Myrea Santamaria è una ragazza ambiziosa e intraprendente che lavora da più di un anno come articolista per una casa editrice di nicchia proprio come aveva sempre sognato.Tutto però si sgretola, il giorno in cui il suo capo muore lasciando la redazi...
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Tornare a lavoro dopo giorni di silenzio non era stato facile. Étienne era rimasto a Parigi e Julien aveva fatto la stessa cosa. Non sapevo cosa si nascondesse dietro quella loro partenza, ma sicuramente c'entrava l'azienda del padre.
Anche l'atmosfera in ufficio era cambiata. Le risate improvvise che una volta spezzavano la monotonia delle giornate erano scomparse, sostituite da un silenzio che faceva eco tra le pareti. Anche Sandra, che era sempre pronta a scambiare due chiacchiere davanti alla macchinetta del caffè, sembrava persa dentro al lavoro commissionato dalla signora Gori per conto di Étienne.
Mi chiedevo se sapessero qualcosa che io ignoravo. Se fosse colpa della Gori o se la scomparsa di Étienne e Julien fosse solo l'inizio di qualcosa di più grande, qualcosa che si stava muovendo sotto la superficie. Un qualcosa che collimava anche con il mio stato d'animo.
Passai gran parte della mattina fingendo di lavorare. Aprivo file, rispondevo a qualche email, ma la mia mente continuava a tornare alla sera in cui Julien mi aveva fatto quella proposta di partite con lui per Parigi. Proposta che sembrò subito non fattibile, ma che aveva smosso dentro di me qualcosa di profondo. Mi chiesi tante volte se avessi fatto la scelta giusta. Se quel sentimento che provavo per Étienne poteva davvero portare a qualcosa di concreto. Sbuffai immaginando i suoi occhi. I suoi meravigliosi occhi color caramello che mi fissavano con quella miscela perfetta che incorniciava quel suo sorriso beffardo.. Non riuscivo a togliermelo dalla testa, e forse nemmeno volevo davvero farlo.
Mentre cercavo di concentrarmi su un documento che avevo aperto già tre volte senza leggerne nemmeno una riga, sentii un rumore alle mie spalle. Mi voltai di scatto, quasi sperando che fosse lui. Ma era solo Lorenzo, con in mano una pila di fascicoli e lo sguardo basso.
«Tutto bene?» mi chiese, più per rompere il silenzio che per reale interesse.
«Sì, sì...» risposi con un mezzo sorriso. «Solo un po' di confusione qua e là »
Anche lui sembrava diverso. Più teso, quasi guardingo. Come se si aspettasse che da un momento all'altro qualcosa potesse esplodere. O forse ero io a proiettare le mie inquietudini su tutti gli altri.
«Questi te li manda il signor LaCroix.» disse poi passandomi un piccolo fascicolo.
«No, la strega Gori.» ridacchiò lui facendo scappare mezzo sorriso anche a me. Si era fatta amare da tutti, non c'erano dubbi.
Poi, con un cenno del capo sparì dietro la porta a vetri della sala riunioni, lasciandomi con i miei pensieri intrusivi. Tornai al mio schermo, ma l'attenzione continuava a sfuggirmi, come sabbia tra le dita. Avevo bisogno di aria, o forse solo di una scusa per uscire da quel clima ovattato che mi stava soffocando.
Mi alzai e mi diressi verso la macchinetta del caffè, più per abitudine che per desiderio. Sandra era lì, piegata sulla macchinetta con le dita che tamburellavano nervosamente sul bordo del bicchiere di plastica. Alzò appena lo sguardo quando mi avvicinai quasi sorpresa di trovarmi lì.