Tutti i peccati sono dei tentativi di colmare dei vuoti

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Tutti i peccati sono dei tentativi di colmare dei vuoti

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Tutti i peccati sono dei tentativi di colmare dei vuoti.
-Simone Weil -

Erano passate tre ore, quindici minuti e ventoto secondi da quando avevo baciato Julien e avevo preso le difese di Etienne.

Etienne, lo stronzo cinico e manipolatore.

Colui che pretendeva ed esigeva la sottomissione e la fedeltà sopra ogni cosa. L'uomo che, nonostante tutto, mi attirava come una falena alla luce. Dentro di me volevo e pretendevo quelle attenzioni. Quelle attenzioni che mi facevano tremare di piacere e mi toglievano il respiro. Volevo Etienne dentro di me come l'aria nei polmoni. Era una cosa assodata. Lo volevo con tutta me stessa, malgrado tutto quello che accadeva tra di noi. Nonostante mi facesse incazzare con le sue pretese, ero un altalena di emozioni. Da una parte avrei voluto tanto strozzarlo, d'altra, mi sarei fatta prendere per il collo da lui molto volentieri. Non mi sapevo spiegare quella forza che mi trascinava verso Etienne, ma non volevo sottrarmi. Non volevo combatterla.

Forse aveva ragione Sandra.
O forse no.

Negai con il capo.
Non poteva essere così.

E Julien?

Lui era l'uomo perfetto. Forse troppo.
Bellissimo, dolce e comprensivo.
L'uomo che tutte le donne vorrebbero ma che non trovano neanche fosse un ago in un pagliaio. E io c'ero caduta una volta sola in quel pagliaio, pungendomi inavvertitamente. Mi piacevano le sue attenzioni e baciava anche da Dio, ma con lui mi sentivo sempre come se fossi sotto esame. Lui, ovviamente, non faceva nulla per procurarmi tale tensione, ma io la sentivo. La percepivo sotto pelle. Era come se non fossi all'altezza di un uomo con la sua eleganza e prestanza fisica. In realtà, non sapevo neanche io cosa c'era sotto, ma anche lui, in maniera diversa, mi attraeva.

Sputai l'acqua che avevo in bocca ritrovandomi davanti allo specchio della toilette. Il mio viso struccato e pallido dopo una giornata di lavoro, metteva in risalto i miei occhi stanchi e le mie labbra sporche di dentifricio. Avevo cenato con un frugale toast tra i miei pensieri deliranti e avevo finito per mettere una canotta color carne senza pantaloncini per la notte senza pensarci troppo. Una mise da notte tropicale senza palme. Continuai a sfregare lo spazzolino che avevo in bocca tra i denti quando sentii suonare al campanello della porta. Capitava spesso che la mia vicina di casa svampita dimenticasse il sale o le mancassero le uova per la carbonara, quindi quella visita inaspettata non era poi così inusuale. Attraversai il corridoio con ancora lo spazzolino in bocca, e feci la stessa cosa davanti alla porta. Aprii senza chiedere chi fosse con la mia mise tropicale, trovandomi davanti agli occhi le iridi color caramello di Etienne. Il suo profumo di tabacco e rum mi travolse proprio come il suo sguardo. Il mio cuore, da ingenua con la testa tra le nuvole, rimase bloccato in un battito inespresso mentre lui mi osservava con mezzo sorriso stampato sul volto. Rimasi sorpresa a fissarlo per qualche secondo nella sua camicia bianca, chiedendomi cosa ci facesse lì davanti a me. Tolsi lo spazzolino che avevo in bocca trovando la forza per proferire parola.

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