Le vittorie contro le donne sono le sole che si ottengono fuggendo

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“Le vittorie contro le donne sono le sole che si ottengono fuggendo

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“Le vittorie contro le donne sono le sole che si ottengono fuggendo.”
Napoleone Bonaparte

La vita non è breve, piuttosto è il tempo che impieghiamo male nel viverla che ci frega. Questo, in parole povere, è il pensiero di Lucio Seneca ma che trovava la mia approvazione come con altri illustri nomi del mondo filosofico. Non mi piaceva sprecare il tempo concessomi da l'Onnipotente su questa terra con baggianate e discorsi privi di spessore e contenuti. Come non mi piaceva regalare il mio tempo a qualcuno che non lo meritava o che mi privava di qualcosa che era mio. Mio fratello, con la sua affascinante eleganza da damerino, aveva già forzato quella mano più di una volta, facendomi ripensare a tutta questa storia del tempo che scorre inesorabile. “Chi ha tempo non aspetti tempo” si era aggiunto alla sfilza di versi e aforismi preferiti in quella pergamena invisibile che si trovava tra i meandri della mia mente. Quelle parole che molti di noi conoscono e che tralasciano tra le vicissitudini della vita, ma che nella divina commedia aveva un certo spessore. Infatti, proprio nel terzo Canto del Purgatorio, Virgilio rivolge testuali parole alle anime in pena. Un carnet di espressioni differenti ma con il medesimo significato: il tempo non va sprecato.

Lo sapevo bene io, mio padre e mio fratello. Tutti e tre della stessa razza e con la medesima ansia di vivere.

Lo sapeva anche Christian e il suo sguardo subito dopo un mio comando. Sapeva, che qualsiasi cosa lui avrebbe detto o fatto, io avrei fatto sempre tutto quello che volevo senza troppi preamboli. Un dettaglio prepotente tra le mia parole e il mio sguardo compiaciuto subito dopo. Anche in quella occasione il suo sguardo si era posato su di me ma con un ghigno soddisfatto. Le cose erano due: o gli piaceva sentire Myrea durante un orgasmo oppure era un masochista cronico con la propensione ad assecondare ogni mia voglia animalesca. In entrambi i casi l'avrebbe sentita, e anche forte.

Entrai all'interno del mio Jet pieno di aspettative per la serata ma soprattutto per il weekend. Con passo deciso e dispensando un sorriso sornione a tutto l'equipaggiamento, mi sedetti davanti al mio prezioso tavolo da lavoro appoggiandoci sopra tutto l'occorrente per il lavoro. Il weekend che avevo pianificato era denso di' incontri a luci rosse con la piccola Myrea, ma era anche pieno di impegni lavorativi con i miei “amici” e i loro soldi da investire. Aprii la carpetta contenente tutti i documenti da firmare facendomi investire da un'ondata di piacere. Nonché mi mancassero momenti di piacere durante le ore della mia giornata, ma solo in quel tipo di contesto, si palesava quel tipo di piacere che si può solo "comprare" con l'aiuto di una famiglia falsamente solida e costruita sulla fama e il Dio denaro. La mia famiglia allargata assomigliava vagamente a quella dei Forester con la differenza che non c'era Brooke. Peccato.

La mia Montblanc scorreva leggera tra le scartoffie da firmare quando sentii la sua presenza. La sua presenza l'avrei sentita anche a chilometri di distanza. L'avrei percepita ovunque, ma questo lei lo ignorava.

« Bonsoir, Louis. » sussurrò con un discreto accento francese. Una cadenza che colpì piacevolmente mio cazzo ma che evitai accuratamente con lo sguardo. Sentii la sua impazienza crescere come quella voglia di tirarmi un pugno in faccia.

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