Qualcosa di blu - Parte 3

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Ginni riapre un occhio, poi l'altro; si rende conto, senza sapere perché, di essersi aggrappata al volante a mo' di scudo. Scruta e tasta con timore il proprio corpo dall'alto in basso, constatando con sollievo di essere del tutto illesa. Neanche un graffio.

Forse si è solo immaginata tutto: lo schianto, il colpo incassato dall'auto, lo scossone...

E invece no, perché appena si volta verso il lato passeggero, inorridisce e butta fuori lo strillo di paura che le era rimasto incastrato dentro fino a quel momento.

Il furgone è praticamente un tutt'uno con la portiera destra della sua auto. Il finestrino è un mosaico di cristalli al di là del quale il mondo è ridotto a una caleidoscopica combinazione di giallo e blu metallizzato. Eppure, per qualche strano scherzo del destino, lei non si è fatta nulla.

Il tempo di mettere in fila queste consapevolezze che le luci del furgone si riaccendono. Il mostro giallo e blu scatta in avanti, rientra nel posteggio in cui era parcheggiato poco prima, e qualcuno ne scende con un balzo, trascinando con sé una lunga sequenza di improperi.

"No-no-no-no-no! L'attrezzatura no! Se si è rotto qualcosa sono nei casini!" prosegue la voce, ed ecco spuntare una figura maschile che prende a litigare con il portellone del furgone, la cui serratura è stata presumibilmente danneggiata dall'urto. La vince il proprietario, lo sportello si apre, lui si precipita all'interno del vano posteriore, sempre inneggiando all'integrità del contenuto.

A Ginni monta una rabbia cosmica. Per fortuna, dal suo lato, la portiera è tutta intera e lei non è bloccata all'interno dell'auto. Scende, fa il giro della vettura, si posiziona pugni sui fianchi davanti al portellone aperto del furgone, attende che il tizio che ci è salito noti la sua presenza, e quando finalmente si volta e lo vede bene in faccia, si accorge che lui sta sorridendo.

"È tutto a posto! Tutto a posto!" esclama il tizio, portandosi una mano al petto e sospirando di sollievo.

"Tutto a posto cosa? Ma sei cretino?" inizia ad inveirgli contro Ginni. "Non si guarda quando si fa retromarcia? Potevi ammazzarmi, sai? E comunque anche io sto bene, grazie tante per l'interesse!"

Il proprietario del furgone avanza fino ad uscire per intero dal vano e rivelarsi per quello che è, ossia un ragazzo che avrà più o meno l'età di Ginni. È alto, spettinato, ha l'aria di uno che è stato buttato giù dal letto senza aver avuto il tempo di riposare abbastanza. Indossa dei pantaloni cargo verde militare e una maglietta larga e slavata che ha visto sicuramente tempi migliori.

Salta giù con eleganza e proclama: "Sì, lo vedo, che stai bene, eccome se stai bene! Però, Bella Addormentata, la colpa è tua se stavamo per fare un gran danno. Non ti hanno insegnato che non si parcheggia in doppia fila? O forse" e fa un cenno circolare con il dito, indicando l'improbabile mise di Ginni, "forse stavi schiacciando un pisolino?"

"Ma come ti permetti, cafone che non sei altro! E poi, invece di venire a vedere come sto, per prima cosa ti metti a controllare il carico!?"

"Certo che mi metto a controllare l'attrezzatura! Hai idea di quanto costino gli strumenti e gli apparecchi che ci sono qui dentro? Io ci lavoro, con questo furgone, trasportando e montando attrezzatura. Hai idea del guaio se avessi distrutto qualcosa? Ritieniti fortunata, che non avrai da rimborsarmi nulla, se non il danno alla carrozzeria."

Nel dirlo, il ragazzo si volta, analizza scrupoloso i portelloni sul retro e mette su un'espressione soddisfatta. "Meno male, l'ammaccatura non si vede quasi."

"Non si vede quasi? No, ma dico, ci sei o ci fai? E la mia portiera, invece? Hai visto come è ridotta?" esclama inorridita Ginni, indicando a due mani lo scempio che ne è stato del lato destro della sua auto. "Adesso tu mi dai il tuo numero, che io ho un impegno urgente e me ne devo andare, ma appena possibile ti chiamo e vedi come la risolviamo, la questione che non si vede quasi!"

"Ohi ohi ohi, Bella Addormentata, non è così che funziona! Certo lo so che sono irresistibile, ma tu corri un po' troppo! Io sono un ragazzo all'antica, sono io che chiedo il numero alle fanciulle, sono io che faccio il primo passo! Quindi, da brava, ora mi dici il tuo nome e mi dai tu il tuo numero, ché sto andando a lavorare e sono già in ritardo..."

"Bah!" sbotta Ginni. "È inutile perdere tempo con te, è come provare a cavar sangue dalle rape. Sei solo uno sbruffone! Ci penso io, adesso!"

Ginni infila la testa e il busto nell'abitacolo della propria auto e ne riemerge con in mano il cellulare. Fa mezzo giro intorno al furgone, si ferma sul lato, dove tra il giallo fluo e il blu campeggia a grandi lettere la scritta 'Re-light impianti, di Re Ettore e figli, numero di cellulare eccetera eccetera'. Ginni scatta una fotografia.

"Bene, ora ho tutto quello che mi serve!"

"Non è il mio numero, quello."

"Infatti io non lo voglio, il tuo numero. Voglio quello del tuo capo. Vedrai come sarà contento di questa storia. Scommetto che mi basterà chiamare lui per rintracciarti in un nanosecondo."

"Veramente è mio... bah, lasciamo perdere" sbuffa il ragazzo.

"Ora me ne vado, ma solo perché sono di fretta e ho un impegno importante, ma non finisce qui!" proclama solenne Ginni.

"Ehi, guarda che la colpa è stata tua!" ribatte l'altro, parlando al vuoto.

Dargli retta è l'ultima delle priorità, per Ginni. Risale in macchina, ingrana la marcia e parte come una scheggia. Quel pazzo non deve sapere che si fermerà solo una cinquantina di metri più avanti, dove finalmente la dea bendata cambierà idea e le regalerà la prima gioia della giornata: un fiorista con la vetrina piena zeppa di fiocchi rosa e blu.

Tutta colpa dello sposoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora