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Mi svegliai in camera mia che ormai era notte. Guardai l'orologio: era l'una. Controllai subito di avere tutti i vestiti addosso, ed era tutto al suo posto per fortuna. Ripensai all'episodio del garage: perchè mio padre di punto in bianco era diventato quasi normale? Perchè solo ora, dopo tutti questi anni, aveva mostrato un briciolo di umanità?

Non sapevo esattamente che risposte dare a quelle domande. Che fosse stato lui a riportarmi in camera? Non lo so.. 

Decisi cautamente di uscire dalla mia stanza per dirigermi giù in cucina a bere un bicchiere d'acqua. Avevo la gola secca e la bocca impastata, un po' d'acqua era quello che ci voleva. Socchiusi lentamente la porta cercando di non fare rumore e buttai un'occhiata al corridoio. Era deserto. Tesi l'orecchio: nessun rumore. Non sapevo se fosse positiva o meno come cosa, ma decisi di uscire dalla stanza. Chiusi piano la porta dietro di me e camminai lentamente verso le scale. Man mano che scendevo cautamente i gradini, sentii un rumore. Era come un lamento.. qualcuno stava piangendo.

- Cristo santo.. - pronunciò una voce rotta dai singhiozzi. Era mio padre?

- Sono un mostro.. -

Cautamente arrivai alla fine delle scale e sgattaiolai in cucina. Lui si trovava in salotto, non mi aveva sentita. Forse non sapeva nemmeno che fossi scesa dal piano di sopra. Probabilmente mia madre era di sopra, non sembrava in compagnia di qualcuno. Sentirlo piangere però era come se mi dilaniasse il cuore. Nonostante tutto quello che mi aveva fatto, sentire quel suo singhiozzare mi faceva male. Bevvi il mio bicchiere d'acqua senza fare rumore e riposi il bicchiere nel lavello. Uscii dalla cucina e mi attaccai con la schiena al muro fino ad arrivare vicina alla porta del salotto.

- E' solo una ragazzina.. Cristo, Cristo, che ho fatto.. - 

Sentii un'odore di fumo. Probabilmente stava fumando una sigaretta. Mossi un passo ma l'asse del pavimento scricchiolò. Improvvisamente ci fu un silenzio inquietante.

- C'è.. c'è qualcuno? - chiese mio padre con  la voce tremante. Non volevo farlo arrabbiare.. non si origliano le conversazioni, maleducata.

- Scusa.. sono io.. - risposi con un tono leggermente preoccupato. Feci lentamente capolino da dietro il muro.

- Sono andata a bere un bicchiere d'acqua.. stavo tornando di sopra - dissi cauta. Mio padre mi guardò con sguardo triste e si avvicinò a me, la sigaretta accesa ancora in mano. Cercò di allungare una mano in direzione della mia guancia, ma si bloccò.

- Non preoccuparti - disse cercando di asciugarsi gli occhi, - credevo fosse entrato un ladro - .

Tornò al tavolino davanti al divano, fece un tiro con la sigaretta e la spense nel posacenere. 

- Anna..? - mi chiese dandomi le spalle.

- Si..? - 

Si voltò verso di me con uno sguardo supplichevole.

- Vorrei poterti parlare di una questione.. possiamo fare domani pomeriggio? - chiese.

Di cosa doveva parlarmi..? E se fosse stato un pretesto per alzarmi le mani?

Credo avesse capito cosa mi passasse per la testa, infatti continuò: - Saremo in un luogo pubblico, non da soli.. non voglio che tu pensi che io voglia farti del male, voglio solo parlarti.. - 

Annuii timidamente.

- Va bene.. sono libera dopo le 5:30 p.m., prima ho quel corso di filosofia - dissi alla fine. Lui annuì. Si avvicinò a me e mi allontanai di riflesso di un passo.

- Perdonami.. - mi disse, prima di guardarmi un'ultima volta negli occhi e sparire su per le scale. Rimasi sbigottita. Non avevamo mai parlato io e lui, al di fuori dei suoi metodi educativi che mi riservava. Sapere che l'indomani avrebbe voluto parlarmi di una questione mi fece tremare, ma almeno non saremo stati da soli. Però perchè voleva parlarmi senza mia madre? Cosa c'era che aveva premura di confessarmi? Con tutte queste domande in testa, risalii le scale ma prima di tornare nella mia stanza sentii delle voci provenire dalla camera di mamma e papà. Stavano parlando.

- Non le dirò nulla, ma dobbiamo smetterla.. - disse lui.

- Smetterla? Questa roba ci da potenza, ci rende più forti di lei. Dobbiamo educarla a quella puttana, te ne sei dimenticato? - rispose lei con una voce rabbiosa. Probabilmente aveva appena assunto qualche sostanza dal modo in cui biascicava.

- Questa roba ci sta facendo male, Mery! Prima o poi saprà tutto, che ti piaccia o meno - disse lui a lei alzando la voce, ma con una leggera paura nel tono.

Udii un brutto rumore. Uno schiaffo, probabilmente.

- Ron, se anche solo ti rifiuterai di continuare o di smettere di prendere questa roba, lo sai che fine farai. E sai anche cosa ti potrebbe accadere se quella mocciosa dovesse scoprire la verità da te - gli disse in modo minaccioso. La verità? Quale verità?

Decisi di andarmene velocemente nella mia stanza prima che si potessero accorgere di me, e chiusi a chiave la porta silenziosamente. Mi infilai sotto le coperte e ripensai alla conversazione di mio padre e a ciò che avevo appena sentito. Qual era questa verità di cui parlavano? E cosa c'entrava con me? Probabilmente solo il giorno dopo avrei avuto quelle risposte, era inutile scervellarsi in quel momento. Provai ad addormentarmi rigirandomi continuamente nel letto, ma dall'agitazione non riuscii a chiudere occhio.

Ciò che gli occhi non vedonoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora