JOSH
C'è qualcosa di strano in Betty. I suoi occhi sono più luminosi, le labbra combattono per non sollevarsi in un sorriso e lei sembra più strana del solito. Una stranezza che non trovo adorabile come al solito, ma che inizia a darmi i nervi.
Camminiamo lungo il corridoio e tengo la porta della biblioteca aperta per lei. Oggi si è fermata a scuola per aiutarmi a studiare, ho solo due ore prima dell'allenamento ma cercherò di sfruttarle al massimo.
Betty scosta la sedia e ci si lascia cadere sopra con un sospiro. Faccio lo stesso e poso il libro di inglese sul banco. Sono messo così male che non so nemmeno da dove partire.
«Cosa ti è successo? Sputa il rospo».
Betty sussulta e sbatte le palpebre, come se fosse sorpresa di trovarsi davanti a me.
«Non mi è successo niente» borbotta. «A proposito, scusami per sabato sera, ma dopo che ho visualizzato il messaggio mi si è spento il telefono. Avevo la batteria scarica».
Sono rimasto seduto al ruscello per un'altra ora, mi si stava congelando il culo per il freddo. Me ne sono andato e sono stato un po' in pensiero per lei, pensavo che mi avrebbe scritto per dirmi com'era andato l'appuntamento. Non glielo dico, mi limito a scrollare le spalle.
«Com'è andata la serata?»
Arrossisce e si morde il labbro così forte che temo sanguini. Gli occhi azzurri si abbassano e devo stringere i pugni sotto il tavolo per non sollevarle il mento verso di me.
«Bene, è stata una serata divertente. Abbiamo parlato di musica e mi ha riaccompagnata a casa».
Sono sorpreso di sentirlo, Betty sale in auto solo con persone di cui si fida ciecamente e con le quali ha un rapporto abbastanza stretto. Si fida di me, ma quando bevo o fumo non prova nemmeno ad avvicinarsi alla mia auto. È molto attenta.
«Sei andata in auto con lui?» esclamo sorpreso.
Alza le spalle.
«Sarebbe stato strano non farlo, non sapevo come giustificare la mia ansia».
Inclino la testa e la osservo meglio.
«Non ne hai mai parlato nemmeno con me. Non sto dicendo che vorrei che lo facessi, dico solo che non so perché odi le auto».
Sospira e si scosta la frangetta dalla fronte, lo sguardo si perde sugli scaffali intorno a noi e il mio si concentra su di lei. il labbro inferiore è più carnoso di quello inferiore, una leggera spolverata di lentiggini le macchia il naso e le guance rosee.
«Ho avuto un incidente qualche anno fa» confessa.
Mi irrigidisco e la osservo con attenzione.
«Quando?»
«Prima di trasferirmi qui. Ero in auto con mio fratello, venne a prendermi a un pigiama party da un'amica direttamente da una festa. Chase perse il controllo dell'auto e ci schiantammo contro un muro. Per fortuna non andava veloce e ce la cavammo con poco. Io mi ruppi un braccio, lui una gamba e l'auto era da buttare. Non coinvolse altre auto. Ma io ho paura da quel giorno, per questo non ho la patente e salgo a bordo solo se mi fido di chi guida».
Restiamo in silenzio e sento montare dentro una strana rabbia, vorrei trovare suo fratello e prenderlo a calci nel culo.
«Quindi ti fidi di me» borbotto.
Betty inarca un sopracciglio e mi fissa con espressione perplessa.
«Certo che mi fido di te, Josh».
Mi scappa un sorriso al quale risponde con un'alzata di occhi al cielo. Apre il libro e batte le mani.
«Ora concentriamoci sullo studio, hai una media da risollevare e una borsa di studio per il football da vincere».
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Because Of Her
Novela JuvenilElizabeth West ha passato tre anni a cercare di essere invisibile alla Weston High. Mentre le sue amiche si affannavano per conquistarsi un posto d'élite nella scuola, lei si limitava a tenere un profilo basso. Fino a quando, per un caso inaspettato...
