Myrea Santamaria è una ragazza ambiziosa e intraprendente che lavora da più di un anno come articolista per una casa editrice di nicchia proprio come aveva sempre sognato.Tutto però si sgretola, il giorno in cui il suo capo muore lasciando la redazi...
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Da molta gente i viaggi sono considerati solo una fuga dalla vita monotona di tutti giorni, per me invece, era proprio uno stile di vita. Mi piaceva immergermi nelle città che visitavo e assaporarne le delizie e i profumi, nonché buttarmi a capofitto sui mercatini prediligendo libri e monili antichi e sofisticati. Ogni mio viaggio diventava una scoperta e una botta di vita. Come l'adrenalina che ti investe riportando in vita tutti i tuoi sensi. Sentire i cinque sensi in allerta era un balsamo per la mia anima sempre alla ricerca costante di nuove esperienze. Così era mia madre. Uno spirito libero che amava viaggiare, divertirsi e la vita. Un uragano di idee che ci investiva giornalmente. Capitava spesso che dal nulla lei organizzasse un viaggio, un'escursione o una festa con tutti gli amici più cari. Proprio quegli amici, nel corso degli anni, mi raccontavano spesso come fosse mia madre quando avevo la sua età, e io adoravo ogni loro parola perché mi ci specchiavo. Avevo ereditato da lei l'amore per i viaggi e per la vita, nonché la sua testardaggine e il suo mettersi al centro dell'attenzione sempre.
Volevo osare. Volevo mettermi in gioco. Volevo sfondare.
Non avevo paura di niente e nessuno, ma soprattutto, mi buttavo a testa alta in ogni situazione. C'era solo un piccolo problemino che ostacolava i miei piani di successo: Etienne.
Lui con la sua arroganza e presunzione riusciva, seppur per un tempo limitato, a destabilizzarmi. Amavo il mio lavoro, come amavo scrivere e leggere, ma con lui era diventato tutto terribilmente complicato. Anche la mia attrazione fisica verso di lui non giovava alla mia situazione già precaria, portandomi a sfidarlo costantemente. Non volevo soccombere sotto le sue mani ma non volevo neanche privarmi di tali attenzioni.
Intime. Perverse. Senza freni.
Era tutto quello che cercavo in un uomo, allora perché non lo sopportavo? Non sopportavo quando mi guardava con quei suoi occhi caramello. Non lo sopportavo quando mi baciava e sentivo mancare la terra sotto i piedi. Non lo sopportavo quando mi toccava con tale veemenza da farmi sentire di cartapesta. Come non sopportavo il suo gestire il lavoro come se fossimo di sua proprietà. Aveva esposto il nostro viaggio verso Parigi come se fossimo carne da macello. Dovevamo stargli dietro in tutti i suoi spostamenti e prendere nota di tutto quello che usciva dalla sua bocca e da quella di suo padre.A suo dire, un'occasione unica e irripetibile per il nostro curriculum. Niente male se hai già una leggera suggestione per lui e per la sua famiglia francesina. Ovviamente, un'altro pensiero passò nella mia mente come se fosse un fulmine: avrei rivisto anche Julien? Da quando avevo ricevuto in dono il quadro non ero riuscita a mettermi in contatto con lui. Era come se si fosse barricato dentro casa o si fosse dissolto nell'atmosfera. Le mie email tornavano indietro e i numeri di telefono trovati sul biglietto non portavano direttamente a lui. Di certo i fratelli LaCroix non erano tipi da telefonata di ringraziamento o mazzo di fiori, ma nel mio piccolo avrei voluto dire grazie per quel gesto tanto dolce quanto distinto.
Ed era lì, fermo, mentre mi aspettava in compagnia di una sigaretta. La teneva ben salda sulle dita della mano destra mentre il suo sguardo rincorreva tutto quello che lo circondava. Anche in quella situazione era un maniaco del controllo, e allo stesso tempo, era bello da mozzare il fiato. Se fosse stato un film d'amore mi avrebbe teso la mano e aiutata a scendere da quella rampa di scale che faceva parte del suo Jet privato. Invece, come succede nella vita reale pur essendo dentro qualcosa che andava ben oltre la mia normalità, scesi quelle scale stando attenta a dove mettevo i piedi e con Christian che portava la mia piccola valigia nella mano destra. Feci finta di niente, come se non fosse successo nulla dentro quel microscopico bagno. Dove i nostri respiri si erano mescolati e i nostri gemiti incontrollati facevano presagire una resa imminente. Etienne, dalla bellezza disarmante, alzò lo sguardo guardandomi annoiato. Per i suoi standard ci avevo messo sicuramente troppo tempo, per i miei lui mi stava già sulle palle.