Qualunque progetto tu abbia, l'amore finirà sempre per stravolgere tutti i tuoi piani, perché quando si tratta del cuore, tutto è fuori controllo.
È inutile fare piani, nulla andrà come progettato, l'amore arriverà a mischiare le carte a proprio pia...
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Capitolo 78
Andrea
Osservo la porta dove è andata via, le sue parole continuano a trafiggere la mia carne, riescono a scavare facendosi strada fra gli organi e arrivare fino al cuore, così da pesare tonnellate. Non può davvero credere di non essere riuscita a cambiare la mia vita, cambiare me, portare luce in un'anima dannata come la mia, non può incolparsi di nulla. Nonostante io abbia fatto l'enorme sbaglio di tornare sulla strada fredda della vendetta, lei è stata il calore che ha riscaldato i miei giorni, dandomi l'illusione di poter essere felice.
Deve almeno saperlo, io ho bisogno che lei sappia almeno questo.
Ho sbagliato tutto nella mia vita dopo quella maledetta notte in cui ho perso mia madre, ma l'unica cosa giusta voglio provare a farla. Non si sceglie a chi donare il proprio cuore, ma posso giocarmelo e anche l'anima se è necessario, ma le dimostrerò che si sbaglia, che ha torto.
Mi alzo da questa dannata sedia e corro nel club, mi faccio largo fra la gente che balla e sgomitando vedo finalmente Aiden ancora al bancone del bar, parla con Brian, ma non vi è traccia di Chloe e, purtroppo, neanche di Thomas. Mi avvicino di corsa e chiedo di loro due, serro la mascella nel constatare che i miei timori erano fondati, sono andati via insieme. Mi volto ed esco di lì, raggiungo la mia auto e non perdo tempo per spingere il piede fino in fondo sull'acceleratore, diretto a casa di quella bruna che stasera mi ascolterà.
Se non posso riaverla nella mia vita, almeno, saprà che quel che resta di questo cuore, continua a battere grazie a lei.
Le ruote mangiano l'asfalto e non mi preoccupo dei semafori rossi dove la strada è deserta, l'ansia di raggiungerla il prima possibile mi fa stringere il volante fra le mani, così tanto da vedere le dita diventare bianche, solo quando intravedo il suo palazzo torno a respirare in modo regolare. Lascio l'auto in doppia fila, non trovando parcheggio e mi affretto, a passo spedito, verso il portone, ma proprio quando sto per premere il dito sul citofono, non curandomi dell'ora tarda, un SUV nero si ferma a pochi metri, attirando la mia attenzione.
I miei occhi trovano subito quelli di Chloe anche attraverso il vetro di un finestrino, nonostante la distanza, e fin da qui, sento che sta provando ciò che provo io. Anche il suo cuore è fermo in attesa di riunirsi col mio, deve essere così.
Scendono entrambi dall'auto e sinceramente mi chiedo perché lui non abbia rimesso in moto e sia andato via, anzi, perché abbia spento il motore. « Andrea, che ci fai qui?» Chloe resta ferma davanti l'auto e continua a fissarmi, la sua voce trema e io cerco di non correrle incontro e stringerla. Mi avvicino senza spezzare questa magia che tiene legati i nostri occhi, facendo sparire tutto il resto, ma la verità è che ciò che lega le nostre vite è troppo grande, difficile da frantumare. Nei suoi occhi leggo paura, aspettative, dolore, ma mi rifiuto di credere che non ci sia amore.
Quando sono ad un soffio da lei, istintivamente alzo il braccio e la mia mano accarezza il suo viso. «Sono qui perché devi sapere che...»
«Chloe va tutto bene?» Thomas si intromette fra noi affiancando la mia ragazza e interrompendo le mie parole, rovinando l'atmosfera creatasi. Vedo Chloe sbattere le ciglia e allontanarsi dal mio tocco, abbassare lo sguardo e frettolosamente sistemare una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
« Forse è tardi per visite notturne, dovresti tornare a casa, amico.» Il caro mister bamboccio, è palese ormai che spera di prendere il mio posto nella vita della ragazza che ci osserva in silenzio, ma ha fatto male i suoi conti. Le iridi scure di Thomas si scontrano con le mie, tenaci nel sorreggere tutta la sua determinazione a fare la parte del salvatore.
« Io e Chloe dovremmo parlare di cose importanti, grazie per averle dato un passaggio, ma ora puoi andare.» Indico con il braccio e la mano tesa la sua auto.
« Non credo che andrò, a meno che non me lo chieda lei.» Incrocia le braccia sul petto e mi sfida con un sorrisetto che mi manda in bestia. Mi avvicino fronteggiando quella faccia di bronzo e gli faccio notare il suo posto in tutto questo. «In che veste sei qui, scusa? Mi sembra di aver capito che siete solo colleghi e, l'uscita per una birra è finita.»
«Tu, non sei neanche più quello, quindi resto.» Poggia il gomito sulla sua auto e mi osserva soddisfatto, come se già sapesse come andrà, ed in fondo, lo so anche io.
«Puoi andare Thomas, tranquillo, ascolterò ciò che deve dirmi di così urgente e andrò subito a casa.» La mia bocca si spalanca nell'udire queste parole, non lo avrei mai detto che la cocciuta ragazza combattiva che conosco, potesse decidere di darmi la possibilità di parlarle.
La faccia indispettita ma, al contempo, rassegnata del moro è uno spettacolo, vorrei quasi chiedergli se posso fargli una foto, ma mi trattengo, di certo non riesco a non sorridere e salutarlo allegramente con la mano quando risale sul suo macchinone enorme. Ma Chloe schiaffeggia la mia mano che faceva ciao e voltandomi verso di lei, trovo una smorfia di rimprovero.
«Avanti, hai tre minuti.» Guarda l'orologio al suo polso con aria fredda, ma so che finge, altrimenti non sarebbe qui.
«Perché non saliamo in casa?» Il suo sguardo quasi mi incenerisce, deduco quindi che la mia proposta non le sia piaciuta, tento in altro modo. «Vogliamo fare due passi?» Imita malamente le varie soap che guarda di continuo, perché neanche questo sbuffo mi fa pensare che davvero sia infastidita. «Tic tac, ora hai meno di due minuti.» Guarda nuovamente l'orologio, ma stavolta poso la mia mano su questo dannato coso attirando i suoi occhi. « Chloe, ti prego, ho davvero bisogno di parlarti.»
In quelle pozze scure, nelle quali mi perderei ancora e ancora, proprio come ho sempre fatto, fino a poco più di un mese fa, la vedo la battaglia che impervia per decidere se fidarsi, se darmi una possibilità. L'ennesima.
« Non mi va di farti salire, e rischia di piovere, non credo che sia il caso di...» Cerca un ulteriore scusa per sottrarsi ed evitare di passare del tempo con me, come se avesse paura che possa annientare la distanza che ci tiene lontani. I suoi occhi restano bassi, oppure si guarda intorno, ovunque ma non me, forse proprio perché in realtà, non c'è nessuna distanza, ma solo paura di soffrire.
«Possiamo fare due passi, ma non voglio tardare, e poi, fa troppo freddo.» Sussurra indecisa mentre si stringe la sciarpa enorme meglio intorno al collo. «Perfetto, ho il tuo ombrello in auto.»
Inizia ad incamminarsi senza aspettarmi verso il parchetto adiacente, mentre urla che non ha intenzione di condividerlo con me, io mi precipito in auto a prendere i due ombrelli, credo che davvero possa piovere e io finirei per bagnarmi se mi presentassi strategicamente solo con uno.
La raggiungo e nonostante lei si ostini a camminare badando a mantenere le distanze dal sottoscritto, siamo comunque insieme, ancora, e ho intenzione di aprirle il mio cuore.
Chloe deve sapere ciò che è stata, ciò che ancora è per me e ciò che sarà sempre.