Myrea Santamaria è una ragazza ambiziosa e intraprendente che lavora da più di un anno come articolista per una casa editrice di nicchia proprio come aveva sempre sognato.Tutto però si sgretola, il giorno in cui il suo capo muore lasciando la redazi...
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Mi fermai lì dov'ero. Volevo guardarla fino a quando non fosse uscita dal mio campo visivo.
Immobile e con il respiro leggero, seguii i suoi passi cercando di afferrare ogni fotogramma. Ogni frammento di lei.
Nel tempo passato con Myrea, tutto si era fermato. Non un battito d'ali, né una foglia che cadesse. Anche il mio cuore, che batteva furiosamente, si era arrestato di fronte alla sua bellezza. Una bellezza che non era solo quella che i miei occhi potevano vedere, ma quella che proveniva dal profondo della sua anima, una luce che emanava in ogni suo gesto, in ogni suo respiro.
Nel profondo di quella quiete, circondato da mille sensazioni, ricordai le sue mani leggiadre sulle mie spalle, il sapore dei suoi baci e il profumo dei suoi capelli. Era come se mi perdevo in lei, ma non avevo la voglia di uscirne.
Un colpo di fulmine. Così si potrebbe descrivere quel preciso momento in cui ero caduto dentro le sue iridi. Fu un'illuminazione improvvisa, una sensazione che non avevo mai provato e che mi travolse con tutta la sua forza, facendomi sentire come se non avessi vissuto veramente fino a quel giorno. Myrea, con la sua spontaneità, era riuscita a farmi uscire dalla mia comfort zone dove non esistevano gli imprevisti, e lei era stato l'imprevisto più bello e lucente che mi potesse capitare.
Strinsi il labbro inferiore un impulso nostalgico mentre ripercorrevo con la mente la presenza di Myrea, quando sentii entrare qualcuno nella stanza.
«Mon cher » la voce di mia madre, nel suo francese perfetto, fece eco nella stanza ma non catturando completamente la mia attenzione. Avevo ancora voglia di guardare attraverso quella finestra. Immaginare ancora una volta la sinuosità del corpo di Myrea tra le vie di Firenze.
«Pensavo fossi in giro a fare acquisti.»
«L'idea era quella, ma poi ho deciso di concedermi una tisana prima di ripartire per Parigi. Lo sai che i viaggi in aereo mi provocano sempre una forte emicrania, quindi ho preferito non stressarmi con gli acquisti dell'ultimo minuto. Ho già chiesto a Geltrude di preparare le nostre cose per il viaggio, così da essere pronti per partire nel primo pomeriggio »
«Sei gentile, mamma, ma io mi tratterrò ancora qualche giorno qui a Firenze.» mi voltai leggermente verso di lei mettendo le mani in tasca. «Tu fai pure ritorno a Parigi, io ti raggiungerò presto.»
«Non dirmi che c'entra quella ragazza che ho appena visto uscire da qui.»
«Anche se fosse, non penso siano affari tuoi.» le risposi, voltandomi di nuovo verso la finestra, cercando di nascondere il fastidio che mi provocava il suo essere maniacale in cose che non le riguardavano.
La sentii sospirare mentre si avvicinava a me. Non ci voleva molto per farla indispettire, e io non volevo recarle dolore, se non per cose di poco conto. Ma Myrea non era classificabile. Era diversa in tutto quello che faceva.