Le ossessioni sono i demoni di un mondo senza fede

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Le ossessioni sono i demoni di un mondo senza fede

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Le ossessioni sono i demoni di un mondo senza fede.
Emil Cioran

"Sei un bastardo manipolatore!"

Quante volte avevo sentito pronunciare quelle parole dalle donne?
Tante.
E quante volte mi ero soffermato su quelle parole?
Zero.

Non per arroganza. Nemmeno per indifferenza. E neppure per smania di protagonismo.

Ma più semplicemente, perché era la pura verità. Per come la vedevo io, signori miei, erano come dei complimenti mascherati. Era il loro modo di ammettere che erano state mie nel modo in cui volevo io. Avere il potere su quelle fanciulle dalla parolaccia facile, era un balsamo naturale.

Non un vizio. Non un capriccio.
Una necessità.

E io, di necessità ne facevo virtù.

Tutto era calcolato con precisione chirurgica. Una battuta detta al momento giusto, una carezza profonda tra le labbra calde e la lingua fatta scivolare adeguatamente sui capezzoli. Niente di più semplice.

E poi era arrivata lei.

Lei che con il suo fare da ragazzina impertinente e il suo essere femme fatale, aveva mandato a puttane le regole del gioco fin dall'inizio.

Ero stupito, lo ammetto.

La ragazzina aveva saputo impressionare la mia mente in modo così prorompente da far alzare l'asticella del sadismo. E la cosa mi divertiva. Mi divertiva osservare come provasse a mantenere il controllo, in situazioni al limite, pur dando l'impressione che nulla potesse scuoterla. A riguardo potrei scrivere un'enciclopedia sulle sue gesta eroiche e sfacciate, ma di certo non potrei tralasciare anche le sue défaillance.
Quella più famosa e la più utile, tanto da mandare il sottoscritto al cospetto del Sommo Padre, era stato il nostro ultimo incontro a Montecarlo e la conoscenza del testosterone di Durant sulla sua pelle. Una Myrea inedita, con lo sguardo di chi non sapeva come rispondere ad una mossa così spregevole. Di certo, chi sapeva benissimo cosa gli pulsava nei pantaloni era Hugo. Quest'ultimo, con la sua solita arroganza da predatore maldestro, aveva fatto il passo più lungo della gamba. Aveva tentato, nella sua infinita ingenuità, di prendere ciò che era mio, facendomi perdere le staffe. Non ebbe il tempo di capire la cazzata che aveva appena compiuto, ritrovandosi con il mio pugno migliore sulla mascella. Lo colpii senza pensarci, senza esitazione, senza quel piccolo barlume di coscienza che avevo ereditato dalla nonna materna. Un gesto liberatorio e che non lascia spazio a libere interpretazioni.

E volete sapere la verità?
Non mi pentii nemmeno per un secondo.
Non solo perché il pentimento e la redenzione era una prerogativa dei peccatori, ma perché l'unica cosa che contava in quel momento era ribadire al cospetto di Durant il mio dominio. Una dimenticanza che gli era costata cara.

Ovviamente, la notizia del mio gesto fu istantaneo e fulmineo, più veloce di una puttana in un privè di lusso. E, come immaginavo, arrivò anche a lui che tutto sa: mio padre.

Otto Secondi La tua prossima ossessione. Scoprilo ora