Myrea Santamaria è una ragazza ambiziosa e intraprendente che lavora da più di un anno come articolista per una casa editrice di nicchia proprio come aveva sempre sognato.Tutto però si sgretola, il giorno in cui il suo capo muore lasciando la redazi...
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Uno dei paradossi più famosi, e di cui ne avevo studiato le genialità, era il paradosso della tolleranza. Per farla breve,* esso stabilisce che una collettività caratterizzata da tolleranza indiscriminata è inevitabilmente destinata ad essere stravolta e successivamente dominata dalle parti intolleranti presenti al suo interno. Il grande filosofo Popper, quindi, ci mette in guardia sull'essere tolleranti con chi non è, per non creare un mondo pieno di intolleranti. Io, per la gioia di chi mi stava intorno, non avevo di questi problemi: ero intollerante dalla nascita.
Ero intollerante verso mio padre. Ero intollerante verso mio fratello e sua madre. Ero intollerante verso quel mondo che si erano creati e che cercavo sempre di disfare.
Un qualcosa che visto da fuori faceva di me un vero bastardo, ma che anche al suo interno non era diverso. Io ero l'intolleranza per eccellenza e niente doveva andare diverso da come avevo deciso. Anche quell'idea proposta da mio padre, in una specie di diretta da Parigi, non era stata tollerata bene dal sottoscritto. Un tripudio di belle parole, situazioni biodegradabili e vaneggiamenti vari su come potevo utilizzare questa nuova risorsa naturale. La mia riluttanza iniziale, dettata anche dalla presenza del fratello in camera, iniziò a vacillare e a svanire come la nebbia in valpadana, vedendoci qualcosa di davvero interessante. Raphael LaCroix, aveva pensato bene di unire le sue conoscenze nel campo dell'editoria per pubblicizzare la mia casa editrice nel suo nuovo progetto imprenditoriale sulle energie rinnovabili, e io, magicamente, mi ero trovato inspiegabilmente d'accordo con lui. Così armato di tolleranza a palate e di cinque dei miei collaboratori più valorosi, tra cui Myrea bel culetto da fottere, mi diressi verso il mio Jet privato con destinazione Parigi. Mi ero premunito io stesso tramite i miei assistenti di far volare tutti in prima classe e di farli atterrare a Charles De Gaulle con limousine annessa. Tutti dovevano viaggiare in comodità e tutti dovevano eseguire gli ordini impartiti.
In poche parole, tolleranza zero. Tanto per restare in tema.
Con gli occhi fissi sulla strada che stavamo percorrendo, stringevo nervosamente tra le dita i gemelli indossati per l'occasione. Non mi dava fastidio incontrare mio padre, ma il suo invito era stato un tranello ben studiato insieme al.suo galoppino. Se non fosse stato un ottimo investimento per il sottoscritto, con il cazzo mi avrebbe visto lì a Parigi al suo cospetto. Appoggiai il capo sul sedile sbuffando per qualcosa che avevo deciso io ma che mi infastidiva. Aveva ragione mio padre, si doveva scendere sempre a compromessi se si voleva dimostrare qualcosa o arrivare al proprio scopo. Strizzai gli occhi stanchi da una notte passata a visionare quei maledetti fogli mentre la donna di turno mi faceva un pompino. Non era stato di certo il massimo, dopo la bocca e le labbra di Myrea avvolte sul mio cazzo. Quella ragazzina mi aveva stravolto la mente, malgrado avessi cercato in tutti i modi di evitarla. Avevo determinato quel progetto minuzioso alla larga da lei e dalla voglia di scoparla, purtroppo pieno di falle e pompini improvvisi. C'erano state delle varianti troppo imponenti per essere evitate. C'erano state le sue grandi e piccole labbra attorno alla mia lingua. C'era stata la scoperta del suo culetto immacolato e candido tutto da esplorare. Mutamenti di un certo livello, che dovevano trovare collocazione nella mia e sul mio cazzo.