SABATO, GIORNO 15
Ginni avverte l'aria fresca che le solletica la pelle e per un istante le sembra di sentirsi meglio. Poi il malessere torna a impossessarsi di lei.
Sorreggendola come si fa con un ubriaco, Manuel l'ha trascinata fuori dal River, e ora stanno attraversando il grande parcheggio buio e deserto.
Accanto a loro rimbombano i passi ticchettanti di Carmen; Ginni strizza gli occhi, la testa le pulsa, quel rumore le fa dolere il cervello.
Manuel e Carmen confabulano, ma Ginni non riesce a capire cosa si stiano dicendo. Sa solo che vorrebbe fermarsi, anzi, prima di tutto vorrebbe fermare un attimo quel mondo che ruota troppo veloce; si sente come una barchetta sbattuta dai marosi, le sta montando la nausea. Ha bisogno di sedersi: biascica qualcosa rivolta a Manuel, ma lui non la ascolta, si ostina a tenere lo sguardo rivolto altrove.
La lunga traversata termina quando i tre raggiungono il parapetto che affaccia sul fiume. A Ginni viene da pensare che Manuel su questo abbia dimostrato davvero poca fantasia. Chiamare un locale River solo perché si trova proprio lì sopra. Avrebbe potuto impegnarsi un po' di più! Poi la sua testa fa una curiosa associazione: anche qualcun altro, di recente, le ha provocato lo stesso pensiero – qualcosa che ha a che fare con dei soprannomi banali – ma non riesce a mettere a fuoco il ricordo.
Manuel la fa appoggiare al muro del parapetto e muove qualche passo indietro, si affianca a Carmen. Entrambi estraggono da chissà dove e si infilano un paio di guanti in lattice. Poi, col solito piglio autoritario, Carmen inizia ad elencare:
"Boccetta dell'ansiolitico?"
"Eccola" risponde Manuel, porgendogliela.
"Chiavi dell'auto?"
Manuel fruga addosso a Ginni; lei realizza che le sta sfilando la borsetta che portava a tracolla, ma non riesce a far nulla per ribellarsi. Il ragazzo ci guarda dentro, poi risponde: "Trovate."
"Cellulare?"
"Non ce l'ha. Gliel'ho chiesto prima: l'ha lasciato a casa."
"Oh, beh! Ancora più facile!" commenta Carmen, poi prosegue: "La lettera?"
Manuel estrae di tasca un foglietto ripiegato, lo porge alla compagna.
"Leggila!", intima quest'ultima, e poi, impietosa, rivolgendosi a Ginni: "Ora scoprirai perché hai deciso di porre fine alla tua patetica esistenza."
A Manuel trema la voce, ma cerca di farsi coraggio, spiega il foglio e legge: "Alla mia famiglia e ai miei amici. Sono innamorata di Manuel. Lo sono da sempre, sono pazza di lui. Finora ho vissuto nella speranza che lui ricambiasse i miei sentimenti, ma oggi ho scoperto che sposerà un'altra. Il mio cuore è spezzato e non posso vivere un giorno di più. Ginni."
Dal tono di voce sembra che Manuel stia per mettersi a piangere, ma Carmen lo ignora, proseguendo il suo interrogatorio.
"L'hai stampata a casa sua, con la sua stampante?"
"S... sì" balbetta Manuel.
"Porta la data del giorno in cui sei stato da lei?"
"Sì..."
"Hai salvato il file sul suo computer?"
"Sì, come ti avevo promesso."
"Ottimo. Con questo abbiamo tutto. Ora andrò nella sua auto e lascerò la borsa, la lettera e la confezione vuota del sedativo. Tu nel frattempo non devi fare altro che buttarla di sotto, nel fiume. È talmente fatta che non c'è speranza che riesca a stare a galla. Le condotte della centrale faranno il resto."
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Tutta colpa dello sposo
RomanceCommedia romantica. Ingredienti: due promessi sposi molto naïf, un matrimonio in pericolo, protagonisti imbranati (ma con un cuore grande così), qualche cattivo grosso e stupido, sogni nel cassetto e romanticismo a volontà. Amalgamate il tutto, ag...
