le mani in faccia, ma una voce, la sua voce, mi fa voltare. « Buongiorno principessa.» Trovo Chloe in piedi, al lato del letto, che mi osserva severa e in mano ha un bicchiere vuoto.
Le meningi fanno male, le tempie sembrano pulsare e questo mal di testa mi costringe a strizzare gli occhi. Un movimento improvviso mi fa riaprire le palpebre e vedo la donna che amo uscire da questa stanza, mi alzo di scatto e provo a raggiungerla, quando riesco a farlo è già in salotto con in mano il suo cappotto. «Chloe, perché sei qui?» Non si volta neanche a guardarmi, né si degna di rispondermi, prende la sua borsa e so che devo fare qualcosa, so che questa è un'occasione da sfruttare, so che se lei è qui significa che c'è speranza.
Afferro anche io la sua borsa e non mollo, nonostante i suoi occhi si assottiglino e mi fissino con astio. «Che stai facendo?» Dice a denti stretti, ma non ho paura, anche se so quanto sia pericolosa, stavolta non la lascerò andare facilmente. «Non ti sto facendo andare via.» I miei occhi si scontrano con i suoi e vedo lampi di luce in quella distesa di terra pura pronta a fiorire a primavera, incontaminata da tutto quello che invece ha imbrattato me. Rancore, odio, solitudine.
Inizia a tirare la borsa, non distogliendo lo sguardo, io faccio lo stesso, anzi, afferro anche il cappotto facendo chiudere quella bocca carnosa in una linea perfetta. Dopo un tira e molla riesco a sottrarle entrambe le cose, stizzita si allontana da me portando le mani ai capelli, cerca di sistemarli in un coda immaginaria. «Dimmi perché sei qui e ti lascio andare.»
Afferra un cuscino dal divano e si avvicina iniziando a colpirmi. «Mi hai fatto preoccupare, che ci fai qui? Sei un idiota. Come sei arrivato senza auto? Hai bevuto.» Ad ogni domanda, e affermazione, una cuscinata al braccio. Vedere la sua preoccupazione, alimenta la speranza di poterla riavere nella mia vita, la possibilità di rimediare ai miei errori, di poter riportare la luce nei miei giorni bui. So che ciò che la tiene lontana da me è la paura di soffrire, devo solo ricordarle che è più forte l'amore che ci unisce.
Blocco il cuscino e la tiro fra le mie braccia, sento il suo respiro spezzarsi e mentre la stringo non so dire chi dei due tremi di più, il respiro caldo solletica il mio orecchio provocandomi brividi ovunque e, nonostante tenti di allontanarsi, debolmente, la mia presa è salda . Sentirla stretta a me, è una dolce tortura perché in realtà vorrei sollevarla e portarla sul letto di peso, perdermi in lei, anche se, in realtà, ogni volta che eravamo un unico corpo e un'unica anima, riuscivo solo a ritrovarmi finalmente.
«Resta.» Sussurro con voce grave fra i suoi capelli e inspiro il suo dolce profumo, di quel piccolo fiore prezioso, che ha inebriato la mia vita. Il silenzio non riesce a sconfiggere la speranza, perché è ancora qui, il suo corpo sul mio, il suo cuore sul mio.
Dopo qualche minuto, Chloe, si stacca da me e si allontana, regna il caos sul suo bel volto, e di sicuro, anche nel suo cuore. Non sapendo cosa fare, temendo stia ponderando l'idea di fuggire via, inizio il mio racconto.
Flashback
«Andrea non posso» Udire queste parole equivale ad una lama che si conficca al centro del mio essere, nei suoi occhi vedo solo dolore e i miei bruciano, ma tento di mantenere il controllo. La mia mano stringe il suo braccio e quando fa un passo indietro, io ne faccio uno avanti, non volendo ancora vederla dissolversi come il ricordo di un sogno al risveglio.
Sento solo il rumore sordo di altre crepe che si creano all'interno del mio corpo, sto andando a pezzi, lei era il collante che teneva in piedi ciò che ho scoperto di essere. Io non ho mai voluto abbracciare la parte fragile di me, non ho mai voluto scoprire cos'è l'amore, è tutto colpa sua, ed ora che sono diventato questo, un uomo che ha mandato al diavolo ciò per cui ha lavorato anni, piani di vendetta, superficialità, corazza, ora, lei va via.
Dovrei combattere, forse seguirla mentre continua ad allontanarsi, mentre nessuno dei due riesce a spezzare questo legame, distogliere lo sguardo dall'altro, come se entrambi volessimo dire «ancora un attimo». Ma resto immobile per i sensi di colpa, perché io non sono degno di questa donna, di prendere in mano ancora il suo cuore senza stritolarlo nuovamente. Chiudo gli occhi per non vederla andare via non appena si volta, e anche se una vocina nella mia testa sussurra di lasciarla libera, il cuore urla a gran voce di non rinunciare a noi. L'unico "noi" che è davvero esistito, l'unica donna che ha visto ciò che sono, i miei demoni e ha combattuto l'oscurità in me con la propria luce.
Inizio a camminare, la notte è fredda e stranamente silenziosa, la città sembra rispettare il mio dolore lasciandomi solo, ed è da quella notte che lo sono, e ci sto bene. Da quando è morta mia madre ho perso la mia vecchia vita, la versione spensierata di me e sono rimasto solo quando Grace è andata via poco dopo, avevo solo Davide, quindi stare solo mi è sempre stato bene, ma ora, dopo Chloe, è cambiato tutto. Mi sta stretta questa vita grigia ad un tratto.
Non so da quanto tempo sto camminando, ma il dolore ai piedi mi dice che è da molto, mi ritrovo nei pressi di casa del mio amico, guardo l'orologio e sono le due e mezza di notte, percorro il vialetto e vedo la luce accesa a casa sua. Stranito decido di suonare, il portone si apre senza che abbia chiesto al citofono chi fosse, l'unico motivo possibile è che mi abbia visto dal balcone.
Salgo questa rampa di scale e vedo Davide davanti la porta. «Andrea? Che ci fai qui a quest'ora?» La sua faccia esprimere puro stupore. «Ma scusa, aspettavi qualcun altro? » Resta in silenzio ed entra in casa.
Lo seguo e vado dritto verso il mobiletto della cucina, lo apro e afferro la bottiglia nuova di zecca di whisky, poi mi getto sul divano. «Che diavolo succede?» Preoccupato il mio amico poggia il sedere sul suo tavolo. «Fanculo la ragione che mi dice di non essere giusto per lei, fanculo i sensi di colpa per averla ferita e mi dicono che non potrà perdonarmi, fanculo la vendetta che mi ha rovinato la vita.» Bevo direttamente dalla bottiglia, sento la gola bruciare ma non importa, solo per questa sera ho bisogno di spegnere tutto.
«Me la riprenderò amico, perché la amo ed è questo ciò che conta.» Bevo ancora del whisky, il liquido color ambra mi ricorda quasi i suoi occhi.
«Andrea, io sono tuo amico, da una vita, posso solo dirti che faresti l'errore più grande della tua vita a rinunciare alla donna che ami.» Si accascia al mio fianco e mi strappa la bottiglia dalle mani ormai a metà, ne beve un generoso sorso e me la restituisce, vedo sul suo volto, per un attimo, il mio stesso stato d'animo.
«Ho il diritto di lottare per amore, e fosse l'ultima cosa che farò, ma non rinuncerò a lei.»
Fine flashback
Aggancio i miei occhi ai suoi, quasi tremanti. «Non rinuncerò a te stavolta.» Tolgo di dosso questo cappotto e mi avvicino, nonostante il suo sguardo ora sembri impaurito, non mi fermo.
«Ti ho già detto che non...» Fa un passo indietro per tentare di mantenere le distanze, ma io ne faccio due avanti raggiungendola e facendole perdere il filo dei pensieri. Le sue labbra sono ad un soffio e istintivamente le osservo mentre passo la lingua sulle mie, pregustando il momento in cui le assaporerò ancora, e questo momento giuro che arriverà presto.
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