Myrea Santamaria è una ragazza ambiziosa e intraprendente che lavora da più di un anno come articolista per una casa editrice di nicchia proprio come aveva sempre sognato.Tutto però si sgretola, il giorno in cui il suo capo muore lasciando la redazi...
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Come si poteva descrivere quello che avevo vissuto tra le poltrone in velluto e le luci che si muovevano a suon di musica?
Non c'era una parola che potesse racchiudere quello che avevo provato sulla mia pelle. Tutto era riduttivo davanti alla bellezza delle note e dell'atmosfera creata ad hoc all'interno del teatro. Ma c'era una cosa che mi aveva sorpreso più di tutte:Julien.
Lui, con la sua eleganza e il suo essere un uomo d'altri tempi, aveva reso tutto magico. Lo guardai di nascosto, tante volte, e nel suo silenzio, avevo colto la sua vera bellezza. Guardava lo spettacolo immerso nel suo mondo senza strafare. Senza sembrare troppo interessato o troppo annoiato per quello che stavamo assistendo. Senza starmi addosso facendo mille domande o se fossi semplicemente comoda su quella poltrona. Lui se ne stava lì, con la gamba accavallata e il pollice e l'indice sotto il mento, ammirando tutto come se fosse qualcosa che non aveva mai visto. Non era solo un uomo che sapeva apprezzare l'arte e tutto quello che la riguardava, ma sapeva cogliere la magnificenza di ogni attimo. E io ne rimasi affascinata. Affascinata da quell'uomo che non aveva fatto altro che starmi vicino in silenzio. Non era solo un "discorso Étienne", ma una cosa universale. Non ero abituata a tale classe e alla cura dei dettagli. Avevo sempre avuto uomini che non aprivano neanche il cartone della pizza per me, e mi ero ritrovata con Julien, che aveva fatto della sua raffinatezza una legge di vita. Mi sentii per la prima volta coccolata e corteggiata da un uomo che, seppur avendo gli ormoni in subbuglio, cercava di mettere me al primo posto. Un qualcosa che non sapevo di desiderare ma alla quale mi adattai subito.
La porta del teatro si aprì davanti ai nostri occhi con un leggero scricchiolio, lasciandoci uscire subito prima che la folla di spettatori si dirigesse verso le uscite. Avevamo assistito a uno degli spettacoli più belli ed emozionanti, e lui sembrava non esserne conscio, o per lo meno sapeva bene come camuffarlo. Fuori, la notte era scesa silenziosa, avvolgendo la città tra le luci dorate dei lampioni e la sua brezza frizzante. Camminavamo, leggeri, lentamente, quasi in punta di piedi, come a non voler disturbare la miriade di pensieri che affollavano le nostre menti. Una magia che volevamo conservare e preservare da tutto quello che ci circondava. Si poteva ascoltare lo schioccare dei miei tacchi sull'asfalto e il suo respiro accanto al mio.
«Il teatro fa anche questo effetto.» esordì Julien infilando le mani nelle tasche nel suo smoking nero. «Ti ruba la parola e qualsiasi funzione vitale, ma è cortese nel lasciarti l'unica attività che ti serve in quel momento: le pulsazioni del tuo cuore.» affermò poi fermando i suoi passi.
Lo guardai non riuscendo a capire cosa volesse intendere, fino a quando non prese la mia mano destra portandosela sul petto. Sentii il suo cuore battere come un tamburo sotto quello che sembrava essere un torace ben scolpito. Rimasi immobile, sorpresa da quel gesto così intimo, incapace di dire una sola parola.
«Lo senti?» sussurrò, con gli occhi che cercavano i miei nella sua calma che contrastava con il timbro della sua voce. «Lo spettacolo è ancora lì, non è finito. Ha solo cambiato palco.»