Myrea Santamaria è una ragazza ambiziosa e intraprendente che lavora da più di un anno come articolista per una casa editrice di nicchia proprio come aveva sempre sognato.Tutto però si sgretola, il giorno in cui il suo capo muore lasciando la redazi...
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Chi non ha mai provato quella sorprendente esperienza di svegliarsi con un motivetto in testa. Uno di quelli che ti trapana il cervello come un martello pneumatico? Per me non era di certo una novità, come non lo era per Williamson e Liikkane che ne avevano studiato i meccanismi. Secondo questi due illustri scienziati, rientrava tutto nel flusso dei pensieri spontanei e non controllabili che la nostra mente manifesta naturalmente. La mia, di certo, doveva essere abbastanza contorta e con uno spiccato senso dell'umorismo, per riportare a galla Tainted Love di Marilyn Manson. La canzone che risuonava quella sera in cui avevo fatto la conoscenza di quel simpatico ominide e del suo coltello. Una conoscenza che aveva quasi segnato la mia vita e che si ripresenta nei modi più disparati nella mia vita. Non era una cosa sporadica, era qualcosa che si ripresentava con sensazioni e questa musichetta. Un tripudio di grida, poliziotti e sangue. Non avevo mai visto tutto quel sangue in vita mia, ma soprattutto, non avevo mai visto il mio corpo inerme di fronte a quella lama affilata. Anche la mia parlantina andò a farsi fottere, facendomi pensare seriamente alla morte. Non avevo mai avuto paura della morte, ma dopo quell'incontro ravvicinato, iniziai a vederla in modo diverso. Non parlo da miracolato o da cultore della vita, ma da idealista. Iniziai a leggere di tutto sull'argomento e farmi le mie teorie. Da quel momento, non ebbi più paura della morte, ma più consapevolezza e più cinismo per la vita. Iniziai anche ad allenarmi più assiduamente, allestendo nel mio attico, una piccola palestra completa di tutto. Nessuno si sarebbe più avvicinato a me in quel modo, nessuno avrebbe più squarciato la mia carne in quel modo.
Tranne per lei.
Aveva morso il mio labbro così forte, da lasciarmi interdetto. In verità, tutto di lei mi lasciava interdetto. C'era qualcosa in lei che mi attraeva come una falena al cazzo di lampione. Eppure, di donne ne avevo avute di ogni etnia e colore. Donne che si erano concesse a me senza troppi problemi, e senza problemi, erano uscite dalla porta da dove erano entrate. Una combinazione magica che aveva dato i suoi frutti da quando avevo iniziato a frequentare le cosce delle donne. Ma lei, cazzo, lei era una di quelle che ti fotteva il cervello solo con uno sguardo. Uno sguardo che ti entrava dentro e ti faceva desiderare di tutto. Di tutto. E non parliamo solo del semplice scopare. Oh no, quello era un impulso perverso che generava un ossessione particolare per i dettagli e per i sexy toys. Myrea, di certo, aveva un bel corpo e una bella mente lavorativa, ma non avrebbe mai capito cosa mi piaceva e come darmi piacere.
Sarebbe stata una guerra persa e una perdita di tempo. Il mio obiettivo principale, era la mia scalata al successo e spodestare quel damerino di Julien. Non c'era tempo per i piagnistei e le reazioni non richieste di una donna.
Aumentai il ritmo dei miei pugni verso il sacco da boxe, mentre nella mia mente martellava ancora quel motivetto di Marilyn Manson. Ogni pugno dato era un passo verso l'eliminazione di lei e del suo sedere. Ogni pugno era la liberazione della frustrazione e del volersi giocare il tutto per tutto. Ogni pugno era per Etienne, e basta. Le gocce di sudore si fecero spazio sul mio viso sempre più insistenti, portandomi a strizzare gli occhi e fermare la mia furia cieca. Alzai l'asciugamano che avevo sulle spalle portandola sul mio viso. Immersi il naso nella spugna godendomi quell'attimo di rigenerazione, quando venni distratto dalla vibrazione dello smartwatch. Il suo nome balzò sui miei occhi, come le pupille che portai su subito dopo.