Ginni è seduta al posto di guida della propria auto, in pigiama e scarmigliata esattamente come pochi minuti prima. Si è concessa solo il tempo di infilarsi un paio di shorts sotto la camicia da notte e un paio di sneakers, giusto per decenza e per non andarsene in giro a piedi scalzi.
Si concentra sulla respirazione. Chiude gli occhi; inspira, espira. Deve riuscire a mantenere la calma, altrimenti darà di matto.
Non ha ancora capito bene come abbiano fatto a persuaderla, sua madre e Cecilia, a farsi carico di una seccatura del genere. Ora, in pratica, il buon esito dell'evento – e di tutto ciò che vi ruota intorno, rapporti famigliari compresi – dipende dalla riuscita della sua impresa.
Di tempo per la meditazione, però, non ce n'è. Ginni riapre gli occhi e si decide a darsi una mossa.
Prende il cellulare e apre la app con il localizzatore, ingrandisce e rimpicciolisce a ripetizione la mappa e si rende conto con orrore che ciò che lei stessa ha detto poco prima è una spaventosa verità: la villa è circondata per ettari solo da campi e boschi, punteggiati qua e là da qualche cascina. E lei non può certo bussare alla porta di casa di un fattore chiedendo: "Scusi, ha una giarrettiera blu da prestarmi?"
Sconfortata, decide di passare direttamente all'azione; avvia il motore, esce dal parcheggio della villa e confluisce nell'unica strada che passa di lì. Il primo paese è a diciassette chilometri di distanza: non le resta che provare.
Guida come una matta, in barba ai limiti di velocità, e meno male che non c'è nessuno in giro, quel mattino, auto della polizia incluse. In breve la ragazza giunge in prossimità di un centro abitato.
Ginni rallenta e si guarda attorno. Accanto le sfilano rimesse agricole, un paio di magazzini, alcune case decisamente datate. Si fa strada fra le vie della periferia, poi, all'improvviso, eccolo lì.
Un blocco di cemento alto e grigio, una struttura antiestetica e di per sé inquietante, ma che – per come appare a Ginni in quel momento – è luminosa e splendente come un raggio di sole: l'ospedale pediatrico.
Ginni lo sa bene, perché anche suo padre ci lavora, in un ospedale come quello: lì di bambini ne nascono ogni giorno, e ogni giorno frotte di parenti e amici incuriositi si affollano negli orari di visita pronti a lanciare gridolini estatici davanti alla fila di culle esposte nella nursery.
Molti di quei visitatori, però, mentre attraversano il viavai dell'ingresso si accorgono che le altre persone sfilano loro accanto con un graziosissimo pacchetto infiocchettato, dedicato alla neo mamma o al neonato. E solo in quel momento realizzano che loro, a procurarsi un presente, non ci avevano nemmeno pensato.
Allora fanno dietrofront, si infilano nel primo esercizio commerciale aperto – che si tratti di un bar, di una tabaccheria o di un fiorista non fa differenza – e acquistano un oggetto. Uno qualunque, anche inutile, purché sia ben confezionato e sul pacchetto svetti un fiocco gigante che rappresenti il sesso del nuovo arrivato: femmina o maschio. Rosa o blu. Capito? Rosa, o blu.
L'equazione 'ospedale con reparto maternità uguale negozio di prossimità con trine e fiocchi blu da far passare per una giarrettiera' è così lampante che Ginni non ci pensa due volte: sterza di colpo e svolta entrando nel primo parcheggio pubblico che trova.
Non perde neanche tempo ad infilarsi in uno degli spazi a lisca di pesce. Anzi, si ferma proprio lì, sulla corsia dove le auto fanno manovra, dietro a un furgone giallo e blu, e comincia a guardarsi intorno come una forsennata. Ci deve essere per forza qualcosa, si ripete. Eppure niente di utile rientra nel suo raggio visivo. Il tempo è tiranno e Ginni si sta innervosendo. Afferra il cellulare, controlla di nuovo sulle mappe e... ci siamo! La mappa lo indica proprio lì accanto, come può essere che non riesca a vederlo?
Rialza la testa dallo schermo per tornare a guardarsi intorno, giusto in tempo per assistere alla scena come se fosse al rallentatore.
Non può farci niente, non fa nemmeno in tempo a gridare, vede soltanto il furgone giallo e blu alla sua destra accendersi, ingranare la retromarcia ed uscire dal parcheggio con una manovra decisa e rapida, senza minimamente far caso alla sua auto. Poi lo schianto.
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Tutta colpa dello sposo
RomanceCommedia romantica. Ingredienti: due promessi sposi molto naïf, un matrimonio in pericolo, protagonisti imbranati (ma con un cuore grande così), qualche cattivo grosso e stupido, sogni nel cassetto e romanticismo a volontà. Amalgamate il tutto, ag...
