Il Riflesso Di Sé Stesso

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I gemiti di Etienne echeggiavano ancora nella mia mente

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I gemiti di Etienne echeggiavano ancora nella mia mente.
Potevo sentire chiaramente i suoi mugolii e lo sguardo denso di piacere mentre mi muovevo su di lui. Volevo tuffarmi nei suoi occhi caramello e annegare. Percepire quando lui mi desiderasse era stato paradisiaco. Tutto di lui lo era. E non c'era niente che potesse disturbare quel pezzo di paradiso che avevamo creato, e ogni nostro movimento o gesto sembrava pervenire da un copione divino che stavamo seguendo alla lettera.
Mi sentii avvolta dalla nostra passione e da quel desiderio primitivo che non aveva mezze misure. Con lui mi scioglievo come cioccolato, come creta da modellare.

Non avevo previsto quello che sarebbe successo con quel certo Durant e la sua presa di posizione inaspettata, ma se non fosse intervenuto Etienne, gli avrei dato un calcio sui gioielli di famiglia. Non era stato Durant a farmi paura, ma Etienne.
Avevo capito che non sarebbe rimasto niente di quel tizio se non si fosse fermato. Avevo paura che Etienne si sarebbe compromesso per uno stupido idiota che aveva preteso qualcosa da me. Sapevo perché ero lì, non sarebbero state le sue parole a cambiare il corso della serata. Conoscevo Etienne e la sua vita, e non era di certo un santo, non lo era mai stato e neanche io. Non ero stata messa lì come una bomboletta senza volere, come se gli altri muovessero le fila di uno show programmato. Ma ero lì perché in qualche modo lo volevo anch'io.

E mi resi conto che era quello che volevo fin dall'inizio.

Non era solo un assecondare i piani di conquista di Etienne, c'era qualcosa di più intenso che mi spingeva a farlo. Qualcosa che, forse, per il suo crescere lentamente non avevo ancora inquadrato.

Ma c'era. C'era qualcosa che nel mio cuore per lui.

Qualcosa di indefinito e impensabile, ma che stava mostrando la sua presenza durante quel rapporto voluto ardentemente da entrambi. Niente parole sdolcinate, niente angolo del cuore, niente spiegazioni date alla rinfusa e al solo scopo di farmi tacere.

Ci eravamo placati e esauditi tra quelle spinte.

Sapevo che se avessi solo menzionato Turant, la situazione sarebbe subito degenerata. Etienne, era un uomo dall'incazzatura facile e io non volevo passare per la ragazzina di turno. C'era sempre tempo per le spiegazioni e arrabbiarci insieme.

Aprii gli occhi, cercando di adattarli alla luce che filtrava dalle tende oscuranti della camera di Etienne. Avevamo passato la notte tra quelle lenzuola di raso marroni, senza privarci di nulla.
Mi alzai lentamente dal letto sentendo lo scroscio della doccia, segnale che Etienne era dentro. Il rumore dell'acqua che scivolava sul pavimento in ceramica risuonava nel silenzio che mi avvolgeva, invogliando la mia voglia di lui. I miei pensieri cominciarono a correre veloci sentendo già la sua mano sulla mia pelle mentre mi stringeva a sé. Mi mordicchiai il labbro inferiore assaporando il momento davanti alla porta, quando sentii il rumore dell'acqua cessare. Aveva finito. Indietreggiai come una ragazzina indecisa, sentendo i suoi passi e un lieve fruscio del asciugamano che si strofinava sulla pelle.
Mi mantenni ferma, mentre il mio cuore iniziò a galoppare forte. Potevo sentire il battito aumentare, come se stesse cercando di farsi sentire da lui. Poi, finalmente, la porta del bagno si aprì mostrandomi Etienne in tutta la sua magnificenza. Il suo corpo, avvolto solo in un asciugamano bianca, mostrava il suo tatuaggio con piccole gocce d'acqua che scivolavano giù continuando il loro percorso. I capelli ancora umidi, gli ricadevano sugli occhi, nascondendo parzialmente il loro colore ambrato. I nostri sguardi si incrociarono dando subito al mio corpo nudo una scossa di adrenalina.

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