Sei Ore - Terza Parte

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Spesso la gente mi chiedeva come ci si sente ad essere un multimilionario senza un briciolo di umanità

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Spesso la gente mi chiedeva come ci si sente ad essere un multimilionario senza un briciolo di umanità. La risposta, piuttosto scontata e ovvia, si concretizzava sempre spostando l'attenzione su mio padre e le donne che gli si erano sedute sull'uccello. Una delle risposte che amavo dare e con la quale tagliavo corto era," chiedetelo a mio padre, è lui l'esperto".
Da quella risposta si poteva arrivare a diverse conclusioni, ma sicuramente, nessuna lusinghiera per lui e il suo cazzo. Io, dall'alto del mio sadismo, amavo dare quel genere di risposte, soprattutto dopo aver visto quasi tutto dalla vita. Una vita bifamigliare dalla quale avevo deciso di disertare non appena avuto le facoltà fisiche e legali. L'unica nota positiva, che non stonava con la mia vita senza freni, e dalla quale derivava tutto il mio piacere mentale e carnale, era l'impero costruito da LaCroix senior.

"Ho dei gusti semplicissimi, mi accontento sempre del meglio" diceva Oscar Wilde in una delle sue frasi più famose, ma che era diventata anche la mia filosofia di vita. Pensate ad un bambino cresciuto nel lusso più sfrenato e dove ogni suo desiderio è un ordine, come pensiate possa crescere? Poi aggiungete un fratello maggiore che ha come madre la strega dell'est senza possedere le scarpette rosse di Dorothy, e il gioco è fatto.

E si tornava inevitabilmente al punto di partenza.

Un punto dove i beni materiali e carnali hanno il sopravvento. Dove tutto è lecito e tutto è legale, in un perpetuarsi di tempo in quel mondo di gente senz'anima.

In questa armonia di denaro e sadismo, c'era qualcosa che strideva con quel mondo di facciata e lustrini: lei.

Ammiravo il suo coraggio.
Quel suo essere sfacciata e bambina nonostante il mio essere ruvido e burbero. Era una donna dalle mille sorprese, non c'erano dubbi. Come non c'era ombra di dubbio che avrebbe fatto sempre quello che le passava per la mente.

Proprio come quello che successe davanti ad un semaforo a due passi dalla Torre Eiffel. Slacciò la cintura di sicurezza che le avevo intimato di mettere un attimo prima, trovandosi fuori dell'abitacolo in un battito di ciglia. Non ebbi neanche il tempo di capire cosa cazzo stesse succedendo.

Imprecai come un indiavolato. La ragazzina riusciva sempre a farmi perdere le staffe in un modo assurdo e surreale. Perdevo il controllo e la sanità mentale dietro a Candy Candy e al suo culo da favola. Parcheggiai nei paraggi ma senza perdere di vista il suo corpicino esile avvolto da quel vestito di raso blu. Con lei mi sentivo quasi un padre surrogato del cazzo. Corsi lungo il percorso da lei fatto trovandola volteggiare su di un prato in pieno irrigamento. Mi fermai all'entrata di esso stando attento a non bagnarmi. Infilai le mani in tasca e guardai la sua danza quasi rapito da essa. Lei, senza la benché minima accortezza per il suo vestito né del fatto che mi aveva lasciato in auto come un coglione, ballava estasiata da quelle goccioline fresche. Aiutata sicuramente dal cocktail e dalla sua solita esuberanza, si mostrò ai miei occhi bagnata e con i capezzoli in bella vista.

« Etienne! Vieni qui! È meravigliosamente fresca! » gridò muovendo le mani come se fosse un odalisca e impersonificandola egregiamente. Il suo culo, di una bellezza stratosferica, veniva messo in risalto dal vestito che le si infilava tra le chiappe dandomi una visuale perfetta di lei e del suo non avere un intimo. La immaginai subito dopo piegata a novanta sul cofano della mia Ferrari mentre entravo nuovamente dentro quel culetto sodo. Ebbi subito un fremito al cazzo accompagnato dalla voglia irrefrenabile di portarla via da lì.

Otto Secondi La tua prossima ossessione. Scoprilo ora