Once Upon A December

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Ero un uomo che viaggiava molto, un uomo che amava coniugare le esperienze del mondo lavorativo con quelle della vita personale

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Ero un uomo che viaggiava molto, un uomo che amava coniugare le esperienze del mondo lavorativo con quelle della vita personale. Fin da ragazzino avevo seguito la scia di mio padre, facendo mie le sue ambizioni. Era lui a raccontarmi di posti lontani, di terre sconosciute, e io, con gli occhi pieni di meraviglia, sognavo di seguirlo e di poter un giorno fare ciò che tanto gli piaceva fare. Aspettavo tutte le sere che lui tornasse a casa per sapere dove fosse stato e quale avventura avesse vissuto. Ogni volta si fermava davanti a quel bambino dagli occhi adoranti, e amavo quel momento, quel piccolo rito da padre e figlio.

Poi, crescendo, quel nostro momento iniziò a non essere più così regolare. Iniziai a vedere mio padre una volta a settimana, poi una volta al mese. I suoi viaggi, che un tempo erano il legame che ci univa, divennero sempre più frequenti, e le sue storie, che tanto mi affascinavano, iniziarono a suonare come ricordi lontani.
Iniziai a sentirmi solo e a chiedermi se avessi fatto qualcosa di sbagliato nei suoi confronti. Ogni volta che partiva, tra i litigi con mia madre, mi lasciava un sorriso e una pacca tra i capelli. Era il suo modo di salutare quel figlio, mascherando quello che in realtà stava avvenendo: stava diventando padre per la seconda volta. Rimasi spiazzato nonostante la mia giovane età. Era un fratellino per me ma un estraneo per mia madre. Col tempo capii che quella cicogna era stata la distruzione della mia famiglia e l'inizio di un'altra. Quel piccolo bambino, che era tanto diverso da me, aveva il mio stesso sangue e lo stesso padre. Un legame che non avrei voluto condividere, ma alla quale ero costretto, senza poterlo evitare.

Ogni volta che lo guardavo, sentivo dentro di me, una fitta di tipo trafittivo accompagnata dalla voglia di conoscerlo. C'era una sorta di tensione, come se la sua presenza, pur essendo familiare, allo stesso mi era estranea. Mi sentivo combattuto tra il desiderio di avvicinarmi a lui e la paura di accettare quella realtà che era parte di me. Situazione già controversa per molti aspetti fu fomentata da mia madre e il suo odio per quel "bastardo" nato dalla relazione di mio padre con la sua stagista, divenuta sua moglie e compagna di vita indissolubile.

Forse, se non avessi avuto mia madre così riluttante e in combutta con mio padre e la donna che aveva sposato, sarebbe stato diverso. Forse se avessi smesso di pensare che lei avesse sempre ragione e che grazie a Etienne, eravamo rimasti da soli, avrei potuto capire cosa significasse avere un fratello e magari crescere insieme senza odiarlo. Forse, se non fossimo nati da madri diverse, avremmo compreso il verso significato di famiglia senza ammazzarci a vicenda.

Invece, no.

Strappati entrambi da un qualcosa che non ci apparteneva del tutto e messi l'uno di fronte all'altro come in un duello all'alba.
Mi ero trovato molte volte di fronte a quell'alba con Etienne, senza riuscire a sfiorarlo veramente. Magari la paura di un confronto o di fargli seriamente male, mi avevano trattenuto tutti quegli anni facendomi schiacciare da dell'ingranaggio. L'unica cosa che mi faceva stare bene in quel caos formato famiglia, era il pianoforte. Le dita scivolavano sui tasti dandomi una sensazione di tranquillità durante i miei conflitti interiori. Le melodie, che risuonavano nella mia mente, mi aiutavano a passare oltre. Cercavo dentro di esse la forza e la voglia di superare qualsiasi questione, l'unica cosa che non riuscivo a superare era la distanza da Myrea. Etienne era riuscito in qualcosa che io non mi sarei sognato di fare in un lasso di tempo così ridotto. Myrea era una donna da ammirare in tutta la sua bellezza. Una fanciulla da amare e sfiorare con delicatezza nelle notti fredde. Un qualcosa che Etienne non avrebbe mai capito e che sarebbe mancato a Myrea. Ero disposto a tutto pur di averla tra le mie braccia, anche sacrificare quello per cui avevo lottato in tutti quegli anni di solitudine. In un mondo dove tutto sembra andare veloce, lei era l'unica cosa che mi faceva rallentare.

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