Come In Un Film Muto

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Respirare

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Respirare.
Un gesto che sembra banale, eppure si porta dietro un’intera esistenza.

Respirare.
Dopo essere riemersa da un tuffo in mari sconosciuti.

Respirare.
Pur sapendo che il mondo si sta sgretolando davanti ai tuoi occhi, in una manciata di secondi.

Sembrava davvero una cosa semplice, e invece non ero riuscita a farlo nel modo giusto per tutto il giorno, persa nei pensieri sul mio futuro.

Erano da poco passate le sei del pomeriggio, e io con i nervi a fior di pelle, stavo già davanti allo specchio vintage dorato, posizionato lateralmente al portoncino di casa.
Scrutai più volte il mio sguardo deluso riflesso in esso, sbuffando e sospirando per quell’evento improvviso che ci era piombato addosso come una lastra di ghiaccio staccatasi in Antartide.
Una disgrazia che ci aveva ricordato quanto fossimo precari, nella vita come nel lavoro. E quanto la morte fosse sempre lì, dietro l’angolo.


Personalmente, con la morte avevo già fatto conoscenza.
Non era stata una passeggiata perdere mia madre: avevo solo nove anni, e a quell’età non ti aspetti certo di vederla in un obitorio, distesa e immobile, dopo essere stata falciata da un’auto in corsa.
Ma la morte, che non guarda in faccia nessuno, si portò via mia madre e, con lei, tutta la leggerezza di una vita fatta di giochi e dolci. Mi lasciò sola a metabolizzare quel lutto attraverso mio padre e i suoi modi da professore di letteratura classica.

All’inizio non accettavo quel suo modo inquadrato di affrontare le cose. Spesso mi chiedevo cosa ci avesse visto mia madre in un nerd con gli occhiali e il ciuffo ribelle, sempre perso nei suoi libri.
Da adolescente ebbi parecchi scontri con lui e con il suo carattere da intellettuale, prima di arrivare ad abbracciare, e fare mie, le sue visioni sulla letteratura e sulla vita tranquilla, quasi monastica.

Non riuscivo a far combaciare le sue passioni con le mie.
Non riuscivo a concepire un punto d’incontro tra l’essere una sognatrice passionale e l’essere un topo da biblioteca.
Eppure, il tempo, come spesso accade, diede ragione sia a me che a lui.
Ci regalò serate tranquille in casa, tra una lettura condivisa, un bicchiere di vino rosso e il ricordo di mia madre, che amava i sogni e la vita.


Fu così che la letteratura entrò nelle mie vene, diventando il mio obiettivo principale di vita e fonte di ispirazione.

Mia madre diceva sempre che a matrimoni e funerali bisognava andarci in un certo modo: non solo per come ci si vestiva, ma anche per lo stato d’animo.
A me non erano mai piaciuti né gli uni né gli altri.
Ma in entrambi i casi, non me ne era mai importato nulla di seguire lo stile imposto dalla massa.
Quella stessa massa che, puntuale e “entusiasta”, si sarebbe riversata al funerale del mio capo sessantenne, morto nel tentativo disperato di restare giovane facendo jogging.

Otto Secondi La tua prossima ossessione. Scoprilo ora