Nella tempesta - Parte 4

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Mentre Giulio è via, Ginni ha il tempo di recuperare il proprio equilibrio. Dopo essersi asciugata i capelli impiega il resto dell'attesa guardandosi attorno con attenzione, cercando nella stabilità degli oggetti materiali che la circondano la conferma di essere viva e del fatto che, in fondo, non sia successo niente di irreparabile.

Passeggia per la stanza, indugia davanti a una piccola libreria prevedibilmente monotematica, passa in rassegna i volumi che ne popolano i ripiani: 'Vini insoliti', 'Atlante delle vigne di Langa', 'Grand Cru', 'De Bourgogne', 'Sauternes', 'Atlante nutrizionale della vite', 'Ribolla Gialla'...

Si incanta ad osservare una fotografia incorniciata, infilata tra una pila e l'altra, si perde di nuovo nei propri pensieri.

Quando il padrone di casa riemerge dal bagno, rianimato dal calore della doccia e con un'espressione decisamente più distesa in volto, trova Ginni ad attenderlo seduta al tavolo al centro della stanza. La ragazza lo osserva con aria benevola.

Giulio ci mette un po' a formulare un'opinione su come sia avere Ginni in casa propria, con indosso i propri vestiti. Poi però decide che è un pensiero troppo stratificato, troppo difficile da decifrare, così aggira il suo sguardo, aggira anche il tavolo, e torna a darsi da fare nella zona della cucina.

"Insomma", butta lì mentre finisce di preparare un piatto con qualche golosità, "sembra che abbiamo fallito la nostra missione, mh?"

Alle sue spalle Ginni risponde senza scomporsi troppo: "Mi dispiace. Vorrei non aver mai avuto questa idea. Insomma, cosa pensavo di fare? Identificare quell'uomo, denunciarlo... non sarebbe comunque bastato a mettere al sicuro Ceci e Ludovico. Sappiamo che si tratta solo di un sicario. Avremmo dovuto risalire a tutta la catena di mandanti, essere sicuri di averli trovati tutti, che tutti venissero arrestati. Un lavoro da polizia, da professionisti del settore."

Ginni fa una pausa, scuote la testa, poi conclude, a volume più basso: "Non so come io abbia anche solo potuto pensare di riuscire in un'impresa del genere."

"Ehi", interviene Giulio, che mentre lei sproloquiava ne ha approfittato per piazzare sul tavolo una tovaglia, il decanter, due calici, del pane a fette e il suddetto piatto di golosità. "Non ti abbattere. Possiamo trovare un altro modo per..."

Ginni risponde con profondi cenni di diniego. "Lascia stare. Non parliamone più, per adesso. Dimmi, piuttosto, cosa stai combinando, qui?" gli domanda.

"Oh. Questo. Ho pensato che avessimo entrambi bisogno di scaldare il corpo e risollevare il morale. Così, ecco qua", dice, mostrandole orgoglioso la tavola imbandita. "Formaggi, salumi, pane fresco e un vino di Bolgheri. Un Merlot in purezza."

"Ho visto la bottiglia, prima. Sembrava parecchio... ricercata" commenta Ginni, incerta.

A Giulio sfugge uno sbuffo, sul viso gli spunta di nuovo quel sorriso irriverente. "Questa bottiglia se ne stava da troppo tempo in attesa di un'occasione importante. Considerando quello a cui siamo scampati questa sera, non credo ci sia momento più appropriato di questo, per renderle onore."

Giulio termina di apparecchiare e si siede sulla sedia accanto a quella della ragazza.

Ginni non ribatte. Sa che l'alcool non fa per lei, ma non ha intenzione di rinunciare a un buon bicchiere di vino. Soprattutto adesso, che ha addosso la sensazione di aver afferrato nel profondo il concetto di precarietà della vita.

È come se avvertisse nel petto la sensazione fisica della fortuna di esistere. Come se qualsiasi genere di conforto avesse acquisito un'importanza e un significato mai avuti prima.

Ginni accetta di buon grado che Giulio le riempia il calice e inizia a sorseggiare il vino con lentezza.

Ha voglia di dimenticarsi del brutto incidente che hanno avuto ma, soprattutto, non ha più voglia di parlare di strategie, pedinamenti, minacce, sospetti. Chiude gli occhi e inspira, lascia che la mente le si svuoti. A quel punto, fra gli accostamenti casuali nella sua testa, ecco quel pensiero che si affaccia e si traduce in domanda senza che Ginni riesca a frenare la curiosità.

Tutta colpa dello sposoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora