Myrea Santamaria è una ragazza ambiziosa e intraprendente che lavora da più di un anno come articolista per una casa editrice di nicchia proprio come aveva sempre sognato.Tutto però si sgretola, il giorno in cui il suo capo muore lasciando la redazi...
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Amavo Phil Collins. Lo amavo proprio come lo amava mia madre. Un amore viscerale per lei, un amore di riflesso per me. Stavamo lì ad ascoltarlo durante le nostre uscite in auto ma anche quando ci volevano ritagliare un momento madre e figlia tra pittura e decoupage. Poi, quando era uscito nelle sale cinematografiche Tarzan, era andata in visibilio per tutte le canzoni che la componevano. Ogni soundtrack era un'emozione dietro l'altra, ed ogni canzone arrivava dritta al nostro cuore. Non si poteva certo dire che fosse difficile emozionarsi con lui, ma c'era una canzone in particolare che era diventata la nostra canzone: Another Day In Paradise. Nonostante avesse un tema delicato e non fosse così felice, era entrato nella classifica delle nostre canzoni preferite grazie al suo sound e alla sua eleganza. Un'eleganza senza tempo che mi aiutava quando scrivevo i miei articoli, ma soprattutto, a rilassarmi e a far uscire il ricordo di lei. Proprio come in quel momento. Avevo sentito la necessità di iniziare a redigere quella storia che tanto era rimasta nella mia mente e che era uscita allo scoperto dopo la notte di fuoco con Etienne a Parigi. Sentivo che non potevo più aspettare, e che quello era il momento giusto per dargli una possibilità.
Ne sentivo l'esigenza.
Come sentivo l'esigenza di stare lontana da Etienne. Dopo la nostra notte folle nella sua stanza e la sua uscita infelice alle prime luci dell'alba, avevo deciso di dargli il benservito tornandomene a Firenze con il mio bel biglietto in business class insieme agli altri. Una cosa che non aveva preso bene e che lo aveva fatto incazzare più del dovuto. C'è chi troverebbe tutto questo catastrofico per il mio lavoro o per il mio futuro, io lo trovavo solo un modo per tenere a bada le sue manie di protagonismo con contorno di dittatura. Non avevo intenzione di farmi incastrare da un uomo, soprattutto se quell'uomo era convinto che il mondo girasse intorno a lui. Di certo non potevo negare di essere attratta da lui e dal suo fascino da stronzo patentato, ma non potevo e non volevo dargliela vinta su cose in cui lui non aveva voce in capitolo.
Ero arrabbiata.
Arrabbiata per la sua sfuriata. Arrabbiata per aver anteposto il suo piacere al mio. Arrabbiata perché avevo ceduto con lui e mi era anche piaciuto.
Mi era piaciuto più di quanto avessi potuto solo immaginare.
Era stato tutto così dannatamente perfetto, da non riuscire a pensare ad altro se non a lui e alla sua attrezzatura da Dio greco.
« Adesso basta. » la voce di Sandra mi destò tra le parole e il pensiero dello stronzo facendomi scappare mezzo sorriso.
« Di che parli? » domandai continuando a scrivere senza distogliere lo sguardo dallo schermo.
« Parlo di te e del signor LaCroix. » si affrettò a dire mentre si chiudeva la porta alla spalle.
« Ti ho già detto tutto. »
« Non mi hai detto un bel niente! Da quando siamo tornati da Parigi sei un fascio di nervi. Per non parlare del signor LaCroix. Risponde male a tutti e si chiude spesso nello studio con la signora Gori. »