Londra, 2017.
- Sono caduta, non è niente - dissi atona all'infermiera mentre dava un'occhiata a tutti quei grandi ematomi che avevo sul viso. Stai mentendo a te stessa, Anna.
Luna, la mia migliore amica, seduta vicino a lei mi guardava storto. Stamattina prima di recarmi a scuola avevo cercato di coprire come potevo con il fondotinta i lividi che mi avevano lasciato mia madre e mio padre la sera precedente, ma evidentemente non era servito a molto. Il colore di quegli ematomi era di un blu così scuro che riusciva a venir fuori anche con il trucco sopra, e Luna se ne era subito accorta. Così, preoccupata, mi portò dall'infermiera della scuola.
Sono stata cattiva, me lo merito.
Non erano le uniche ferite che avevo, quelle, ne avevo altre in tutto quanto il corpo; ma questo, per fortuna, Luna non lo sapeva. Odiavo farla preoccupare.
- Sembra strano che cadendo uno possa farsi così tanto male - disse l'infermiera sospettosa.
Oh no..
Mi fissò per un po', poi prese da un cassetto un piccolo tubicino.
- Ti spalmo questa sul viso adesso. Fa riassorbire ematomi e ferite di ogni tipo dopo 10 giorni di trattamento. Per ora dovrebbe sgonfiarti il viso - mi dice gentilmente. Non ero abituata al fatto che un adulto potesse usare toni così gentili con me.
Ma mamma e papà mi facevano quelle cose per educarmi..
Quando porse la mano verso di me con la pomata, mi ritrassi di scatto. Avevo paura che potesse farmi del male, magari è stato un riflesso. L'infermiera guardò prima me e poi Luna.
- Provo a spalmarla io, infermiera - le disse Luna rivolgendole un sorriso. I suoi occhi blu la guardarono candidamente, e l'infermiera annuì. Lasciò il tubetto a Luna e lasciò la stanza perché doveva effettuare delle telefonate; sarebbe tornata tra poco.
- Me lo dici che succede? - mi chiese, con un tono tra il preoccupato e il "voglio confortarti" mentre spalmava dolcemente sul mio viso quella crema. Strinsi i pugni.
- Cosa dovrebbe succedere? - le chiesi a mia volta senza guardarla negli occhi.
Si fermò.
- Anna.. lo so che qualcuno ti sta facendo del male - disse, leggermente più preoccupata di prima. Strinsi i pugni ancora più forte.
- Non.. non è vero.. sono caduta.. - le ripeto, sempre senza incrociare i suoi occhi. Quando qualcuno cercava di scoprire cosa ne pensassi di qualcosa o come stessi, non incrociavo mai lo sguardo del mio interlocutore. Dallo sguardo possono capirsi molte cose.. nel mio avrebbe trovato solo paura e dolore.
Riprende a spalmarmi la crema.
- Ne hai altri? - mi chiese nuovamente. Mento, faccio "no" con la testa. I miei capelli mi caddero quasi sul viso, e Luna prontamente con l'altra mano me li mise dietro le orecchie.
Avevo dei capelli molto belli secondo lei e i miei compagni, stessa cosa i miei occhi dicevano. Rispettivamente erano castano ramato e verdi. I miei genitori odiavano quelle caratteristiche di me, come odiavano qualsiasi cosa che mi riguardasse. Odiavano anche il mio fisico, sempre stato così eccessivamente magro.
-Anna? -
Mi ridesto dai miei pensieri e vedo Luna che è seduta sulla sedia.
- Ho.. finito di metterti la crema. L'infermiera sta arrivando - mi disse rivolgendomi un sorriso tranquillo, o almeno, quello che doveva esserlo. Io annuii. Passarono circa due minuti, quando l'infermiera tornò nella stanza.
Non.. non aveva bussato..
Mi irrigidii.
L'infermiera si sedette accanto a me; tra le mani reggeva un foglio.
- Allora, Anna.. gli ematomi che hai andranno via in qualche giorno, ma dato che sono abbastanza dolorosi ti ho prescritto alcune cose - mi disse porgendomi quel foglio. Erano la pomata di prima e un antidolorifico.
- Non.. -
- Si? -
- Non credo di potermeli permettere - mento. Sapevo che i miei non avrebbero comprato quelle cose per me, ma non potevo dirlo all'infermiera.
- Nessun problema, ho entrambe le cose qui - mi disse facendo spallucce.
- Oh, mi scusi, mi dica quanto le dovrò.. - inizio a dire ma lei mi interrompe con un gesto della mano.
- Stai tranquilla, non dovrai pagare nulla. Sarà come un segreto - mi disse facendo l'occhiolino a me e a Luna. Le rivolsi un leggero sorriso e lei fece la stessa cosa. Mi accarezzò i capelli ma mi irrigidii.
Il modo in cui lo aveva fatto.. lo faceva anche mia madre prima di riempirmi di schiaffi.
Mi ritrassi da quel tocco, per poco non urlai. L'infermiera rimase basita, ma non disse nulla. Ci congedò dopo i successivi 15 minuti e con Luna, che mi aiutava a portare lo zaino, ci avviammo in classe dove seguimmo la lezione di letteratura. O almeno, lei seguì, io ero troppo impegnata a realizzare il fatto che tra poco sarei tornata in quella casa.
*
Dopo essere uscita da scuola, Luna decise di riaccompagnarmi a casa. Non c'era stato verso di rifiutare, quindi trovammo il compromesso che mi avrebbe lasciata poco prima del mio piccolo portone. Aveva accettato.
Camminammo in silenzio per un po', mentre io guardavo in basso per non incrociare quei suoi occhi che riuscivano a capire tutto di te.
- Anna, in casa qualcuno ti fa del male? - mi chiede così, a un certo punto.
Menti..
- No.. te l'ho detto, Luna, sono caduta.. - le dico mentendo, quasi esasperata.
- Mh.. non ti credo - mi rispose, spostandosi i lunghi capelli lisci color biondo platino dietro la schiena. Strinsi i pugni quanto più possibile alle bretelle dello zaino. So che si preoccupava per me, ma non volevo che si preoccupasse così tanto.
Arrivammo dopo poco più di dieci minuti vicino a casa mia. Ci fermammo.
- Bene, allora Anna ti saluto qua - mi disse. Sapevo che voleva abbracciarmi, ma sapeva anche che quel tipo di gesto mi mandava quasi in shock. Non ero abituata agli abbracci, ai momenti di tenerezza. Non sapevo nemmeno cosa fossero.
- Ci vediamo domani.. - le dico, accennando un piccolo sorriso.
- Ci vediamo domani - ripete lei.
- Se hai bisogno, a qualsiasi ora.. ti prego, chiamami - mi disse. Lei mi conosceva dalle elementari; sapeva delle botte, certo, ma non chi me le infliggesse e in che modi. E soprattutto, non sapeva quella cosa. Annuii, la salutai ed entrai.
Chiamai i miei genitori con tono titubante, ma nessuno rispose.
Saranno stati a lavoro. Corsi subito in camera mia chiudendomi a chiave.
Mi gettai sul letto, e mi rilassai qualche minuto prima che i miei genitori varcassero la porta di casa.
- Siamo a casa, ragazza - sento dire dal piano di sotto. Rispondo salutando cordialmente, sempre dietro la porta chiusa. Non volevo fargli arrabbiare, se non avessi risposto le avrei sicuramente prese.
Sento dei passi provenire dalle scale. Li riconosco.. è mia madre.
Bussa fortemente alla porta.
- Anna, apri questa porta, cazzo - mi disse, con un tono arrabbiato. Esitai, ma decisi di aprire. Magari voleva solo parlare. Invece, come sempre, mi sbagliai.
Mi saltò addosso, buttandomi con la schiena sul pavimento della stanza.
Le sue mani di erano strette attorno al mio collo e stringevano così forte che credevo sarei morta.
- La porta si lascia aperta, capisci idiota? - mi dice mia madre prima di tirarmi un pugno in faccia. Successivamente lasciò la presa con le mani, mi sputò in viso e ridendo lasciò la stanza, lasciandomi lì sul pavimento mentre cercavo disperatamente aria e con le lacrime agli occhi dalla paura.
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Ciò che gli occhi non vedono
Teen FictionLondra, 2017. Anna ha 17 anni e nella sua vita ne ha passate veramente tante. Proveniente da una famiglia dove suo padre e sua madre infliggono violenze su di lei ogni volta che ne hanno la minima possibilità, inizia a sviluppare una corazza che la...
