Quantum oculis, tantum procul ibit amor

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Come si sopravviveva ad un cuore in frantumi?

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Come si sopravviveva ad un cuore in frantumi?

Non lo sapevo.
Non lo avevo mai provato
E non avevo neanche la forza per scoprirlo.

Camminavo per le vie di Firenze, non sapendo dove andare, ma sapendo di avere il cuore a pezzi. I passi erano lenti, quasi meccanici, tra i sampietrini e l'asfalto che sentivo sotto le mie scarpe tacco dodici. Tutto il resto era silenzio.

Camminavo tra la gente come se fossi trasparente, sentendole ridere o parlare con una amica della serata appena trascorsa. Erano voci lontane, ovattate, di una vita che sembrava essere lontana anni luce dalla mia. Le loro vite andavano avanti, quasi a discapito della mia, che si era fermata tra le parole di Étienne.

Camminavo aggrappandomi alle mie braccia. Tenendole strette tra di loro come a volermi proteggere. Come se potessi contenere tutto il dolore che avevo dentro.

Un'esplosione.

Cercai di cacciare le lacrime che scendevano giù senza pietà. Non avevano considerazione di me e di quel corpo che sembrava ormai in balia delle emozioni. Quelle disperate, quelle senza freni e senza cuore. Mi fermai sul Lungarno, guardando l'acqua scorrere. Scorreva fiera senza fermarsi un attimo. Non badando a me e al mio riflesso di donna distrutta. E fu lì, che mi lasciai trasportare da un pianto quasi isterico. Le spalle sobbalzavano lasciando libero quel corpo che avevo cercato di contenere. Nulla per la quale doveva stare ancora fermo in quella gabbia.

E piansi.

Piansi per Étienne e per quell'amore che avevo creduto di meritare.
Piansi per quell'uomo che avevo tenuto stretto tra le braccia.
Piansi per quegli occhi color caramello che mi avevano spogliata di tutto.

Piansi per quello che potevamo essere e per quello che non saremmo mai stati.

Avevo creduto. Avevo creduto che bastasse amare. Avevo creduto a quel sorriso dietro ad un vetro appannato.

Invece no.

Non c'era mai stato niente. Non c'era mai stato amore. Non c'era mai stato un noi.

Lo avevo capito troppo tardi. L'avevo capito nei suoi occhi in quel bagno, e le sue mani su quella donna. Una donna qualsiasi che stava appagando il vero Étienne. Lo stronzo, manipolatore, sadico.

Lui non meritava le mie lacrime. Non meritava me.

Asciugai le lacrime mentre il vento lieve si alzò accarezzandomi il viso. E in quel freddo improvviso, tra le luci dei lampioni, sentii che ero ancora viva.

Ero ancora viva e libera di decidere.

Avrei scelto quello che era giusto per me.

Mi voltai cercando un taxi.
Non sapevo esattamente cosa stessi facendo, ma era già un inizio. Alzai una mano. Un taxi rallentò, si accostò al marciapiede ed entrai.

Otto Secondi La tua prossima ossessione. Scoprilo ora