Era successo proprio come aveva detto.
Appena avevo perso i sensi, le botte probabilmente dovevano essersi fermate.
Mi svegliai lì, sul pavimento. Il viso era dolorante e la testa pulsava tremendamente, a malapena riuscivo ad aprire gli occhi in particolar modo quello destro.
Lentamente mi sedetti e mi presi la testa tra le mani.
Non potevo crederci. Mi aveva picchiata. E aveva la bava alla bocca.. che fosse sotto effetto di quelle droghe?
Sospirai e sfilai il cellulare dalla tasca dei jeans.
Non avevo avvisato Austen, di fatti trovai non so quanti messaggi da parte sua che mi domandavano come stessi e si scusava di essere stato insistente. Potevo capirlo, eravamo rimasti d'accordo di scriverci quando fossi entrata in camera mia, ma purtroppo dato quello che era successo con mia madre non ho potuto farlo. Ero dispiaciuta di averlo fatto preoccupare, ma non dipendeva da me purtroppo. Gli occhi mi caddero sull'orario: le 5:48 a.m. .
Mi costrinsi ad alzarmi per tornare in camera mia e prepararmi. Dovevo uscire da lì.
Arrivata in cima alle scale, imboccai il corridoio ed arrivai alla mia stanza. Entrai e mi chiusi dentro.
Sapevo che poteva vedermi, ma non mi interessava. Presi dei vestiti puliti dall'armadio, dei jeans chiari a zampa e una T-shirt larga nera con sopra cucite delle farfalle, e l'intimo pulito, mi spogliai ed entrai in bagno.
Il mio sguardo si posò sulla ragazza riflessa sullo specchio.
Il viso era ricoperto di lividi e l'occhio destro era completamente blu, probabilmente proprio per quel motivo non riuscivo ad aprirlo.
Distolsi lo sguardo, non riuscivo più a guardarmi.
Mi lavai e subito dopo mi vestii.
Era come se mi fosse passata completamente la voglia di fare qualsiasi cosa dopo che avevo visto quell'immagine allo specchio. Mi sentivo triste, umiliata, arrabbiata e ferita.
Ma dovevo coprire gli ematomi in qualche modo, così passai un leggero strato di correttore sul viso e provai a nascondere l'occhio ormai violaceo, anche se con scarsi risultati.
Infilai i libri che mi sarebbero serviti all'interno dello zaino, uscii dalla mia stanza e corsi fino alla porta per poi uscire.
Era molto presto ed ero consapevole del fatto che sarei arrivata più che in anticipo davanti a scuola, ma non mi interessava.
Presi il cellulare alla mano, e inviai un messaggio ad Austen.
Io: Ciao, mi dispiace veramente tanto di averti fatto stare in pensiero, non volevo questo. Ti prendo una cosa per farmi perdonare. E' successo un casino a casa. Ora sto meglio. Ci vediamo a scuola.
Arrivai fino al bar davanti alla scuola che a quell'ora era aperto.
Entrai, mettendo quanto più possibile i capelli davanti al viso per coprire al meglio l'occhio destro.
Ordinai un caffè americano per me, poi un cappuccino e una ciambella al cioccolato per Austen.
Volevo farmi perdonare per l'altra sera, e sperai che apprezzasse il mio gesto.
Il cellulare vibrò, e vidi che mi aveva risposto.
Austen: Stai tranquilla, scusami tu di essere stato insistente. Se vuoi quando arrivo a scuola ne parliamo. Non devi prendermi nulla, davvero, anzi, sono stato troppo insistente io ahah.
Io: Troppo tardi, ahah.
Austen: :c
Sorrisi leggermente quando vidi quell'emoticon.
Avevo chiesto al barista di prepararmi subito il ceffè americano e di incartare successivamente la ciambella e il cappuccino.
Bevvi il mio caffè americano e aspettai che arrivasse l'ora giusta per poter andare davanti a scuola. Il gusto di quel caffè, per quanto possa sembrare assurdo, mi tranquillizzò. Dopo l'episodio della scorsa notte, avevo bisogno di qualcosa che potesse definirsi "normale".
Sospirai e pensai a come avrei affrontato i prossimi giorni. Con la mamma in casa sarebbe stato tutto più difficile, anche andare a far visita a mio padre in ospedale. Un brivido di paura mi percorse la schiena: e se avesse provato a fare quella cosa anche se papà era in coma?
Aveva abusato di me moltissime volte, e quel dubbio vagò nella mia mente.
Non pensarci Anna, smettila.
- Signorina? - mi ridestò il barista.
- Oh, sì? -
Si sporse verso di me con un sacchettino di carta in mano.
- Il cappuccino e la ciambella sono pronti - rispose, porgendomi il sacchetto e il cartoncino del caffè.
Ringraziai, presi il tutto e mi diressi verso la scuola.
*
Fui una dei primi ad arrivare in classe.
Posai la cartella e le cose per Austen sul mio banco, il sacchetto con la brioche e il cappuccino su quello di Austen e sedetti al mio posto.
Sperai che nessuno si accorgesse del mio aspetto, e d'istinto portai qualche altra ciocca di capelli davanti al mio viso. Alcuni dei miei compagni entrarono, e mi salutarono normalmente senza rivolgermi strani sguardi. Tirai un sospiro di sollievo.
Luna e Elton non sarebbero tornati in classe oggi, erano tornati dal loro week end ma mi avevano scritto che si sarebbero presi qualche giorno per riposarsi. Gli avrei passato i compiti e gli appunti, in modo tale che potessero rimanere al passo col programma.
- Ciao Anna - mi salutò Austen quando entrò in classe.
Quando vide la sorpresa sul suo banco sorrise.
- Non dovevi, davvero.. -
- Te lo devo, è una sorpresa per farmi perdonare - risposi, cercando di non guardarlo direttamente negli occhi e cercando di avere una voce quasi normale.
Si sedette e mi baciò la guancia teneramente, ma poi il suo sguardo notai che si concentrò in un punto specifico del mio viso.
Merda..
- Anna.. cos'è successo? - chiese titubante.
Trova una scusa, idiota.
- Ehm.. sono caduta. -
Grandioso, ti crederà sicuramente. Ottimo lavoro.
Mi rivolse uno sguardo interrogativo e poco dopo annuì.
- Vado un attimo in bagno.. se il professore arrivasse riusciresti ad avvisarlo? - chiese, rivolgendomi un sorriso che però mi sembrava leggermente forzato. Annuii, e lui uscì dalla classe.
Le lezioni iniziarono e Austen tornò in classe dopo circa quindici minuti scusandosi del ritardo, anche se io avevo già avvisato il professore.
Non sapevo che di lì a poco, tutto il muro attorno a me sarebbe crollato.
Dopo circa venti minuti, però, si sentì bussare alla porta.
- Avanti - disse il professore. La porta si spalancò, ed entrò Milligan.
Sussurrò qualcosa al professore in cattedra che posò lo sguardo su di me e annuì.
Poi, Milligan si spostò da lui e guardandomi disse con tono severo: - Anna White, nel mio ufficio. Adesso. -
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Ciò che gli occhi non vedono
Ficção AdolescenteLondra, 2017. Anna ha 17 anni e nella sua vita ne ha passate veramente tante. Proveniente da una famiglia dove suo padre e sua madre infliggono violenze su di lei ogni volta che ne hanno la minima possibilità, inizia a sviluppare una corazza che la...
