- No.. non è possibile, non ti credo. -
Quella notizia mi si piantò nel cervello e nel cuore come un chiodo, mandando tutto in pezzi.
- E' così, Anna. Ho.. ho il certificato in camera mia, lei però lo tiene sotto chiave per evitare che finisca in mani sbagliate. -
Sapevo che gli fosse costato molto dirmelo, e che anche per lui confessarlo dopo così tanto tempo fosse stato difficile. Però mi sentii tradita, di nuovo. Non era possibile che fossi stata adottata, no, non lo era. E cosa intendeva con "mani sbagliate"?
- Dovevo dirtelo, anzi, volevo dirtelo, e ne ho parlato a lei diverse volte perchè presto compirai diciotto anni e se fossi venuta a saperlo da qualcun altro avrebbe fatto più male. Non potevamo tenertelo nascosto, ma non le è andato bene che volessi comunicartelo e.. per questo mi ha fatto del male per più volte, come è successo oggi. -
I suoi occhi erano tornati lucidi.
- Voleva adottare a tutti i costi un bambino, ma non per dedicargli amore.. voleva vendicarsi per ciò che la vita le aveva tolto, ovvero la possibilità di diventare madre. Io volevo darti tutto l'amore del mondo, ma ho fatto tutto il contrario - disse, il tono di voce leggermente infastidito. Potevo solo immaginare quanto la situazione gli pesasse. Gli posai una mano sulla spalla, con sua sorpresa. Volevo fargli capire che io, nonostante fossi sconvolta da quella notizia e il mio cuore si fosse spezzato ancora una volta, ero lì per ascoltarlo e volevo infondergli coraggio. Non era facile comunicare questo tipo di notizie, specialmente dopo anni. E quello che lui aveva passato negli anni, non era stato facile. Quella donna era ed è tutt'ora una manipolatrice in piena regola, ed era stata lei a rovinarlo anche a livello di salute. Come ha rovinato me.
Inizialmente sorpreso, mi rivolse un piccolo sorriso e mi abbracciò stringendomi a se, per poi posarmi un lieve bacio sulla fronte. Si staccò quasi subito, però.
- C'è.. c'è un'altra cosa che ti devo dire - disse ancora.
- Che cosa? - chiesi. Cos'altro poteva esserci che volesse dirmi? Iniziò ad agitarsi e a torturarsi le dita nervosamente. Qualcosa non andava.
- Papà.. -
- Devo fumare una sigaretta, non ci riesco - disse, alzandosi dal divano velocemente per poi recuperare il pacchetto di sigarette dal tavolino. Portò una sigaretta alla bocca, l'accese e fece due tiri abbastanza lunghi prima di gettare fuori il fumo. Quanto poteva essere grave quest'altra cosa che voleva dirmi? Ero stata adottata, e dovevo ancora abituarmi a questo e metabolizzare la notizia, però sarei riuscita a gestire la cosa senza farlo capire a quella donna.
Iniziò a camminare avanti e indietro per la stanza, per poi darmi le spalle posizionandosi davanti alla porta. Sospirò, vidi la sua schiena tremare e lo sentii leggermente sussultare, la sigaretta ancora in mano. Capii che stesse piangendo, e mi si strinse il cuore. Mi alzai cautamente dal divano e mi avvicinai silenziosamente a lui. Arrivata a pochi centimetri dalla sua schiena, feci una cosa che nemmeno io mi sarei mai aspettata di fare, specialmente a lui. Titubante, posai la fronte contro la sua schiena e lo circondai in un abbraccio delicato provocandogli un piccolo gemito di sorpresa. E poi, crollò. Iniziò a piangere, probabilmente dal nervoso.
- Va tutto bene, non piangere - sussurrai, carezzandogli lievemente la zona dove mamma lo aveva colpito. Lui posò la mano libera sulla mia e continuò a piangere, senza voltarsi.
- Sono un mostro.. perchè ti ho fatto questo, cazzo..? - disse per un paio di volte. Che cosa intendeva? Mi avevano adottato, non capivo cosa volesse dire con quella domanda.
- Non dirlo, ti prego.. -
Continuando a piangere, si voltò lentamente verso di me e mi guardò con sguardo supplichevole prima di abbracciarmi.
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Ciò che gli occhi non vedono
Teen FictionLondra, 2017. Anna ha 17 anni e nella sua vita ne ha passate veramente tante. Proveniente da una famiglia dove suo padre e sua madre infliggono violenze su di lei ogni volta che ne hanno la minima possibilità, inizia a sviluppare una corazza che la...
