Aux Aeterna

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Vi siete mai chiesti come ci si sente ad essere al posto sbagliato al momento sbagliato?Come se vi trovaste lì, nel bel mezzo della vostra vita, ma vorreste essere da tutt'altra parte

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Vi siete mai chiesti come ci si sente ad essere al posto sbagliato al momento sbagliato?
Come se vi trovaste lì, nel bel mezzo della vostra vita, ma vorreste essere da tutt'altra parte. Non per una ragione chiara. Non perché state facendo qualcosa di tragicamente sbagliato. Semplicemente, perché nulla ha senso. Nemmeno voi.

È come essere intrappolati in una scena dell'orrore, ma senza pubblico, senza regista, e con un protagonista che non sa più chi diavolo è. La voce esce dalla sua bocca, i pensieri continuano a correre, ma tutto sembra finto, lontano, irreale.

Rasentando quasi la pazzia.

È come essere sveglio, ma sentire che ogni cosa è ovattata, come se un vetro ti separasse dal mondo. Tu sei lì dietro, a fissare la realtà, ma non riesci a toccarla veramente. E quel vetro non si rompe. Neanche se urli. Neanche se piangi. Neanche se fingi di essere morto pensando che tutto andrà bene.

Ma non era andata bene. Non era andata bene per niente.

Quella sera mi sentii in trappola.

Non fisicamente. Non c'erano sbarre, non c'erano porte chiuse. Ma ero prigioniero lo stesso. Di quel momento, in quel luogo, di me stesso e di lei.

Myrea.

Lei mi guardava. Non solo con gli occhi. Mi osservava da dentro, da quel punto dove la pelle finisce e iniziano le cose che non si possono dire. E io lo sentivo. Lo sentivo come si sente una lama premuta appena sulla gola: non fa ancora male, ma sai che potrebbe farlo.

Che potrebbe ucciderti.

Quella notte mi ero diretto verso i liquori senza dire nulla. Le parole mi sembravano superflue e nella mia testa c'era il delirio. Tutto era diventato fragile. Anche io. Soprattutto io.

Lei sembrava sul punto di esplodere. Di dire qualcosa che non andava detto per nessuna ragione al mondo. E io? Io non ero da meno. Io mi sentivo impazzire.

Non era quello che volevo. Non era quello che avevo in programma. Non era così che doveva andare.

Myrea era stata la mia variabile impazzita in un'equazione che credevo costante. Perfetta.

Era l'eccezione che era sfuggita ad ogni logica, l'incognita che non ero riuscito ad isolare. Avevo costruito una vita fatta di rigide certezze, di abitudini messe in fila come oggetti su una mensola: sempre nello stesso posto.

Myrea aveva rotto tutto. Aveva rotto quegli oggetti. Aveva smontato i miei equilibri pezzo per pezzo, senza nemmeno rendersene conto. Come se fossero suoi. Come se tutto di me fosse suo.
E forse lo era. E forse era proprio quello il problema.

E mi odiavo per questo.
E odiavo lei.

Per come si muoveva dentro di me con naturalezza, mentre io impazzivo per ogni pensiero fuori dal contesto.

Mi sentivo un uomo spogliato.
Spogliato delle mie certezze, delle mie difese, della mia logica.
E lei era lì, ancora lì, seduta accanto a me dentro la limousine come se niente fosse, come se non avesse fatto saltare in aria ogni cosa che ero.

Otto Secondi La tua prossima ossessione. Scoprilo ora