MARTEDÌ, GIORNO 4
Uno: raggiungere il bar di Nuccio a piedi, senza dare nell'occhio, seguendo un percorso a zig-zag per accertarsi che nessuno riesca a risalire alla direzione da cui proviene.
Due: mostrare un atteggiamento leggero e svagato, come se non avesse niente di meglio da fare che andarsene a zonzo per le vie della città dopo una lunga giornata di lavoro.
Tre: avvicinarsi al bar tabaccheria e fingere di notarlo per caso, entrarci con aria distratta, ordinare un aperitivo e, sempre con fare casuale, avvicinarsi alle slot machine e iniziare a giocare.
Queste sono le istruzioni che Cecilia ha dato – o meglio, imposto – a Giulio. Più quelle sul dress code, su cui è stata altrettanto categorica. Il costo per le giocate gli verrà rimborsato, alla imprescindibile condizione che non finisca per rovinarsi come ha fatto Ludovico.
Giulio segue scrupolosamente le indicazioni ricevute, e fino a prima di svoltare l'angolo tutto va bene. Confida in se stesso: dover interpretare una parte gli piace, gli sta stuzzicando l'adrenalina, cammina a testa alta ripetendosi il copione.
Poi svolta nella via del bar tabacchi e in un istante la sua maschera teatrale va in pezzi.
Gli viene troppo da ridere, non c'è verso di resistere. Per camuffare quella reazione simula un accesso di tosse, ma così è ancora peggio: tutti i passanti si voltano a osservarlo incuriositi.
*****
Quando lo vede comparire all'angolo della strada Cecilia si illumina di speranza, ma solo per un istante. "Ma che fa adesso l'operaio? Non è ancora entrato nel bar e già si è fatto prendere dal panico! Lo guardano tutti, vedi? Vedete come si dimena?" strilla, agitandosi.
"Forse fa così perché lui ha visto noi..." ribatte Ginni, caustica. "Faccio presente che attiriamo l'attenzione più di lui. Ve l'avevo detto, io, che non era il caso di conciarsi in questo modo!"
"Ma siamo dentro a un'auto! Nessuno fa caso a noi! È lui quello che se ne sta là fuori a contorcersi come un astice nell'acqua bollente!"
"Ceci... noi siamo dentro un'auto, ma non abbiamo i vetri oscurati. E il finestrino, dal tuo lato, è completamente abbassato. Chiunque ci può vedere! E ti garantisco che, conciati così, ci guardano eccome. A cominciare da te, che stai brandendo un binocolo e ti sei vestita come un giocatore di baseball!"
"Ehi! Il mio look è perfetto! Nessuno potrebbe immaginarsi che sono io questa, e poi il mio cappellino con visiera si abbina perfettamente al resto del mio outfit. Pensa per te, piuttosto, che oggi sembri una suorina, con quella camicetta abbottonata fino al collo. E poi... e poi questa è una posizione strategica: siamo lontani a sufficienza dal bar per non sembrare appostati, ma allo stesso tempo siamo abbastanza vicini al tragitto che l'operaio effettuerà quando l'adescatore lo porterà nella casa da gioco, così potrò fotografare e filmare tutto semplicemente fingendo di farmi un selfie!"
"Non capisco perché non abbiamo lasciato che fosse la polizia, a fare tutto questo al nostro posto. Così rischiamo di peggior..."
"Non rovinare tutto con il tuo solito pessimismo, Ginni!" la zittisce subito Cecilia. "Ne abbiamo già parlato. Se ci rivolgessimo alla polizia i nostri genitori scoprirebbero subito ogni cosa. Senza contare che i tempi per risolvere la questione diventerebbero biblici. Di quanto saremmo costretti a rinviare il matrimonio? E poi chi lo sa se mamma e papà mi lascerebbero sposare il mio Ludo, se venissero a conoscenza della questione!"
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Tutta colpa dello sposo
RomantiekCommedia romantica. Ingredienti: due promessi sposi molto naïf, un matrimonio in pericolo, protagonisti imbranati (ma con un cuore grande così), qualche cattivo grosso e stupido, sogni nel cassetto e romanticismo a volontà. Amalgamate il tutto, ag...
