Myrea Santamaria è una ragazza ambiziosa e intraprendente che lavora da più di un anno come articolista per una casa editrice di nicchia proprio come aveva sempre sognato.Tutto però si sgretola, il giorno in cui il suo capo muore lasciando la redazi...
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Mi svegliai appagata e dolorante nella sua camera da letto. Una stanza sui toni del grigio e del bianco sapientemente giostrati tra loro tra una boiserie e quadri con immagini stilizzate. Una raffinata combinazione di luci a led posizionate nei punti giusti dava alla stanza quella cadenza soft ma di stile, ricordandomi nella sua eleganza Etienne. Una strana sensazione emozionale mi fece sorridere come una scema. Si impadronì di me senza che potessi fare qualcosa a riguardo.
Ero totalmente rapita da Etienne.
Ricordare il suo corpo sul mio, la sua lingua, il suo profumo e i suoi gemiti mi fece avvampare. La sua cura per i dettagli e i modi in cui era entrato dentro di me mi facevano sobbalzare il cuore. Era selvaggio e passionale senza inibizioni e senza chiedere niente a nessuno. Ma, pur essendo un dittatore, mi faceva bruciare l'anima. Faceva vibrare ogni fibra del mio essere. Anche quella promessa estorta in extremis aveva regalato al mio viso un sorriso da ebete non indifferente.
Quanto mi piaceva?
Tanto. Forse troppo per non essere qualcosa di più di una semplice sensazione.
Mi voltai sul quel mega materasso tra le lenzuola di seta, sdraiandomi prona. Le accarezzai assaporando il ricordo di lui sopra di me mentre quelle stesse lenzuola si muovevano come onde in tempesta. Sorrisi ancora una volta mordendo il pollice come a voler placare quella emozione che stava crescendo dentro di me.
Quanto era bello?
Era inquantificabile. Non si poteva dare una giusta valutazione a quegli occhi color caramello e a quel sorriso sornione. Non si poteva misurare quanto avevo amato tutto quello passato con lui fino a quel momento. Non ero pentita né mi sentivo una vittima nelle sue mani. Mi sentivo donna. Una donna desiderata da un uomo di una bellezza straordinaria e una caparbietà fuori dalla norma. Sorrisi ancora una volta tornando supina notando sul comodino la confezione di profilattici che avevamo consumato. Eravamo stati ingordi e selvaggi. Una maratona del sesso con la vittoria in tasca. Ero venuta così tante volte che ad un certo punto non avevo più capito dove fossi.
Invece lui dov'era?
Mi alzai sui gomiti scrutando la camera silenziosa non trovando traccia della sua presenza. La stanza era poco illuminata grazie alle tende oscuranti dandomi la sensazione che fossi sola in tutto l'appartamento. Scesi dal letto in punta di piedi tirandomi dietro il lenzuolo che mi aveva avvolta in quella notte infuocata. Lo feci roteare intorno al mio seno come se fosse un asciugamano, e con passo felpato, uscì dalla camera di Etienne guardandomi intorno. Tutto era silenzioso, tutto era in ordine, tutto in linea con il carattere di Etienne. Incuriosita da quel silenzio surreale mi diressi verso il grande salotto che avevo visto in tutte le sue angolazioni compreso il muro, scorgendolo finalmente seduto davanti ad un mucchio di scartoffie e al suo portatile. Mi fermai sullo stipite ad osservarlo. Con gli occhi dritti sullo schermo e l'indice su di un foglio scrutava con minuzia ogni passaggio. La sua precisione e il suo amore per la scrittura e per tutto quello che la riguardava era ancora più attraente del suo bel culetto. Era qualcosa che amavamo in egual modo e di cui non potevamo farne a meno. Rimasi ad osservarlo per un tempo indefinito nella sua camiacia di lino da dove si poteva scorgere il suo tatuaggio e i suoi pantaloni beige, fino a quando lui decise di stoppare quel mio silenzioso momento da perfetta idiota.