Myrea Santamaria è una ragazza ambiziosa e intraprendente che lavora da più di un anno come articolista per una casa editrice di nicchia proprio come aveva sempre sognato.Tutto però si sgretola, il giorno in cui il suo capo muore lasciando la redazi...
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Quante volte, mentre eravate incazzati, vi hanno suggerito di contare fino a dieci per far sbollire la rabbia?
Ecco, io non avevo mai seguito quel consiglio da perfetto filosofo.
Chiamatemi stronzo o eterno amticonformista, ma io non avevo mai creduto a quelle baggianate sul ritrovare la santità perduta in quei fantomatici dieci secondi. Di certo, si può impiegare quel tempo prezioso in modo più costruttivo. Come infilare la lingua in bocca a Myrea o indossare quel profilattico del cazzo prima di scoparla senza pietà. Ma, per la precisione, in quei fantastici dieci secondi, feci di tutto tranne quello che avrei voluto. Trascinato da quel sentimento a tratti totalizzante, uscì fuori come una belva appena scappata da una battuta di caccia brandendo la mia amata sigaretta tra le dita. L'appoggiai subito sulle labbra accendendola con un sospiro di sollievo.
Già, molto meglio.
Aspirai quella dolce fragranza come se fosse una liberazione. Come se fosse l'unica soluzione a quello che era appena successo dentro quella sala. Buttai fuori il fumo alzando il mento verso il cielo che sembrava nascondere la luna dietro a dei nuvoloni grigi cercando di ficcarci dentro tutto il risentimento che avevo per quella ragazzina.
Quanta pazienza ci voleva con lei? Quanta ne possedevo? E quanta ne avrei recuperata tra una scopata e l'altra?
Non sapevo dare una risposta a nessuna delle tre domande, ma di sicuro Christian non si era perso un fotogramma del mio delirio. Se ne stava seduto sul cofano della limousine con il suo solito portamento elegante e lo smartphone tra le mani. I suoi occhi nocciola, puntati su di me e sulla mia pazzia, mi strapparono una smorfia divertita.
«Qualche problema, signore?» domandò cercando di nascondere un sorriso divertito.
«Già. Ho un grosso problema con una ragazzina alla Pretty Woman. » affermai con tutta la sincerità che non avevo mai avuto.
«Non mi sembra così grosso come problema, signore. In ogni caso, un qualcosa risolvibile a mio parere.»
Sorrisi avvicinandomi a lui e sedendomi alla sue destra. «Tu, mio caro Christian, sei saggio. Ma a volte sei troppo permissivo e sognatore.»
«E non dovrei?»
«Non con una donna del genere. Se così vogliamo chiamarla»
«E come dovremmo chiamarla?»
«Ragazzina rompicoglioni? » sorrisi buttando fuori il fumo che avevo aspirato precedentemente.
«Signor LaCroix, mi permetta di dirle che la signorina Santamaria è una donna come poche. Ha una bellezza fuori dall'ordinario e un temperamento gioviale.»
«Mmh, Galeno. Continua pure. » annui sorpreso dalla sua cultura e conoscenza sull'argomento. Era al mio fianco da più di tre anni e praticamente non conoscevo nulla di lui. Nulla, fino a quel momento.