Capitolo 3

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Marzo cominciava a farsi spazio con quel suo tipico piglio lunatico, facendo sorridere Andrea, che aveva sempre amato guardare i cambiamenti repentini del meteo. Si divertiva a uscire di casa senza ombrello e sfidare la sorte e le ire di sua madre, quando tornava a casa zuppo e con le scarpe piene di fango. Ne era ancora affascinato: per lui uscire di casa col sole e vedere un temporale dopo poche ore, risultava ancora incomprensibile e divino.

Da adolescente, amava girare con la moto per tutta la provincia sotto la pioggia. Spesso, era arrivato fino alla spiaggia con condizioni meteo pessime solo per vedere il mare in burrasca e rivedercisi dentro. Gli mancava il mare, da quando si era trasferito a Milano. Quella città offriva tutto, letteralmente, eppure non aveva mai saputo regalare un po' di vera pace ad Andrea.

La prima gita fuori porta con Lorenzo, era stata una giornata al lago. Andrea aveva riso così tanto. Anche nel Lazio c'erano laghi, ma loro ci andavano a fare i campeggi primaverili, non ci passavano le giornate estive. Perché il lago è afoso, per niente arieggiato, senza brezza. Andrea non aveva mai capito davvero la differenza tra Milano e il lago.

«A che ora parti domani?» Andrea mise l'ultimo piatto in lavastoviglie e guardò Lorenzo, che dopo quella domanda, aveva abbassato il capo forse per nascondere un po' di sconforto.

«Presto, non voglio arrivare troppo tardi» si limitò a dire.

«Ti sembra saggio andare in moto? Da solo? A marzo?»

«Perché no? Ho sempre girato in moto, lo sai» rispose ovvio. Lorenzo non amava le moto. Lui era sempre stato uno da macchina sportiva, fin da bambino. Andrea, al contrario, su una moto ci era cresciuto, era il suo habitat naturale, insieme al basket e alle feste del muccassassina. Non poter condividere quella passione con l'uomo che amava lo infastidiva. Con Daniele era così diverso... le gite in moto duravano giorni, con loro due che giravano senza meta per poi fermarsi nel primo spiazzo isolato disponibile, montare una tenda e fare l'amore al chiaro di luna.

In quei giorni stava decisamente pensando troppo a Daniele Tramet, e la cosa lo turbava.

«Che hai? Mi ascolti?» lo richiamò Lorenzo. Andrea scosse il capo, facendo uscire Daniele dalla sua testa. Provandoci, almeno.

«Sì, certo... dicevi?»

«Dicevo che domani è previsto brutto tempo». Andrea si strinse nelle spalle.

«La moto è sicura quanto qualsiasi altro mezzo di trasporto. Anche più di altri... inutile continuare a discutere» sentenziò, buttandosi a peso morto sul divano. Quel mese lo aveva sfinito e ora agognava solo qualche giorno di pace.

Quel viaggio a Latina lo stava innervosendo più del solito. Forse perché sarebbe rimasto qualche giorno in più dei due giorni standard; forse perché il pensiero di Daniele era tornato ad avere un posto fisso nella sua mente. Eppure, nessuno gli parlava più di Daniele da anni. E non lo aveva più visto, nemmeno per sbaglio. Sapeva che si era trasferito a Roma con Ilo e Vitto. Sapeva che continuava a vedere Marco, Carola e Nina, ma aveva chiuso con quella parte della sua vita. Era una persona nuova, adesso. Perché, allora, quel nervosismo?

«E adesso passiamo alla musica, col nuovo singolo dei Davi, "Pezzi imperfetti"» Andrea ebbe un mancamento quando la giornalista del Tg presentò il servizio successivo. Aveva di nuovo Daniele davanti agli occhi. Sentì lo stomaco attorcigliarsi come un gomitolo sotto le grinfie di un gatto capriccioso.

«Quanto mi piacciono questi due» squittì Lorenzo, alzando il volume. Andrea finse disinteresse e cominciò a fissarsi lo smalto leggermente sbeccato che aveva sull'indice destro.

«Allora ragazzi, questo pezzo arriva a un anno di distanza dall'ultimo album. Di che parla? Come ci siete arrivati?» chiese curiosa la giornalista. I due si guardarono complici, buttando poi un occhio oltre la telecamera dove, sicuramente, si nascondeva Ilo.

Pezzi imperfetti // PrismaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora